Gentile Padre Angelo,
le scrivo per porle i seguenti quesiti che mi stanno “a cuore”…
1) Pregare per le anime dei dannati in generale può servire a farli redimere o aiutarli ad uscire dall’inferno. Dio misericordioso consente di poterli aiutare con le preghiere e le penitenze?
2) in caso di risposta affermativa, vista la “delicatezza” della questione, e visto che si parla di anime dell’inferno, poter pregare per loro potrebbe avere ripercussioni (da parte del “maligno”) per coloro che pregano e vogliono aiutare tali anime?
Grazie anticipatamente per la sua gentile risposta.
Al piacere di leggerla
Cordialmente
Paolo


Caro Paolo,
1. sarebbe bello poter tirare via dall’inferno le anime che lì vi sono.
Ma non è possibile per un doppio motivo.

2. Il primo è dato dal fatto che sono queste stesse anime che non vogliono andare in Paradiso.
L’inferno non è una punizione inflitta da un altro.
Se così fosse, questi avrebbe il potere di fare un’amnistia.
L’inferno invece è una auto – esclusione.
L’inferno è uno stato scelto, voluto e potrei dire creato da chi si autocondanna.

3. Il secondo motivo è dato dal fatto che fuori dal tempo si è nell’eternità.
Ora il tempo è il succedersi degli istanti secondo un prima, un adesso e un dopo.
Nell’eternità invece c’è solo l’adesso, che non diventa mai passato.
Per noi è difficile formarci un concetto adeguato di eternità.
Quello che noi possediamo è un concetto negativo di eternità. E cioè diciamo che l’eternità non è il tempo.
Dicendo che nell’eternità non c’è il tempo affermiamo che non c’è più il tempo per pentirsi.
E questo non perché è scaduto il tempo per cui si potrebbe dare un supplementare, ma perché il tempo non esiste più.

4. Come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica “l’inferno è la conseguenza di un’avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine” (CCC 1037).

5. Tutto questo serve a ricordare che con le nostre azioni ci giochiamo l’eternità.
Sicché “le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l’inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l’uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno.
Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla Vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» (Mt 7,13-14)” (CCC 1036).

6. Opportunamente il Concilio Vaticano II dice: “Siccome non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove « ci sarà pianto e stridore di denti” (Lumen gentium 48).

7. Con questo cade la seconda domanda che mi hai posto.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo