Quesito

Caro P. Angelo,
innanzitutto complimenti per la chiarezza delle sue risposte.
Le chiedo cortesemente luce su una questione, sulla quale recentemente ho avuto l’occasione di confrontarmi e non ho saputo come rispondere.
Premessa la gravità oggettiva della masturbazione, che fare nel caso in cui, al fine di intraprendere cure per la fertilità, un uomo si trovasse nella necessità di effettuare esami di laboratorio su campioni non prelevabili in altro modo?
Grazie anticipatamente.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. sul prelievo dello sperma anche solo a scopo diagnostico il Magistero della Chiesa è sempre stato chiaro e non lasci adito a dubbi.
Il S. Ufficio alla domanda: “È lecita la masturbazione direttamente procurata con lo scopo di ottenere lo sperma per scoprire la malattia contagiosa “blenorragia”, e, per quanto possibile, curarla?” ha risposto di “no” (24.7.1929; DS 3684).
Pio XII ha detto: “D’altra parte è superfluo osservare che l’elemento attivo non può giammai essere procurato legittimamente mediante un atto contro natura” (29.9.1949).
Nel 1956 Pio XII ha ricordato la proibizione per i biologi di attuare analisi su sperma prelevato attraverso masturbazione .
Da ultimo anche la Donum Vitae (22.2.1987) ha ribadito il giudizio: “La masturbazione mediante la quale viene normalmente procurato il seme, è un altro segno di tale dissociazione; anche quando questo è in vista della procreazione, il gesto rimane privo del suo significato unitivo: ‘‘gli manca… la relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, quella che realizza in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana” (DV II,6). E nella nota 54 rimanda ai documenti del magistero in materia.

2. Il problema del prelievo dello sperma viene posto oggi in maniera più frequente sia in ordine alle tecniche di procreazione assistita (inseminazione e fecondazione artificiale) sia per valutare in sede di laboratorio la presenza di eventuali patologie nel soggetto.
Proprio per questo anche il Comitato Nazionale per la Bioetica ha voluto esaminare questo problema anche negli aspetti etici.
Nelle «Conclusioni», a proposito della «Raccolta del seme», si legge: «Consapevole del fatto che la raccolta del liquido seminale per masturbazione può comportare – per una parte dei medici e dei pazienti interessati problemi e perplessità di ordine psicologico e di morale personale, oltre che religiosi, il Cnb ritiene che:

  1. (…) deve essere in ogni caso strettamente salvaguardato, nel rapporto medico-paziente, il pieno rispetto delle convinzioni religiose e culturali e della dignità personale del paziente in merito alla raccolta del seme;
  2. (…) deve essere altresì garantita al paziente la piena informazione su eventuali metodiche alternative scientificamente valide e alle quali egli deve comunque dare il proprio consenso» 15.

Metodiche alternative sono, per esempio: «l’utilizzo di strumenti che, con opportuna stimolazione, ottengono la emissione del liquido seminale senza masturbazione, e cioè senza erezione e senza coinvolgimento "erotico" del soggetto». Così pure «la raccolta del seme in profilattico perforato nel corso di un normale rapporto sessuale» (A. Isidori, L’inseminazione artificiale omologa ed eterologa nella sterilità maschile: aspetti medici e psicologici, «Medicina e Morale» 43 (1993), 78s.; per il prelievo strumentale senza coinvolgimento erotico del soggetto, si veda: A.G. Spagnolo et al., Valutazione scientifica ed etica di un metodo per il prelievo diagnostico del liquido seminale umano, ivi, pp. 1189-1203).

3. Per chi è sposato la strada più percorribile è proprio quella della «raccolta del seme in profilattico perforato nel corso di un normale rapporto sessuale».
Alcuni studiosi, come Zavos e coll., hanno dimostrato che il seme raccolto in profilattico perforato in silastic è migliore di quello prelevato mediante masturbazione per volume, per conta spermatica totale, per motilità e morfologia spermatica. Questo perché nel rapporto coniugale vi sarebbe una maggiore intensità di stimolazione sessuale, presumibilmente per un migliore riempimento dei vasi deferenti prima dell’eiaculazione (cfr. di pietro, spagnuolo, sgreccia, in Metanalisi della GIFT, in Medicina e Morale, 1/1990, p. 21).

