Quesito

Caro Padre,
ha passato bene questo Natale? Ci avviciniamo alla Festa di San Tommaso d’Aquino e non nascondo la mia emozione. Vengo subito al dunque.
Nel leggere il Levitico (capitoli 14,15 e 16) sono rimasto colpito da due elementi:
– l’impurità di chi è malato, del mestruo e del liquido seminale;
– la figura di Azazel e del perché a lui sia dovuta un capro.
So bene che sotto la Legge antica la malattia (tra questa sembra rientrare il ciclo mestruale in quanto da esso si “guarisce” ogni mese) e l’atto sessuale sono considerate impurità, ma perché?
Ha a che fare con la legge degli uomini che critica Gesù o fa parte della volontà diretta del Padre?
Chi è Azazel e perché i capri vengono divisi, uno per lui ed uno per il Signore?
Chiedo la sua benedizione e la ringrazio,
Edoardo 


Risposta del sacerdote

Caro Edoardo, 
1. innanzitutto mi compiaccio per la tua emozione nell’avvicinarci alla festa di San Tommaso. È un bel dono del Signore questa tua santa emozione perché “è lui che suscita in noi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore” (Fil 2,13).
Mi auguro che San Tommaso per la sua festa ti porti tanti doni dal cielo e che tu possa somigliargli sempre di più.

2. Vengo ora ai tuoi quesiti.
Circa il primo: va precisato innanzitutto che la purità o l’impurità di cui ora parliamo non ha nulla a che fare con la purità o l’impurità morale, e cioè con la santità di vita o con il peccato.
Si tratta di impurità rituali che secondo una mentalità antica chiedevano una purificazione e impedivano di accedere al culto.

3. La Bibbia di Gerusalemme in termini molto succinti ma ben precisi, annota a Lv 12,2 che parla dell’impurità che si contrae nel parto: “Il parto, come le mestruazioni o l’emissione seminale maschile è considerato una perdita di vitalità per l’individuo che deve con certi riti ristabilire la sua integrità e così la sua unione con il Dio fonte della vita”.

3. Marco Sales, il grande biblista, si diffonde maggiormente su questa pratica e con ampia documentazione ricorda che “anche presso gli indiani, i persiani e gli arabi, la donna che aveva partorito era ritenuta immonda per un certo tempo. Presso i greci non era permesso di appressarsi all’altare e solo dopo 40 giorni poteva entrare nei tempi. Tanto essa, come il bambino, dovevano lavarsi.  Leggi analoghe vigevano pure presso i romani; il che lascia supporre che parecchie fra le leggi di Mosè fossero già osservate dal popolo ab antico e siano state ora semplicemente rinnovate”.

4. Un altro biblista John McKenzie rileva che “l’origine dei concetti di purità ed impurità e il loro significato non hanno una definizione precisa. (…). Le radici del concetto di puro e di impuro sono più oscure. (…). Pratiche del genere si trovano presso molte tribù primitive sparse nel mondo: ma nella maggior parte dei casi, il motivo di fondo è oscuro, come lo è per gli ebrei.
Nel caso della lebbra o di altre malattie della pelle, l’impurità potrebbe essere motivata da repulsione fisica: ma non si parla di impurità a proposito di altre malattie altrettanto repellenti.
La stessa incoerenza si nota a proposito dei cibi, che non si possono facilmente dividere in puri e impuri sulla base dell’attrazione o della repulsione.
Le funzioni sessuali sono impure tanto se naturali quanto se non naturali. È chiaro che essere puro significa essere adatto a partecipare al culto e che l’impurità esclude dalle funzioni di culto: ma non è possibile determinare una base comune per tutti i casi nei quali si è resi inadatti al culto. La moralità non sembra l’elemento decisivo.
Le relazioni sessuali illecite non rendono la persona più impura delle relazioni sessuali lecite o del mangiare un cibo impuro. La maggior parte delle impurità inoltre cade soltanto mediante il bagno. L’impurità è concepita più come un fatto fisico che come una condizione morale.
Sembra che nel concetto di impurità si ritrovino delle pratiche primitive che in origine dovevano essere in reciproco rapporto, ma delle quali gli ebrei probabilmente non comprendevano più il significato” (Dizionario biblico, voce purità).
Tutte queste annotazioni avvalorano l’affermazione della Bibbia di Gerusalemme sopra riportata.

5. Scrive ancora McKenzie: “Nei tempi del Nuovo Testamento le leggi della purità e delle impurità erano interpretate dai farisei con quel rigore fanatico che suscitò alcune delle parole più severe pronunciate da Gesù.
Egli dichiarò che tutti i cibi sono ugualmente puri (Mt 15,11ss; Mc 7,14ss) e accusò i farisei di mondare soltanto l’esterno del piatto (Mt 23,36).
Egli permise ai suoi discepoli di ignorare le leggi della purità legale (Mt 15,1ss; Mc 7,5ss). Si contraeva impurità perfino mediante il contatto con i pagani (At 10,28)”.

6. Vengo ora al secondo quesito: Azazel “è il nome di un démone che gli antichi ebrei e cananei credevano abitasse nel deserto, terra infeconda in cui Dio non esercita la sua azione fecondante” (Bibbia di Gerusalemme).
Ugualmente Marco Sales: “’Il deserto, immagine della desolazione e della morte viene riguardato come l’abitazione dei demoni che hanno portato sulla terra la desolazione e la morte (Is 13,21)”.

7. Continua la Bibbia di Gerusalemme: “Si noterà (Lv 16,22) che l’animale non è sacrificato ad Azazel, ma il capro emissario porta nel deserto, soggiorno di questo démone, le colpe del popolo”.
In altre parole, il peccato viene portato al suo padrone perché il padre del peccato è il diavolo.
Marco Sales: “I due capri vengono presentati assieme, perché in realtà sono destinati a un solo sacrificio, benché in diversa maniera. (…). 
È probabile, a quanto narrano i rabbini, che si avessero due tavolette di legno o di avorio, sull’una delle quali era scritto al Signore, e sull’altra a Azazel. Messe entrambe queste tavolette in una borsa, il pontefice ne estraeva una, la quale decideva così dalla sorte dei due capri”. 
Il capro carico dei peccati del popolo veniva inviato il suo padrone.
L’altro capro veniva offerto a Dio in sacrificio di espiazione. 
Con l’augurio di una bella festa di San Tommaso ricca di grazie per il presente e per il futuro, ti benedico.
Ti ricorderò in modo particolare nella Santa Messa celebrata nel giorno della festa del Santo.
Padre Angelo