Quesito

Reverendo Padre Angelo buongiorno.
Le sottopongo alcuni quesiti sulla redenzione operata da Cristo con la sua passione e morte in croce, dopo aver letto le risposte da Lei date ad altre analoghe domande precedentemente poste sul Vostro sito.
Cristo è l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.
Questa affermazione secondo me va intesa non in senso letterale, perché altrimenti non dovrebbero esistere più il Purgatorio e l’Inferno.  
L’interpretazione più corretta forse è quella secondo cui Cristo avrebbe dato ad ogni membro del genere umano la possibilità di salvarsi, seguendo un iter di conversione impegnativo e rigoroso, che passa attraverso queste fasi: riconoscersi peccatori, pentirsi dei peccati commessi con un pentimento sincero, confessare i propri peccati ad un ministro di Dio ed ottenerne l’assoluzione, formulare il serio proposito di non peccare più, eseguire la penitenza assegnata.
L’uomo deve poi essere vigilante, mantenendosi in grazia di Dio, perché la morte può arrivare all’improvviso, come un ladro. (…).
Fatta questa premessa, mi chiedo perché ci venga insegnato che Cristo ha espiato i nostri peccati al posto nostro. La sua sofferenza precede e si affianca alla nostra, ma non la sostituisce.
Le rivelazioni fatte da anime purganti ad alcuni Santi sulle sofferenze del Purgatorio spaventano a morte, perché si parla di sofferenze di lunghissima durata e di una intensità tale che non si resiste.
Un ultimo quesito, collegato con quelli precedenti, riguarda la posizione di coloro che non hanno potuto e non possono accedere al Sacramento della Confessione.
Come Lei ha spiegato Il sacramento della Confessione è stato istituito da Cristo la sera del giorno della sua risurrezione quando comparendo agli apostoli nel Cenacolo ha detto: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20,22-23). 
Quindi coloro che sono vissuti prima della venuta di Cristo e coloro che non sono stati raggiunti dal messaggio cristiano, che si è diffuso gradualmente nel mondo, possono salvarsi solo attraverso il pentimento sincero per i propri errori, che la coscienza, di cui è dotato ogni essere umano, svela? Penso di sì.
La ringrazio sin da ora per la risposta che vorrà dare, non appena Le sarà possibile, a questi quesiti.
La benedizione di Dio La accompagni sempre, proteggendoLa da tutti i pericoli, e la Sua illuminazione la guidi nella sua opera così meritoria di direzione spirituale.
Un cordiale saluto.
Adele 


Risposta del sacerdote

Cara Adele,
1. Gesù Cristo, compiendo la redenzione, ha espiato i peccati di tutti gli uomini di tutti tempi.
Li ha espiati lasciando nelle nostre mani il suo sacrificio espiatorio e i suoi meriti.

2. Ciò significa che se non ci appropriamo del suo sacrificio e dei suoi meriti, sebbene abbiamo a portata di mano l’espiazione di tutti i nostri peccati, possiamo perderci eternamente.

3. È come quanto avviene in una popolazione terremotata. Subito la si soccorre e si porta tutto ciò che è necessario. 
Ma se i terremotati non vengono a contatto con questi beni, muoiono di fame e nelle loro sofferenze. 

4. I Santi Padri, in modo particolare a Sant’Agostino, dicevano: “Dio ci ha creati senza di noi, ma non ci salva senza di noi”.
La salvezza non ci è gettata dietro a nostro dispetto.
La salvezza diventa nostra quando la facciamo nostra.

5. L’espiazione compiuta da Cristo è stata una espiazione vicaria.
L’ha fatta al posto nostro.
Ma non sostituisce la nostra conversione.
Per questo San Pietro disse alla gente toccata nel cuore dalla sua predicazione e che domandava che cosa dovesse fare: “Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo” (At 2,38).

6. È impossibile che l’uomo possa espiare i propri peccati. Perché anche con la grazia di Dio non può non cadere in qualche peccato veniale.
Ma anche qualora l’uomo fosse in grado di espiarli, non sarebbe ancora sufficiente per meritare la comunione con Dio perché eccede ogni capacità umana essendo una realtà di ordine soprannaturale.
La comunione con Dio ce la può dare solo Colui che ci può congiungere con Dio, e cioè Gesù Cristo.
Perché solo Gesù Cristo?
Perché solo Gesù Cristo è Dio.
Per essere riconciliati con Dio abbiamo bisogno di un tale mediatore. Nessuno lo può fare da se stesso.
Questa riconciliazione viene attuata e alimentata attraverso i sacramenti.

7. Eliminato il peccato in virtù del sacrificio di Cristo e della assoluzione da parte del sacerdote, rimangono, sebbene attutite, le inclinazioni al peccato.
Giovanni Paolo II in Reconciliatio et paenitentia facendo propria la dottrina da sempre insegnata dalla Chiesa ricorda che “anche dopo l’assoluzione rimane nel cristiano una zona d’ombra, dovuta alle ferite del peccato, all’imperfezione dell’amore nel pentimento, all’indebolimento delle facoltà spirituali, in cui opera ancora un focolaio infettivo di peccato, che bisogna sempre combattere con la mortificazione e la penitenza. Tale è il significato dell’umile, ma sincera soddisfazione” (RP 31,III) e cioè della penitenza data dal sacerdote.
“Risollevato dal peccato, il peccatore deve ancora recuperare la piena salute spirituale” (Catechismo della Chiesa Cattolica 1459).

8. Con tale puntualizzazione c’è la premessa per la risposta alla tua seconda domanda.
Per quelli vissuti prima di Cristo o anche per quelli che vivono oggi ma non conoscono Cristo, non è sufficiente il pentimento per salvarsi, ma insieme con questo è necessaria la grazia perché solo la grazia rimette i peccati e nello stesso tempo congiunge con Dio in intimità di vita.
Ti ringrazio molto per l’augurio che mi hai fatto.
Contraccambio porgendoti gli auguri di un lieto e Santo Natale.
Con questi, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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