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

Pio XII in un discorso pronunciato il 19 maggio 1956 sulla sterilità coniugale e l’inseminazione artificiale ha affermato: “Abbiamo esaminato questo modo d’agire anche nel discorso pronunciato davanti agli urologi riuniti in congresso, l’8 ottobre 1953, in cui abbiamo detto: «Del resto, il Sant’Ufficio ha deciso già il 2 agosto 1929 che una ‘‘masturbazione direttamente provocata per ottenere sperma‘‘ non è lecita; e ciò qualunque sia lo scopo dell’esame»‘‘. Ma poiché ci è stato riferito che tale cattiva consuetudine si diffonde in molti luoghi, consideriamo opportuno ricordare anche ora e sottolineare nuovamente il nostro precedente ammonimento.
Quando simili atti sono compiuti per soddisfare la libidine, lo stesso naturale sentimento umano spontaneamente li riprova, e ancor più il giudizio della ragione, ogni qual volta esamini la questione con maturità e rettitudine.
Ma questi stessi atti devono essere riprovati anche quando gravi motivi sembrano esimerli da colpa, come: le cure prestate a coloro che soffrono di una eccessiva tensione nervosa odi spasmi anormali; l’esame microscopico di sperma infetto da batteri di origine venerea o di altra origine; l’analisi delle diverse componenti ordinarie dello spenna volta a discernere la presenza degli elementi vitali, il loro numero, quantità, forma, vigore, apparenza e altri elementi del genere.
Il fatto di procurarsi sperma umano mediante masturbazione ha di mira direttamente il pieno esercizio naturale della facoltà umana di generare. Ora questo pieno esercizio, attuato al di fuori dell’unione coniugale, comporta l’uso diretto e indebitamente usurpato di questa stessa facoltà. In quest’uso indebito si colloca appunto la intrinseca violazione della regola morale. Infatti, l’uomo non ha alcun diritto di esercitare la facoltà sessuale per il fatto stesso di aver ricevuto questa facoltà dalla natura. All’uomo, in effetti (a differenza di quanto avviene per gli altri animali sprovvisti di ragione), il diritto e il potere di esercitare questa facoltà sono conferiti unicamente all’interno di un matrimonio validamente contratto, e sono compresi nel diritto matrimoniale conferito e accettato con il matrimonio stesso. Ne deriva quindi chiaramente che l’uomo, per la sola ragione che ha ricevutola facoltà sessuale dalla natura, ha soltanto il potere e il diritto di contrarre matrimonio. Tuttavia questo diritto, nel suo oggetto e nella sua ampiezza, è determinato dalla legge della natura, non dalla volontà dell’uomo. In virtù di questa legge naturale, l’uomo possiede il potere e il diritto al pieno esercizio della facoltà sessuale, direttamente ricercato, soltanto nel compimento dell’atto coniugale secondo la norma prescritta e definita dalla natura stessa. Al di fuori ditale atto naturale, neppure nel matrimonio è lecito il pieno uso di questa facoltà sessuale. Tali sono i limiti entro i quali la natura circoscrive il diritto di cui si è parlato e il suo esercizio. Per il fatto che il pieno esercizio della facoltà sessuale è circoscritto nel limite assoluto dell’atto coniugale, questa stessa facoltà diventa intrinsecamente idonea a raggiungere completamente il fine naturale del matrimonio (che non è solo la procreazione, ma anche l’educazione dei figli), e il suo esercizio è legato alfine in questione.
Stando così le cose, la masturbazione si situa del tutto al di fuori della men-zionata capacità naturale di esercitare pienamente la facoltà sessuale, e perciò anche al di fuori del suo legame con il fine fissato dalla natura. Pertanto la masturbazione è priva di ogni titolo di diritto ed è contraria alle leggi della natura e della morale, anche se intende servire scopi giusti e non reprensibili.
Tutto quanto detto fin qui sulla malizia intrinseca di ogni pieno uso del potere di generare al di fuori dell’atto coniugale naturale, vale in ugual modo sia che si tratti di persone congiunte in matrimonio o di persone non sposate, sia che il pieno esercizio dell’apparato genitale avvenga da parte dell’uomo o della donna, odi entrambi operanti di comune accordo; sia che ciò avvenga mediante contatti manuali o per interruzione dell’atto coniugale. Si tratta sempre infatti di un atto contrario alla natura e intrinsecamente cattivo”