Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un assiduo lettore delle sue risposte ai tanti problemi che le presentano, oggi ho deciso di scriverle per porle una domanda all’apparenza semplice, ma per me un pò ingarbugliata, ed è questa:
L’altro ieri, è deceduta una mia amica, nonché moglie di un mio grande amico, di anni 51, colpita da SLA. Questa donna erano 8 anni che viveva con le apparecchiature immobile nel letto, curata dall’amore dei suoi familiari oltre che dalle medicine del caso… ora, questa donna, non le pare che abbia già patito e sofferto troppo in questa terra per dover passare dal Purgatorio ad espiare i suoi peccati terreni, prima di essere al cospetto del Padre? Possiamo pensare che chi soffre in maniera cosi tragica (come lei migliaia di altre persone soffrono per vari motivi di salute grave) possa andare subito in Paradiso?
Grazie della sua risposta……….
Dio la Benedica e l’accompagni nel suo ministero.
Achille.


Risposta del sacerdote

Caro Achille,
1. se le nostre sofferenze vengono sopportate con lo spirito di Gesù sono un vero purgatorio anticipato.
È necessario porre la premessa “se le nostre sofferenze vengono sopportate con lo spirito di Gesù”, perché potrebbero essere vissute malamente come avvenne per il ladrone crocifisso alla sinistra del Signore, il quale a differenza di quello di destra, anche sotto il dolore opprimente, non ha voluto pentirsi e fino alla fine ha schernito il Signore.
Per la tua amica non c’è motivo di dubitare che abbia sopportato tutto con cristiana rassegnazione.

2. Ho detto che queste sofferenze costituiscono un purgatorio anticipato.
Anzi costituiscono uno stato migliore del purgatorio stesso.
Perché il purgatorio di là ha solo un effetto  purificatorio, mentre di qua ha un effetto purificatorio e meritorio insieme.
Le sofferenze sopportate col Signore, a detta di San Paolo, ci procurano una quantità smisurata di gloria: “Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria” (2 Cor 4,17).

3. È anche il pensiero di quel grande dottore della Chiesa che è Santa Caterina da Siena, la quale in una delle sue celebri lettere scrive: “Non abbiate a schifo la malattia. Pensate quanto è grande la grazia divina che, nel tempo della malattia, pone freno a molti vizi e difetti che si commetterebbero avendo la sanità.
Inoltre la malattia sconta e purga i peccati commessi: essi meritano pena infinita e Dio, per la sua misericordia, li punisce con pena finita” (Lettera n. 5).
E in un’altra scrive: “Quando l’anima considera di avere offeso il suo creatore, sommo ed eterno bene, reputa grandissima grazia da parte di Dio che egli la punisca in questa vita, e non abbia stabilito di punirla nell’altra, dove sono pene infinite” (Lettera n. 4).
“Se consideriamo i peccati e i difetti nostri, e quanto abbiamo offeso Dio, bene infinito, per cui dovremmo subire una pena infinita non solo per le grandi colpe ma altresì per una piccola, ci convinceremo che veramente siamo degni di mille inferni. Eppure egli, con misericordia, ci punisce in questo tempo finito, nel quale, sopportando con pazienza,
si sconta e si merita
.
Non avviene così delle pene che l’anima sostiene nell’altra vita. Perché, se essa si trova nelle pene del purgatorio, sconta, sì, ma non merita.
Sopportiamo dunque con buona volontà questa piccola pena. Piccola, in vero, si può dire, questa e ogni altra, per la brevità del tempo. Poiché in questa vita tanto grande è la fatica quanto grande è il tempo. E quanto è il tempo nostro?
È quanto una punta d’ago. È ben vero dunque che essa è piccola” (Lettera n. 13).

4. A scanso di equivoci, quando Santa Caterina dice che “Dio punisce” usa un linguaggio antropomorfico.
Sicché l’espressione va intesa come una permissione di Dio.
Una permissione che è volta ad un bene ancora più grande, perché procura una quantità smisurata di gloria ed è eterno.

5. Per tornare alla tua domanda, abbiamo buoni motivi per pensare che la tua amica abbia fatto il suo purgatorio di qua e, ricevuti i sacramenti della Chiesa, sia volata in cielo.
Ciò non di meno, non tralasciare le preghiere e le opere di suffragio.
Dice il catechismo della Chiesa Cattolica: “Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti: “Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre, perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere” (CCC 1032).
Soprattutto: “La nostra preghiera per loro può non solo aiutarli, ma anche rendere efficace la loro intercessione in nostro favore” (CCC 958).

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo