Quesito

Padre Angelo buongiorno.
Con l’estate si trovano su internet siti e commenti di persone che praticano attività naturiste in casa ed all’aperto.
Mi è capitato di conoscere anche persone che esercitano queste pratiche.
Sostengono che non vi sia nessuna colpa nel praticare tali attività anche in compagnia se lo si fa senza malizia o altri fini.
Avanzano motivazioni di tipo salutista (il corpo è un dono a come tale va curato).
Vi sono gruppi con famiglie che praticano assieme ai figli tutto ciò.
E’ lecito liberarsi del vestito e stare in libertà se non si offende alcuno?
Sono cose moralmente lecite se non disturbano altre persone oppure non fanno parte dei canoni del pudore che Gesù ci ha indicato?
Grazie ed i migliori auguri.
Stefano


Risposta del sacerdote

Caro Stefano,
1. alcune parti del corpo umano, in particolare ciò che interessa la genitalità, vengono comunemente considerate come “zona intima” di una persona.
Giovanni Paolo II diceva che la sessualità tocca l’intimo nucleo della persona.
Potrei dire che anche i propri organi genitali fanno parte di questo segreto della persona.
Penso che nessun uomo sposato desideri che la moglie si esponga nella sua nudità così che altri ne possano fare oggetto di sguardo, di curiosità, di concupiscenza.
Il corpo della moglie appartiene a lui. Solo lui ne comprende il mistero, e cioè il significato di dono esclusivo e di immolazione perenne per lui e per i figli.
Ugualmente qualsiasi donna sposata non vuole che il corpo del marito sia esposto alla medesima curiosità e concupiscenza. Quel corpo custodisce un mistero di appartenenza e di dono di cui solo lei è consapevole e proprietaria.

2. Ciò che porta istintivamente a nascondere la propria nudità allo sguardo altrui è la volontà di tutelare se stessi da sguardi ai cui occhi noi possiamo essere impoveriti, spogliati del mistero dell’io che ognuno porta dentro se stesso.
Non possiamo dimenticare che è difficile guardare con assoluta neutralità la nudità altrui.
A meno che non si tratti di situazioni (prestazioni mediche o altro) nelle quali l’obiettivo non sia l’esibizione della nudità fine a se stessa.

3. Purtroppo alcune persone sono già così impoverite nel proprio interno che non hanno più nulla da occultare o proteggere.
Per questo diventa faticoso parlare con loro di determinati valori. Non ci si intende più. Si direbbe che sia venuta meno in loro quella sensibilità psicologica e morale che sa chiamare ogni cosa col proprio nome.
San Paolo dice che alcuni si sono ridotti a tal punto da vantarsi di ciò di cui dovrebbero vergognarsi.
Nel nostro caso si vantano di farsi vedere nudi dai figli e da chiunque.
Queste persone hanno già superato quel limite che ci impedisce di intenderci con loro.

4. Posso dirti che alcuni che hanno praticato il nudismo sulle spiagge, dopo essere tornati al Signore sono profondamente pentiti e amareggiati per quello che hanno fatto.
Essi stessi riconoscono che a quei tempi avevano perso una certa sensibilità morale.

5. Il nudismo di certe popolazioni (che, per intenderci, chiamiamo primitive nel senso che non hanno conosciuto il nostro sviluppo sociale, economico, culturale) è diverso dal nudismo praticato in talune spiagge o campi. Non si tratta affatto di esibizionismo. Queste persone conservano un istintivo pudore qualora fossero oggetto di sguardi indiscreti.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo