Quesito
Buongiorno padre Angelo,
Scrivo per chiederti dei quesiti sull’idolatria.
1) Quando si ama una persona essere disposti a morire come ha fatto Gesù sulla croce per lei/lui è peccato di idolatria?
2) Quando si ama una persona e si desidera che si converta ma allo stesso tempo la si ama per quello che è e la si porta nel cuore a volte senza neanche pensare che è riflesso di Dio è idolatria?
Pensa, per esempio, a quello che fanno i genitori con i propri figli che molte volte li amano “per se stessi” anche desiderando che siano amici di Dio ma spesso non ci pensano a questo (nel senso non pensano “è un riflesso di Dio” ma amano perché sono loro).
3) Amare talmente una persona da star male quando se ne va o al pensiero di poterla perdere è un peccato di idolatria?
4) A me piace molto giocare a pallone. Mi diverto a stare fuori ore e ore. Mi hanno regalato un pallone al quale sono molto affezionato. È un peccato “amare” un oggetto materiale? O amare un’attività che faccio e non ho il pensiero rivolto a Dio? (Nel senso che non penso a Dio mentre gioco).
5) Che cos’è l’attaccamento ad una persona o ad una cosa che sono condannati nelle scritture?
Non so se te le hanno mai fatte queste domande, ma nessuno mi ha mai saputo rispondere bene. Mi puoi dare dei criteri per capire se quella persona/cosa la sto amando o la sto idolatrando? È possibile idolatrare qualcosa o qualcuno senza accorgersene? Amare una persona passionatamente non perché è riflesso di Dio (pur desiderando che si salvi) ma perché è lei?
Per esempio, io amo Federica, la mia ragazza, ma la amo perché è Federica: perché è bella, dolce, gentile, e la amo per le sue qualità non mi capita di pensare: “è un riflesso di Dio”. La amo per se stessa ma le desidero Dio cerco sempre di renderla felice, amo passare del tempo con lei, guardarla, essere complice, la sto idolatrando? Poi ho anche degli amici che non credono che io amo “per se stessi” ma desidero comunque che si salvino. E prego. Li sto idolatrando?
Grazie e scusami per le numerose domande.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
anzitutto ti chiedo scusa per il ritardo con cui ti rispondo.
1. Inoltre in nessuno dei casi che mi hai esposto si può parlare di vera idolatria.
L’amore talvolta giunge ad un punto in cui si dice: “Ti adoro, sei tutto il mio bene”. Ma con ciò non si intende sostituire la creatura al Creatore.
2. L’amore, soprattutto quando è accompagnato dalla passione, può raggiungere intensità altissime.
Porta a vivere più dentro la persona che si ama che dentro se stessi.
Anzi talvolta giunge fino al desiderio di perdersi per la persona amata.
Per questo è naturale che si soffra, e talvolta fin quasi a morirne, quando viene meno una persona cara.
3. Poiché tutte le realtà di questo mondo parlano di Dio e del modo di rapportarsi a Dio, anche quanto si verifica nell’esperienza dell’amore umano parla dell’amore di Dio per noi e dell’amore nostro per il Signore.
4. L’amore di Dio per noi è così grande da attuare l’incarnazione e perdersi per noi. Questo perdersi per noi è stato descritto da San Paolo così: “Egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini” (Fil 2,6-7).
5. Anche il nostro amore per Dio dovrebbe essere così, tenendo presente che non è possibile accompagnarlo da grande passionalità come avviene nell’amore umano perché l’amore umano è rivolto a persone che noi vediamo, ascoltiamo, tocchiamo. Dio invece non lo vediamo, non lo sentiamo e non lo tocchiamo sensibilmente.
Per questo, come ricordano i teologi, è sufficiente anteporre l’amore per Dio a qualsiasi altro amore nella gerarchia dei valori ed essere disposti a rinunciare a tutto, anche alla vita, pur di non rinnegarlo.
6. Fatte queste premesse, diventa facile dare risposta alla tua domanda: l’amore per un’altra persona diventa idolatria quando si è disposti a rinunciare alla comunione con Dio e a perdere la vita di grazia.
Non dobbiamo infatti anteporre nulla all’amore di Dio perché “tutto è stato fatto per mezzo di lui e in vista di lui” (Col 1,16).
Non è necessario che noi pensiamo a Dio quando stiamo in compagnia delle persone che amiamo. È sufficiente che il nostro amore sia ordinato, che sia secondo Dio e che porti a Dio.
7. Così analogamente idolatriamo le cose quando non le amiamo in vista di Dio ma ad esse sacrifichiamo l’amore di Dio e la vita di grazia per inseguirle.
Venendo al tuo caso: giocare al pallone è un ottimo sport. Si può provare per il calcio una passione ardentissima.
Il fatto che mentre si gioca tutta la nostra attenzione sia posta sull’obiettivo del gioco è una cosa normale. Non è necessario pensare a Dio perché sia un gioco ordinato.
Diventa idolatria solo quando per inseguirlo si sacrifica la santificazione delle feste e la vita di grazia.
Lo Spirito Santo ci ha ricordato che “la tua grazia vale più della vita” (Sal 63,2).
Augurandoti di amare sempre tutto nel migliore dei modi e cioè in vista di Dio, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo