Quesito

Gentilissimo Padre Angelo,
nel ringraziarLa per quanto costantemente compie, anche con questa forma di apostolato, a servizio della Verità, mi rivolgo a Lei, certo della completezza ed ortodossia della Sua risposta.
L’immutabilità e la coerenza dell’insegnamento della Chiesa costituiscono per me prova della Sua divina istituzione e, quindi, in qualche modo della Sua forza, che ci consente di trovare nei Suoi insegnamenti il porto sicuro nei procellosi itinerari dell’umana esistenza nel corso dei secoli. Ciò, invece, che mi genera qualche imbarazzo è la mutevolezza che, per il cambiamento della sensibilità generale e dell’ambiente in cui pure essa, in quanto formata da uomini è inserita, talora ha contraddistinto alcuni aspetti, non tanto della dottrina fondamentale, quanto di quella da essa derivante.
Nello specifico penso al ruolo di inferiorità che fu riservato alle donne, oppure all’iniziale opposizione all’ostetricia, la forte affermazione del proprio potere temporale o la reazione contro le teorie illuministiche che, per quanta truculenza, arroganza e ipocrisia siano state adotta nel diffonderle, di certo hanno aperto all’uomo innumerevoli sentieri di ricerca, ancora oggi percorsi e saggiamente offerti come beneficio all’uomo.
Penso ancora, per venire a ciò che la cronaca quotidianamente offre alla nostra attenzione, alla tematica della contraccezione o della fecondazione artificiale o ai rapporti prematrimoniali o alla vicenda dei divorziati risposati. Nessuno di noi, penso, possa escludere che un aggiornamento del pensiero, sorto in seno ad una riflessione nella gerarchia, possa portare, sottolineo possa, ad una revisione di alcune posizioni, come talora alcuni Principi della Chiesa amano talora preconizzare dalle pagine dei giornali. Non è mia intenzione auspicare nulla (nemmeno sono sposato!), ma mi chiedo quale giustificazione potremmo dare a coloro che, per esempio, rinuncino oggi ad un figlio concepito con la fecondazione omologa per espressa e sofferta adesione all’insegnamento della Chiesa se poi, tra un tempo indefinito, questa preclusione verrebbe meno (e può succedere)? Analogamente per coloro che soffrono per un matrimonio fallito, che vedono aggiungere una sorta di stigmatizzazione della propria persona al già doloroso frutto delle loro scelte sbagliate?
Quale giustificazione potremmo offrire a queste persone che vedono accogliere con minore rigore le azioni in precedenza condannate senza appello?
Infine, vorrei segnalare che sarebbe compito, anche di noi cristiani, diradare la confusione che spesso regna in coloro che ci additano come oscurantisti ritenendo che attribuiamo la stessa gravità all’aborto che all’utilizzo dei contraccettivi, (una recente trasmissione televisiva con il Card. Ruini ha dimostrato questa ignoranza in coloro che si ergono ad illuminati e scafati censori della Chiesa) non riuscendo quasi a distinguere in una scala gerarchica ciò che è offesa alla legge di Dio, ciò che lo è a quella di Dio e dell’uomo e ciò che è una proposta per un percorso di santità a cui tutti siamo chiamati, ma a che nessuno, magari all’esterno della Cristianità, può essere imposto.
Spero di aver chiarito il mio dubbio e La ringrazio sin d’ora per la cortese risposta.
Con cordialità,
Lorenzo P.


Risposta del sacerdote

Caro Lorenzo,
1. l’immutabilità e la coerenza dell’insegnamento della Chiesa costituiscono non solo per te, ma anche per tutti, una delle tante prove della Sua divina istituzione.
Si tratta in un insegnamento in continuo progresso, senza contraddirsi.
Anima di questo progresso è lo Spirito Santo, il Quale, secondo la promessa di Gesù, ci porta alla conoscenza della Verità tutta intera.
Giovanni Paolo II, nell’enciclica Veritatis splendor, scrive: “Lo sviluppo della dottrina morale della Chiesa è simile a quello della dottrina della fede. Anche alla dottrina morale si applicano le parole pronunciate da Giovanni XXIII in occasione dell’apertura del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962): “Occorre che questa dottrina (= la dottrina cristiana nella sua integralità) certa e immutabile, che dev’essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo. Altra cosa infatti è il deposito stesso della fede, vale a dire le verità contenute nella nostra venerabile dottrina, e altra cosa è la forma con cui quelle vengono enunciate, conservando ad esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata” (VS, nota 100).

