Egr. P. Angelo,
desidero esprimere qualche mia riflessione.
– Che valore ha la preghiera. Se questa consuetudine nasce, per es. dalla frase evangelica ” ..chiedete e vi sarà dato” , mi chiedo allora perché pur pregando tutte le domeniche, non otteniamo mai quel che chiediamo?
– Se ognuno di noi ha il dono del libero arbitrio e può scegliere come condurre la propria esistenza, che senso ha allora pregare per i defunti, quando per essi tutto sulla terra si è compiuto?
Salvatore


Caro Salvatore
1. Alla prima domanda ti rispondo con San Tommaso d’Aquino:
“Se le cose che uno domanda per sé non gli sono utili per la beatitudine (per il Paradiso), non la merita: anzi talora compromette il suo merito, desiderando e chiedendo queste cose: p. es., se uno chiede a Dio di poter compiere un peccato; il che equivale a pregare in modo non pio.
Talora invece si tratta di cose non necessarie, ma neppure chiaramente contrarie alla salvezza eterna. E allora, sebbene chi prega possa così meritare la vita eterna, tuttavia non merita di ottenere quello che domanda. Di qui le parole di S. Agostino: “Chi con fede prega per le necessità della vita presente, con uguale misericordia può essere esaudito e non esaudito. Poiché il medico sa meglio del malato quello che fa bene all’infermo” (In libro sententiarum Prosperi). Per questo S. Paolo non fu esaudito quando chiese di essere liberato dallo stimolo della carne, perché appunto non era conveniente.
Se invece quello che si domanda è utile alla beatitudine di chi prega, come elemento indispensabile per la sua salvezza, allora uno lo merita non soltanto pregando, ma anche facendo altre opere buone. Perciò allora uno riceve infallibilmente quanto chiede, però a tempo debito: “infatti”, come nota S. Agostino, “certe cose non vengono negate, ma vengono differite per essere concesse al momento opportuno” (Commento al Vangelo di Giovanni).
Questo però può essere impedito, se uno non insiste a pregare. Ecco perché S. Basilio scriveva: “Per questo spesso domandi e non ottieni, perché domandi malamente, e con poca fede, o con leggerezza, oppure chiedendo cose che non ti giovano, o senza insistere“.
E siccome uno non può meritare ad altri a tutto rigore la vita eterna, come sopra abbiamo visto, di conseguenza non sempre uno può così meritare ad altri le cose che si richiedono per la vita eterna.
E anche per questo non sempre viene esaudito chi prega per un altro.
Perciò perché uno impetri sempre quello che domanda, si richiede il concorso di queste quattro condizioni: che preghi per se stesso, che chieda cose necessarie per salvarsi, e lo faccia con pietà e perseveranza” (Somma teologica II-II, 83, 15, ad 2).

2. Per la seconda domanda giova ricordare che in forza della carità tutti costituiamo una cosa sola, un solo corpo.
Allora proprio perché siamo una cosa sola possiamo pregare anche per gli altri e in particolare per i defunti.

3. Se i defunti si trovano in Purgatorio hanno la carità. Sono infatti salvi poiché possiedono la grazia. Formano con noi l’unico corpo mistico di Cristo
Allora possiamo pregare per loro e aiutarli nella loro purificazione, perché ciò che uno fa, ridonda nello stesso tempo a beneficio anche di tutti.

4. Se i defunti si trovano in Paradiso non preghiamo per loro perché non ne hanno bisogno.
Possiamo però ravvivare la nostra comunione con loro pregando in loro onore e impetrando la loro intercessione.

5. Se si trovano all’inferno purtroppo sono irrimediabilmente separati da noi perché non hanno la carità e non possono più ricuperarla.

6. Poiché però non conosciamo il destino eterno dei singoli defunti, ad eccezione di coloro che sono proclamati Santi dalla Chiesa, possiamo e dobbiamo pregare per tutti, senza escludere nessuno.
In ogni caso la nostra preghiera fruttifica sempre per noi e per tutti perché quando un’anima prega con se stessa eleva tutta la Chiesa, tutto il mondo.

Con l’augurio che anche tu possa elevare senza sosta la Chiesa e il mondo con le tue preghiere ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo