Quesito

Carissimo padre,
la triste e commovente vicenda verificatesi in Emilia in occasione del terremoto mi ha fatto riflettere sul valore delle immagini sacre per noi cattolici
Un sacerdote,padre Ivan se non ricordo male, è morto tentando di portare in salvo una statua della Madonna, statuetta del tutto  priva di valore artistico, ma molto cara ai parrocchiani che le erano devoti.
Io stessa amo portare fiori e soffermarmi davanti ad una particolare immagine della Madonna in una chiesa della mia città; non è la mia parrocchia, vi seguo la messa ogni tanto, però la dolcezza e la serenità che quell’immagine mi trasmette non la ritrovo da nessun altra parte, così come la gioia che provo nel deporre un mazzo di fiori o ad accendere un cero  proprio davanti a quel quadro; anche adesso mentre scrivo richiamo quell’immagine alla memoria ed affiora un senso di gioia.
Posto che so che non si tratta di idolatria, le chiedo il senso di queste nostre devozioni, senso che a me sfugge.
La Madonna la custodisca


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. poiché siamo fatti di anima e di corpo, per richiamare alla mente le realtà spirituali abbiamo bisogno di segni materiali.
La fotografia di una persona cara, soprattutto se scomparsa, tenuta sopra la credenza della cucina, richiama alla memoria in maniera costante una determinata presenza e aiuta a ravvivarne la comunione.
La stessa cosa vale anche per le immagini esposte in Chiesa, nei capitelli, nelle strade, ovunque.
Sono il segno di una presenza piena di amore che ci assiste e ci accompagna.

2. Anche portare fiori o accendere una candela sono segni.
I fiori sono segno di un affetto che si rinnova.
Mi piace ricordare Pier Giorgio Frassati: quando saliva al santuario della Madonna di Oropa, vicino al paese dove si recava a passare le vacanze, non andava mai a mani vuote. Portava sempre un mazzo di fiori presi dal giardino di casa oppure dalla montagna, cammin facendo.

3. L’affetto desidera mostrarsi attraverso segni.
È vero che la Madonna legge già nel nostro cuore.
Ma i segni di venerazione non servono a Lei, che vede tutto. Servono invece a noi, perché ci rimandano di continuo alla volontà di fare qualcosa per Lei e in qualche modo ci stabiliscono (consacrano) in quella volontà.

4. Nella mia esperienza di vita conventuale ricordo un frate molto anziano, maestro in teologia, che ogni giorno portava dinanzi ad un’immagine della Madonna un fiore fresco o, se non era ancora da buttare, ne rinnovava l’acqua.
Certo doveva aveva dell’ingegnosità per trovarne sempre a portava di mano senza doverli comperare perché in quanto frate non poteva tenere soldi con sé né avrebbe potuto comperarli senza il permesso dei superiori.
Era un affetto, una venerazione che si rinnovava ogni giorno anche attraverso quell’umile servizio. Era un’esigenza del suo cuore.
Penso che la Beata Vergine Maria non gli facesse mai mancare l’occasione di poter manifestare per Lei questo affetto sia per la sua personale devozione sia per l’edificazione dei suoi confratelli.

5. Sono certo che l’affetto di quel venerando frate per la Madonna non si risolvesse solo nel fiore che non voleva mancasse mai davanti alla sua immagine. Certamente vi era una dedizione costante a Maria, un’offerta continua di tutte le sue azioni e delle sue fatiche, così come San Tommaso d’Aquino non tralasciava mai di dedicare ogni pagina che scriveva alla Madonna appuntando in cima al foglio le iniziali dell’Ave Maria.

6. Anche il lume acceso ha il suo significato. È come una memoria permanente e viva della nostra presenza e della nostra preghiera davanti a Maria.
Anche l’offerta che accompagna l’accensione del cero o della candela è un piccolo omaggio o un piccolo sacrificio che facciamo in onore di Maria.

7. Mi piace ricordare quando hanno affermato i padri della Chiesa nel secondo concilio di Nicea: “definiamo con ogni rigore e cura che, a somiglianza della raffigurazione della croce preziosa e vivificante, così le venerande e sante immagini, sia dipinte che in mosaico o in qualsiasi altro materiale adatto, debbono essere esposte nelle sante chiese di Dio, sulle sacre suppellettili, sui sacri paramenti, sulle pareti e sulle tavole, nelle case e nelle vie; siano esse l’immagine del signore Dio e salvatore nostro Gesù Cristo, o quella dell’immacolata signora nostra, la santa Madre di Dio, dei santi angeli, di tutti i santi e giusti” (DS 600).

Ecco dunque il senso di questi umili gesti che tanta gente, anche lontana dalla pratica assidua dei sacramenti, sente l’esigenza di compiere.
Mentre ti esorto a continuare così, ti assicuro il mio ricordo  nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo