Egr. P Angelo.
perché San Tommaso, pur essendo un apostolo di Gesù e avendo quindi assistito ai suoi miracoli, ha avuto difficoltà a credere a quello che dicevano i compagni dopo la resurrezione?
Salvatore


Caro Salvatore,
1. probabilmente perché san Pietro dopo il triplice rinnegamento di Gesù fatto davanti ad una serva (una “giovane portinaia” Gv 18,17) aveva perso autorevolezza.
L’aveva rinnegato proprio lui che aveva detto: “Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò” (Mt 26,35).

2. È più o meno questa la motivazione proposta dall’autorevole biblista Padre M.-J. Lagrange: “Tra gli apostoli uno non si trovava presente in quella sera, Tommaso, che, pur essendo stato probabilmente convocato con gli altri dopo l’apparizione a Pietro, non poté o non giudicò opportuno di intervenire ritenendo forse che Pietro non fosse in quello più attendibile delle stesse donne. Non solo, ma rifiutò perfino di prestar fede alla testimonianza di tutti i suoi fratelli” (L’evangelo di Gesù Cristo, p. 583).
Alle donne gli apostoli non credettero. Va ricordato che a quei tempi le donne erano ritenute incapaci di testimoniare e di deporre nei tribunali.
San Pietro, a quel punto, era credibile quanto le donne.
Tra parentesi va detto che Cristo con la sua risurrezione conferisce proprio alle donne, a coloro che i maschi avevano privato della possibilità di deporre e di testimoniare, il compito di testimoniare la notizia più grande della storia, quella che ne avrebbe rivelato il più profondo significato: la risurrezione di Cristo.

3. Continua il padre Lagrange: “Ai nostri giorni si è poco disposti a credere ai miracoli, ma si è fin troppo creduli quando si parla in nome della scienza.
Una delle furberie di Renan fu di affermare, come se egli lo avesse constatato in Oriente, che gli orientali sono sempre alla ricerca di un intervento soprannaturale per poter poi aderirvi con trasporto. Tale non fu la disposizione d’animo dei contemporanei di Gesù e neppure quella che dimostrano gli orientali moderni.
Dalle alture dove l’avevano relegato in una trascendenza maestosa, Dio non si occupava dell’andamento del mondo se non per conservargli il suo movimento regolare.
Neppure gli apostoli in tutta la storia di Gesù sembrano molto propensi alle manifestazioni soprannaturali. Essi aspettavano senza dubbio la grande manifestazione Messianica, ma non si era verificata.
La Passione, di cui avevano rigettato perfino l’idea, era venuta a turbare ogni loro fiducia. Non avendo compreso ciò che Gesù aveva affermato su questo punto, la rivincita gloriosa che sarebbe seguita in forma di risurrezione sfuggiva ad ogni loro previsione.
Quando furono convinti in seguito all’evidenza del fatto, Tommaso rimase ricalcitrante. Per lui i discepoli erano vittime di una allucinazione e non avevano scorto che un fantasma.
E siccome gli si veniva obiettando l’ostensione delle ferite del crocifisso, soggiunse che non bastava in simili casi vedere, bisognava toccare e su questo punto egli non si fidava che di sé: «Se io non vedo nelle sue mani la traccia dei chiodi e se non metto le mie dita nel foro da essi lasciato e la mia mano nel suo costato, io non crederò»” (Ib., pp. 583-584).
Interessante notare quello che padre Lagrange dice di Renan “come se egli lo avesse constatato in Oriente”. Aveva scritto una vita di Gesù Cristo e parlava dei costumi degli orientali senza essere mai andato in quelle regioni!

4. Conclude il Padre Lagrange: “Impariamo a questo punto ad avere per quelli che dubitano la stessa indulgenza di nostro Signore.
Egli lasciò per il periodo di sette giorni continui Tommaso alle sue denegazioni ostinate.
Gli apostoli, dopo aver visto il Cristo a Gerusalemme, non si davano gran pensiero di far ritorno in Galilea e si riunirono l’ottavo giorno, forse per pregare insieme ancora una volta, forse per prendere alcune disposizioni intorno al viaggio di ritorno che doveva essere fatto in comune.
Le porte erano chiuse, quando a un tratto Gesù si mostrò ancora tra essi e li salutò dicendo: «La pace sia con voi!». Poi, voltosi a Tomaso gli disse: Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!» (Gv 20,17).
Tommaso lasciò al Cristo di impadronirsi della sua mano e se la lasciò mettere accanto alla ferita del suo costato oppure, rinunciando ormai alla sua logica, si arrese all’evidenza di ciò che i suoi occhi contemplavano”. Comunque fu all’incredulo che sfuggì quale primo atto di fede esplicito nella divinità del risorto il grido: «Mio Signore e mio Dio!»” (Ib., pp. 584-585).

Con l’augurio che la tua fede e la testimonianza che ne dai sia come quella dell’apostolo Tommaso ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo