Quesito

Caro Padre,
da qualche anno frequento una persona che dice di conoscere la Bibbia, il Vangelo e i Documenti della Chiesa però afferma di essere ateo.
Entrambe frequentiamo un "gruppo Parrocchiale" la cui prerogativa dovrebbe essere la ricerca di Dio e la vita di fede.
A volte, il mio amico partecipa anche alle funzioni religiose o a momenti di preghiera ma rimane impassibile e indifferente e spesso nelle discussioni emerge questo atteggiamento di "rifiuto" e di scetticismo nei confronti della nostra fede. Negli incontri mensili i suoi interventi tendono ad evidenziare gli aspetti sociali delle tematiche che affrontiamo. Non nego che tutto ciò provoca in me reazioni di disapprovazione e di contrasto a cui cerco di reagire in base alle mie modeste conoscenze e soprattutto in base  allo stato attuale della mia fede (grazie a Dio).
Il mio amico afferma che molti non – cristiani si comportano meglio dei presunti cristiani facendo intendere che si possa fare a meno di Dio, di Gesù e della Chiesa (la cui testimonianza non è sempre efficace) e che la solidarietà e l’amore non sono solo patrimonio Cristiano (e su questa affermazione sono d’accordo).
Ma allora qual’è la differenza fra credenti e non-credenti? Io credo fermamente che ci sia un "ABISSO".
Potrei citare numerose circostanze ed interventi analoghi ma penso che abbia capito il problema che le sottopongo.
A volte penso che la presenza di questa persona nel gruppo possa avere un effetto frenante nel cammino di fede e che in qualche modo possa depistare chi non è sicuro.
Caro Padre si può parlare di Apostasia e di filantropia in casi come questo?
Come ci si deve comportare? E come mai il Parroco non interviene mai pur conoscendo le posizioni di questa persona?
Grazie infinite
Vito

P.S.
Il VS sito è veramente di grande aiuto e io ringrazio Voi DOMENICANI e Padre che me lo ha consigliato qualche mese fa.
Pace e Bene.

Risposta del sacerdote

Caro Vito,
1. il tuo amico afferma che molti non cristiani si comportano meglio dei presunti cristiani: purtroppo è vero.
Anche ai tempi di nostro Signore c’erano dei pagani che hanno attirato l’ammirazione di Gesù (ad esempio il centurione romano) mentre accanto a Lui giorno e notte vi stava uno che covava il tradimento.
Non bisogna però generalizzare.
La Chiesa in ogni tempo ha prodotto frutti incomparabili di santità.
Pensa solo a Madre Teresa di Calcutta.

2. Non mi meraviglio che l’amico ateo colga solo l’aspetto esteriore del Vangelo.
Quando manca la fede, che è una pupilla nuova (per usare il linguaggio di S. Caterina da Siena) di ordine soprannaturale incastonata da Dio nell’occhio della nostra intelligenza che ci proporziona direttamente a Dio soprannaturalmente conosciuto e amato, il messaggio evangelico viene deformato.
Per chi non ha la fede la Chiesa, come insieme dei credenti, cessa di essere il luogo che ci permette di familiarizzare con Dio: di ascoltare la sua parola e di interloquire con Lui, di ricevere la remissione dei peccati e la vita di grazia, di stare insieme col Signore Gesù e con tutti gli abitanti del Paradiso.
Quando manca la fede, la Chiesa diventa una grande organizzazione di carattere sociale e filantropico.
Ma per essere bravi filantropi non era necessario che Gesù Cristo si incarnasse.
Tanti lo sono diventati senza di Lui.
Per essere bravi filantropi non è necessaria la confessione e la partecipazione al sacrificio di Cristo (Messa), non è necessaria l’adorazione eucaristica, non è necessario il santo Rosario, non è necessario il digiuno, non sono necessarie le penitenze e così non sono necessarie molte altre cose.

3. Il tuo amico ateo dice che la solidarietà e l’amore non sono solo patrimonio Cristiano. È vero.
Ma il messaggio evangelico non si ferma qui.
Se fosse solo questo, la persona di Cristo non interesserebbe più di tanto.

4. Invece Gesù Cristo, la comunione di vita con Lui, la sua persona è l’oggetto della nostra fede e della nostra vita.

5. Quello che il tuo amico non ha ancora capito è il messaggio centrale del cristianesimo, che vuole portare gli uomini alla santità, e cioè alla pienezza di comunione di vita con Cristo nel tempo presente e soprattutto nell’eternità.
Nel Prologo del Vangelo di Giovanni si legge: “A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1,12-13).

6. Chiedi al tuo amico che cosa significa diventare figli di Dio.
Non siamo diventati figli di Dio con la nascita.
Con la nascita siamo creature di Dio, ma non ancora figli.
Figli di Dio lo si diventa, come ha detto il Signore.
E lo si diventa nel momento in cui si riceve dentro di sé un germe di vita celeste, divina, propria del Figlio Unigenito del Padre (della seconda persona della SS. Trinità) che ci relaziona al Padre non solo come una creatura si relaziona col Creatore, ma come il Verbo, il Figlio, come Gesù Cristo si relaziona col Padre! E pertanto con una relazione di ordine soprannaturale.

7. È su questo piano che si capisce l’abisso tra credenti e atei.
Ed è anche sulla vita di comunione eterna con Dio e con i nostri cari che si misura l’abisso.
Per un ateo la vita di ciascuno di noi viene dal nulla ed è destinata al nulla.
Per un cristiano siamo venuti all’esistenza perché c’è una chiamata a vivere una comunione soprannaturale e senza fine con Dio e i nostri cari.
Il fallimento di questo obiettivo, che è la ragion d’essere della nostra stessa esistenza, che la rettifica e le dà senso è l’inferno.
Vivere per il nulla è la stessa cosa che preparare il nostro fallimento eterno.

8. Inoltre se diventare cristiani significa diventare per grazia ciò che Cristo è per natura, si vede come sia assolutamente necessaria l’osmosi di vita con Lui, proprio come è assolutamente necessario per un tralcio stare attaccato alla vite.
Solo a questo punto si capisce perché è necessario l’ascolto della Parola di Dio, che non è soltanto come una delle tante parole che ascoltiamo, ma è parola che comunica Vita eterna, che porta il possesso di Dio dentro di noi.
E ancora solo a questo punto si capisce perché abbiamo bisogno del suo sacrificio per l’espiazione dei peccati, per l’aumento di grazia e per la nostra santificazione.
Non abbiamo niente di più alto da offrire a Dio che il sacrificio di Gesù, sacrificio che viene continuamente perpetuato sui nostri altari.
Ecco perché abbiamo bisogno dei sacramenti: per incontraci col Signore e ricevere quella grazia e quella vita divina che ci è necessaria per poter amare Dio e il prossimo all’unisono con Cristo, col suo stesso cuore.

9. Vedi, tutte queste considerazioni sfuggono all’amico ateo, la cui presenza nel vostro gruppo potrebbe appesantire qualora riducesse sistematicamente il cristianesimo ad una forma di filantropia, ad un volerci bene.
Ripeto: non è necessario essere cristiani per essere filantropi.
Ma per avere la vita divina in noi è necessario Gesù Cristo, la sua presenza viva e personale dentro il nostro cuore.

Ti ringrazio per la fiducia e la stima.
Ti ricordo al Signore insieme al tuo amico ateo e vi benedico.
Padre Angelo