Quesito

Caro Padre Angelo,
sono una signora felicemente sposata. 
Io sono credente, voglio esserlo e tengo molto ad  osservare i  comandamenti mentre mio marito lo è sempre stato poco.
Nel nostro matrimonio c’è una bellissima intesa e sintonia basata sull’amore.
Non abbiamo mai voluto avere figli per i seguenti motivi:
tanto la sottoscritta che mia marito siamo parzialmente disabili.
Poi abbiamo timore di trasmettere le nostre disabilità ai figli che nascano malati gravi e che si sentano rifiutati a motivo delle loro disabilità.
E infine anche perché io non li ho mai desiderati, sia perché non me ne sento attratta, sia perché non mi vedo come mamma ma mi sento ancora figlia.
Aggiungo che ho tanta tanta paura del dolore e dei rischi che portano il partorire.
Da qualche giorno però facendo ricerche online sul sesto comandamento ho scoperto che stavamo facendo peccato grave non solo per non voler figli (fatto della cui gravità in verità non ci siamo mai resi conto), ma di conseguenza anche per usare come contraccettivo naturale il coito interrotto.
Da allora mi sento in colpa e me ne dispiaccio ed io che ero solita fare la comunione e per il vero mi sono appena confessata, per queste ragioni non voglio più ricevere l’eucarestia finchè non avrò avuto un chiarimento o conferma.
Prego tanto Gesu’ e Maria e per carità intercedete anche voi Amici Domenicani per noi, per uscire da questo peccato grave, perché io voglio rimanere sempre in amicizia con Dio ed ancor di più far in modo che mio marito si riavvicini a Lui. 
Cordiali saluti e complimenti per la bella rubrica, ci voleva proprio.


Risposta del sacerdote

Carissima,
eccomi finalmente a te.

1. Su quanto mi hai scritto è necessario fare una distinzione.
Sulla volontà di procreare: i coniugi – consapevoli che il matrimonio è ordinato alla generazione ed educazione dei figli – devono esprimere in maniera responsabile la decisione di procreare.
All’interno di una coppia vi possono essere motivi seri che esimono dal procreare per un determinato tempo o anche per tutta la vita.
Ecco l’insegnamento di Pio XII:
“Da quella prestazione positiva obbligatoria (la procreazione) possono esimere, anche per lungo tempo, anzi per l’intera durata del matrimonio, seri motivi, come quelli che si hanno non di rado nella cosiddetta indicazione medica, eugenica, economica e sociale. Da ciò consegue che l’osservanza dei tempi infecondi può essere lecita sotto l’aspetto morale e nelle condizioni menzionate è realmente tale. Se però non vi sono, secondo un giudizio ragionevole ed equo, simili gravi ragioni personali o derivanti da circostanze esteriori, la volontà di evitare abitualmente la fecondità della loro unione, pur continuando a soddisfare pienamente la loro sensualità, non può derivare che da un falso apprezzamento della vita e da motivi estranei alle rette norme etiche” (Discorso alle ostetriche 20. X. 1951).
Mi pare che nel tuo caso si possa riscontrare quanto ha insegnato il Papa. Sotto questo aspetto dunque puoi essere serena.

2. C’è un altro problema però, ed è quello dei rapporti coniugali che vanno compiuti secondo la finalità che le ha dato il Signore.
Ciò significa che rimane sempre esclusa la contraccezione (compreso il coito interrotto) perché altera il disegno di Dio sulla sessualità e impedisce a quell’atto di esprimere tutta la carica oblativa di cui è carico.
Donarsi in totalità significa mettersi in gioco, accettare il significato procreativo di quegli atti e con ciò stesso la disposizione di fondo ad accogliere il bambino qualora venga concepito al di fuori della propria programmazione.

3. Questa è l’intrinseca differenza tra gli atti coniugali compiuti usando dei tempi di infertilità della donna e la contraccezione.
Mentre questa è chiusura alla vita ed è chiusura anche a Dio e al suo disegno salvifico perché al suo disegno si sostituisce il proprio, i metodi naturali invece (che vengono anche indicati come percorso di castità coniugale) fanno permanere nel disegno di Dio, nell’orizzonte del dono totale di sé fino all’immolazione (generare ed educare dei figli è come un immolarsi, un perdersi per ìl loro bene) e pertanto aiutano a rimanere uniti a Dio senza finzioni e agevolano il percorso di santificazione.

4. Chi è lontano da Dio, come certi giornalisti e certe giornaliste che si dichiarano prima donne e poi giornaliste e rivendicano l’uso della sessualità secondo il loro totale arbitrio, non capiscono queste cose.
Credono di capire tutto, e invece restando solo alla superficie non capiscono quello che in questo vi è di più grande, di più bello e di più santificante.
È ciò che san Paolo ha condensato in  queste parole: “Questo mistero (realtà nascosta) è grande, lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa” (Ef 5,32).
Sì, a loro è sottratto il mistero, il mistero grande. È sottratta la realtà nascosta, la perla preziosa.
O per dirla ancora con le parole di Nostro Signore: “A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché: guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato” (Mc 4,11-2).
È ben triste la situazione di queste persone che davanti al mondo credono di essere chissà che cosa per la rivendicazione dell’amore libero con chi (sesso) si vuole e con quanti si vuole loro.

5. Potessero almeno intendere le parole proferirete anche per loro nell’Apocalisse: “Tu dici: ‘‘Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla, ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo.
Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, vesti bianche per coprirti e nascondere la vergognosa tua nudità e collirio per ungerti gli occhi e ricuperare la vista” (Ap 3,17-18).
L’oro purificato è il Sangue del Signore che è lavacro di redenzione per le nostre anime.
La veste bianca è la grazia santificante che porta dentro di noi la presenza personale di Dio.
Il collirio è la fede che dà una vista più lunga e viene resa più splendida nella partecipazione ai sacramenti, e nel nostro caso a quello della confessione o penitenza.

6. Ti auguro di poter conoscere i metodi naturali e di applicarli.
E se per caso vi fosse qualche caduta, ti ripeto quanto ha insegnato il beato Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae: “E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita nel sacramento della Penitenza” (HV 25).

 Ti ringrazio per la molta pazienza con cui hai atteso la risposta, ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e con te ricordo anche tuo marito e vi benedico.
Padre Angelo