Quesito

Reverendo Padre,
C’è una domanda che tormenta la mia fede da molto tempo: perché Dio, infinita Provvidenza e sommo Amore, ha fatto sì che, secondo le stime attuali, più della metà delle blastocisti umane non si impiantino nell’utero della madre? Questo vuol dire che, poiché la creazione dell’anima avviene alla fecondazione, prima dell’impianto, c’è in Paradiso, esentata dalla vita terrena dopo una settimana dal concepimento, una "seconda umanità", più grande di quella che giunge a nascere. Si tratta di miliardi e miliardi di persone, molte di più delle pur tante vittime di aborto procurato!
Se questi miliardi di umani sono beati dopo una settimana dalla loro creazione, perché a noi tocca penare una vita intera per giungere alla visione beatifica di Dio, e corriamo anche il rischio di non arrivarci?
Le porgo la mia benedizione per l’opera che porta avanti, e la ringrazio di cuore per l’aiuto che vorrà darmi.

Carlo Alberto R.
Torino


Risposta del sacerdote

Caro Carlo Alberto,
1. mi dici: perché a noi tocca penare una vita intera per giungere alla visione beatifica di Dio, e corriamo anche il rischio di non arrivarci?
Permettimi dire scherzosamente, ma poi neanche troppo scherzosamente, che in realtà siamo così contenti di penare in questo mondo…
E che ci dispiace tanto quando ci dicono che abbiamo ancora ben poco da penare…
Non è così?

2. Uscendo però dalla battuta, certo sarebbe più facile dire che tutti quegli embrioni non sono persone umane.
Ma dal momento del concepimento ci troviamo di fronte ad un essere nuovo quale mai c’è stato e quale mai vi sarà.
Che abbia una cellula o un miliardo di cellule fa differenza.

3. Do per scontato che più della metà delle blastocisti non si impianti nel grembo materno.
Ma la cosa che più impressiona quando si parla della fase germinale della vita è questa: che non c’è nessun salto dall’inumano all’umano.
Nel DNA c’è già in qualche modo tutta l’informazione di quello che quella persona diverrà nel suo sviluppo.
Nessuno può dire che dal momento del concepimento non sia iniziata una vita nuova, anzi una vita umana.
Anche coloro che noi chiamiamo embrioni (a livello di blastula) sono esseri umani. Non sono cose.
Né sono semplicemente materiale umano.

4. Gli specialisti in materia ci dicono che in quell’embrione vi è:
– una reale coordinazione delle parti: le varie cellule, pur essendo totipotenziali, si moltiplicano in funzione del tutto;
– inoltre nell’embrione, anche nelle primissime fasi di vita, vi è continuità: lo sviluppo è omogeneo. È sempre la medesima realtà che progredisce. Non vi è alcuna modifica nel DNA.
– Infine vi è gradualità: la forma adulta viene acquisita gradualmente.

5. Sotto il profilo teologico Benedetto XVI ha detto che “l’amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre e il bambino o il giovane o l’uomo maturo o l’anziano. Non fa differenza perché in ognuno di essi vede l’impronta della propria immagine e somiglianza (Gn 1,26). Non fa differenza perché in tutti ravvisa il volto del suo Figlio Unigenito, in cui ‘‘ci ha scelti prima della creazione del mondo,… predestinandoci a essere suoi figli adottivi… secondo il beneplacito della sua volontà’ (Ef 1,4-6)” (27.2.2006).

Ti ringrazio molto per la benedizione che mi dai: è una bella preghiera.
Anch’io ti benedico e contraccambio il caloroso augurio.
Ti assicuro il mio ricordo davanti al Signore.
Padre Angelo