2. Lo Spirito santo si serve anche delle varie sensibilità e delle trasformazioni culturali per far progredire la Chiesa nel suo insegnamento.
Ma questo progresso non avviene attraverso un ribaltamento della dottrina precedente, ma per mezzo di una maggiore comprensione e di un ulteriore approfondimento.

3. Venendo ai temi specifici da te citati, va osservato a proposito delle donne che la Chiesa fin dall’inizio non ha mai dubitato della loro perfetta uguaglianza nell’ordine della dignità umana.
Così come non ha mai dubitato della dignità degli schiavi, che invece dalla cultura del tempo erano considerati cose.
Lo schiavismo, come fenomeno sociale, verrà superato solo in seguito. Ma questo superamento è stato dovuto a principi ispiratori che poco per volta hanno fermentato tutta la pasta (il tessuto della società) fino a farla lievitare ad una situazione conforme al credo che professava.
Qualcosa di analogo è avvenuto anche per la donna.
La loro inferiorità non è dovuta alla Chiesa, ma alla cultura nella quale la Chiesa si è trovata. Poco per volta i principi del Vangelo hanno lievitato la pasta.
Per questo va detto chiaramente che il vero femminismo è un prodotto del Vangelo. Giovanni Paolo II l’ha detto più volte, come ad esempio in Mulieris dignitatem.

4. Non posso rispondere a tutti i punti da te menzionati. Ci vorrebbe una risposta chilometrica.
Infatti tanti fermenti culturali (come ad esempio l’illuminismo), sebbene siano stati forieri di autentico progresso, tuttavia sono stai mal concepiti e mal proposti tanto che le loro conseguenze si fanno ancora sentire.
Giovanni Paolo II, nel centenario della Rerum novarum, lamentava come res nova del nostro tempo, il persistere di un’errata concezione della libertà, che è stata causa di egoismo nei rapporti economici, di odio e di guerre: “L’errore consiste in una concezione della libertà umana che la sottrae all’obbedienza alla verità e, quindi, anche al dovere di rispettare i diritti degli altri uomini. Contenuto della libertà diventa allora l’amore di sé fino al disprezzo di Dio e del prossimo, amore che conduce all’affermazione illimitata del proprio interesse e non si lascia limitare da alcun obbligo di giustizia” (CA 17).

5. Ti riferisci poi alle tematiche “della contraccezione o della fecondazione artificiale o ai rapporti prematrimoniali o alla vicenda dei divorziati risposati. Nessuno di noi, penso, possa escludere che un aggiornamento del pensiero, sorto in seno ad una riflessione nella gerarchia, possa portare, sottolineo possa, ad una revisione di alcune posizioni, come talora alcuni Principi della Chiesa amano talora preconizzare dalle pagine dei giornali”.
Su questi punti è bene, caro Lorenzo, che tu metta il cuore in pace.
Anzitutto perché non bisogna dare eccessivo credito ai giornalisti, che in materia di fede non sono molto preparati.
In secondo luogo perché quanto appartiene alla legge naturale, che la è stessa cosa che dire legge di Dio, non è mutabile dalla Chiesa.
La Chiesa non può mutare i comandamenti né “aggiornarli”.
La Chiesa può comprenderli sempre meglio. Ma su questo punto bisogna dire che non è possibile affermare che lo Spirito Santo abbia lasciato che la Chiesa si sbagliasse su temi così importanti per la vita dell’uomo e per la vita eterna.

6. Giovanni Paolo II ha detto che “la prima, ed in certo senso la più grave difficoltà (sul fronte della contraccezione), è che anche nella comunità cristiana si sono sentite e si sentono voci che mettono in dubbio la verità stessa dell’insegnamento della Chiesa. Tale insegnamento è stato espresso vigorosamente dal Vaticano II, dall’enciclica Humanae vitae, dalla esortazione apostolica Familiaris consortio e dalla recente istruzione Donum vitae. Emerge a tale proposito una grave responsabilità: coloro che si pongono in aperto contrasto con la legge di Dio, autenticamente insegnata dal magistero della Chiesa, guidano gli sposi su una strada sbagliata. Quanto è insegnato dalla Chiesa sulla contraccezione non appartiene a materia liberamente disputabile tra i teologi. Insegnare il contrario equivale a indurre nell’errore la coscienza morale degli sposi” (5.5.1987).
Il Vademecum per i confessori del Pontificio Consiglio per la famiglia (12.2.1997) scrive: “La Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irreformabile.
La contraccezione si oppone gravemente alla castità matrimoniale, è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio), e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio), ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana” (n. 2.4).

7. Per le questioni riguardanti i divorziati risposati ti riferisco quanto ha detto il Signore: “all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto». Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio»” (Mc 10.7-12).

Mi auguro di aver chiarito i tuoi dubbi.
Ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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