Caro Padre Angelo,
volevo porle un quesito, perché quando si consacra l’ostia ne viene staccato un pezzettino e messo nel calice?
La ringrazio anticipatamente


Carissima,
1. il rito con cui il sacerdote spezza l’ostia consacrata viene chiamato “frazione del pane” (fractio panis).
Questo nome ebbe ben presto così largo uso che inizialmente l’Eucaristia (la Messa) veniva chiamata “frazione del pane”.
Anzi, frazione del pane fu la prima parola usata per indicare l’Eucaristia.
Così ad esempio già negli Atti degli Apostoli, dove si legge che i credenti in Cristo “erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere” (At 2,42); “Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo” (At 2,46-47).
Più avanti negli Atti si legge: “Il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane” (At 20,7).
Il primo giorno della settimana era il primo dopo il sabato e corrisponde alla nostra domenica.

2. Questo rito consiste nello spezzare il pane eucaristico prima di distribuirlo nella Santa Comunione.
Gli ebrei non usavano tagliare il pane, ma lo rompevano.
Uniformandosi a quest’uso, Gesù nell’ultima Cena spezzò il pane che consacrava per distribuirlo ai suoi Apostoli: “Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo” (Mt 26,26).

3. Dovunque il rito della fractio panis si distaccò dalla Consacrazione per collocarsi prima della Comunione.

4. Fin dall’inizio questo rito e quest’espressione significa la comunione con Cristo: “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?” (1 Cor 10,16). Era “un mangiare la cena del Signore” (1 Cor 11,20).

5. Quando in antico si spezzava il pane se ne riservava una parte per il sacerdote, un’altra per i fedeli (e serviva anche per la cosiddetta “riserva eucaristica” da portare ai malati).
E un’altra infine veniva versata nel calice. Ecco il gesto di cui chiedi il significato.

6. Questo rito significa l’unità della Chiesa nel senso più ampio della parola.
E pertanto sia l’unità della Chiesa nel corso del tempo collegando la Messa di ieri a quella di oggi e sia anche l’unità della Chiesa nello spazio collegando la Messa del vescovo con quella dei suoi sacerdoti e l’unità di tutti coloro che celebrano l’Eucaristia.

7. È dunque il momento in cui si ravviva la comunione con Cristo e con tutti i presenti, anzi con tutti i credenti, compresi quelli che non ci vogliono bene o con i quali c’è qualche raffreddamento o incomprensione.
Questo sta a dire che sarebbe privo di senso, anzi sarebbe un peccato, il nostro andare a fare la Santa Comunione con il Signore e in Lui con tutti i fratelli se questa comunione non ci fosse già nel nostro cuore.

Nell’augurarti ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo