Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un seminarista al primo anno di seminario e frequento il primo anno di filosofia all’università. Oggi durante un corso opzionale intitolato "introduzione al mistero di Cristo", uno studente, di una confessione certamente non cattolica, ha posto la questione della differenza tra l’incarnazione di Gesù Cristo, e le apparizioni di Dio nell’antico testamento. Partendo dal presupposto che spesso Dio si manifestava nella forma dei tre angeli, come mai in Genesi 18 si dice che apparve come tre uomini? E nello specifico, come si spiega il suo mangiare con Abramo?


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. c’è una differenza sostanziale tra l’incarnazione di Dio e le sue apparizioni nell’antico testamento.
Nelle apparizioni non assunse vera carne, ma solo somiglianza.
Per comprendere che cosa sia avvenuto in Genesi 18 è necessario ripresentare il testo per i nostri visitatori: “Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli (Abramo) sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo” (Gn 18,1-3).
Il testo sacro non lascia dubbi: è il Signore che apparve.
Apparve sotto sembianze umane.
L’autore della lettera agli ebrei, alludendo chiaramente alla vicenda di Abramo, dice che quei tre uomini erano angeli: “Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli” (Eb 13,2).
Dio dunque si è manifestato sotto forma angelica e questi angeli si sono manifestati sotto forma umana.
Non si tratta di incarnazione, ma di creazione miracolosa di un’immagine che metteva sensibilmente Abramo in comunione con Dio.

2. Il testo sacro prosegue dicendo che Abramo, col massimo di ospitalità, fece subito preparare per quei tre personaggi un lauto pranzo (“Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato”, Gn 18,8).
“Mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono” (Gn 18,9).
Ecco allora la domanda: se erano angeli, come poterono mangiare, dal momento che gli angeli non hanno materia, ma sono puri spiriti?
La risposta viene data in Tob 12,19 dove si parla dell’Angelo Raffaele che accompagnò sotto sembianze umane il giovane Tobia durante tutto il suo viaggio.
Raffaele alla fine manifestò la sua identità e disse: “Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della gloria del Signore” (Tob 12,5).
Poi aggiunse: “Quando ero con voi, io stavo con voi non per bontà mia, ma per la volontà di Dio: lui dovete benedire sempre, a lui cantate inni. Quando voi mi vedevate mangiare, io non mangiavo affatto: ciò che vedevate era solo apparenza” (Tob 12,18-19).
Pertanto come Raffaele mangiava solo in apparenza, così i tre personaggi misteriosi comparsi ad Abramo mangiarono, ma solo in apparenza.

3. Cristo, invece, non assunse semplicemente sembianze umane, ma un vero corpo e una vera anima umana.
Durante la sua vita terrena mangiò non in apparenza, ma realmente come mangiano tutti i mortali.
Provò fame, come ad esempio dopo l’estenuante digiuno di quaranta giorni e quaranta notti, e provò sete come quando in croce disse: “Ho sete”.

4. Dopo la sua risurrezione, di fronte ai discepoli increduli, volle mangiare anche con il suo corpo glorioso, sebbene i corpi gloriosi non abbiano necessità di nutrirsi.
E mangiò veramente, non solo in apparenza.
Ecco che cosa dice San Tommaso a proposito del Cristo risorto che prese una porzione di pesce arrostito e la mangiò davanti ai discepoli (Lc 24,42): “II mangiare di Cristo fu diverso da quello degli angeli. Poiché, non avendo gli angeli assunto dei corpi vivi ed animati, la loro non era una manducazione reale, sebbene ci fosse una reale masticazione del cibo e un’ingestione verso le interiora del corpo assunto. Di qui le parole dette dall’angelo a Tobia: "Quando ero con voi sembrava che io mangiassi e bevessi; ma io mi nutro di un cibo invisibile". Essendo invece il corpo di Cristo un vero corpo animato, la sua fu una manducazione reale. Infatti, come scrive S. Agostino, "ai corpi dei risorti viene tolta non la facoltà, ma la necessità di mangiare". E S. Beda afferma che "Cristo mangiò per (mostrare) la facoltà; non per la necessità di farlo"” (Somma teologica, III, 56, ad 1).

Ti faccio tanti auguri per l’itinerario di seminarista che hai intrapreso.
Prego il Signore che quanto ha iniziato in te lo porti a compimento.
Non ti poteva capitare grazia più straordinaria che quella di essere chiamato al sacerdozio.
Sii perseverante.
Mentre ti affido anche alle preghiere dei nostri visitatori, ti benedico.
Padre Angelo