Quesito

Caro Padre Angelo,
volendo partecipare alla Santa Messa ma essendo in peccato mortale, ho chiesto al sacerdote di volermi confessare. Mancando solo 10 minuti all’inizio della celebrazione, mi ha risposto che potevo fare la comunione e confessarmi subito dopo la messa. La pratica per me era insolita ma mi sono fidato del sacerdote. Ho assistito alla messa e ho preso l’eucarestia. A fine messa l’ho cercato e mi sono confessato ottenendo l’assoluzione.
Tuttavia mi rimane il dubbio: non avrò commesso sacrilegio facendo la comunione non in stato di grazia, anche se me l’ha suggerito un sacerdote?
Se sì, come ottenere il perdono?
La ringrazio per la disponibilità e le invio un caro saluto.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. Quel sacerdote ha sbagliato agendo arbitrariamente.
Supponiamo che tu fossi stato un convivente oppure una persona che non manifestava volontà di emendarsi. In quel caso lui non avrebbe potuto darti l’assoluzione e nel frattempo ti avrebbe esposto a compere sacrilegio.

2. La confessione necessariamente è previa alla Comunione.
Giovanni Paolo II ha affermato nell’enciclica Ecclesia de Eucharistia: “In questa linea giustamente il Catechismo della Chiesa Cattolica stabilisce: «Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla comunione» (n. 1385; cfr Codice di Diritto Canonico, can. 916). Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell’apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, «si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale» (DS 1647, 1661)” (Ecclesia de Eucharistia 36).

3. Di per sé tu non dovevi fare la S. Comunione, anche se l’indicazione ti veniva data dal sacerdote.
Vale di più il precetto della Sacra Scrittura che quello del Sacerdote:: “Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno pertanto esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e un buon numero sono morti” (1 Cor 11,27-30).

4. A questo punto tu hai fatto la Comunione.
Se non hai premesso almeno un atto di dolore perfetto hai fatto un sacrilegio.
Questo eventuale sacrilegio tu non l’hai accusato perché, fidandoti del sacerdote, non ritenevi di esserti ulteriormente macchiato.

5. Tuttavia il sacerdote alla fine di ha dato l’assoluzione e certamente attraverso l’assoluzione la tua anima è tornata in grazia perché da parte tua non c’era l’intenzione di tacere nessun peccato.

6. Considerando che non avevi l’avvertenza psicologica e morale di compiere un sacrilegio, puoi sentirti tranquillo in coscienza.

7. Ma un’altra volta, se un sacerdote ti dicesse di fare ugualmente la Comunione, non farla.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo