Rev. P. Bellon,
mi chiamo Lorenzo, ho 30 anni e sono cattolico praticante. Leggo spesso la sua rubrica e trovo che le risposte che dà siano sempre molto chiare e precise, lucidamente ispirate alle Verità della Fede che la Dottrina della Chiesa ha trasmesso nei secoli. È per questo motivo che ho deciso di scriverle anch’io nella speranza che possa fornirmi una chiave di interpretazione coerente con il Magistero su una riflessione che sto facendo da qualche tempo.
Il tema principale di questo Pontificato è sicuramente la misericordia divina, ossia la inestinguibile attitudine al perdono che Dio ha nei confronti del genere umano. Nonostante gli sporadici episodi veterotestamentari in cui il Signore manifesta la sua severità nei confronti di chi persevera a compiere il male, innumerevoli sono gli spunti – dai Salmi alle parole stesse di Gesù – che la Bibbia offre per mostrare come Egli sia anche misericordioso e conceda al peccatore infinite occasioni per ravvedersi. Si potrebbe arrivare a dire che l’ira e la misericordia divine trovano la loro origine e il loro naturale epilogo nella Sua Giustizia.
Ora, la mia riflessione scaturisce proprio da queste premesse. Dato per acquisito che il Signore perdona i peccati di chi si rivolge a Lui con cuore pentito e che, per quante e quanto gravi siano, ne dimentica le colpe “quasi” come se non le avesse mai compiute, è altrettanto vero che anche noi, per quanto ci concerne, siamo tenuti a perdonare chi ci ha fatto del male. Mi sembra però di capire che questo precetto del perdono ponga l’ideale teologico della misericordia umana ad un livello superiore rispetto a quella divina. Se infatti il comandamento della prima è per certi versi unilaterale (“ama i nemici”, “porgi l’altra guancia”, tutte cose che Gesù ha fatto), la seconda è sempre condizionata al pentimento dell’offensore e alla sua penitenza. Tant’è vero che chi muore senza pentirsi dei propri peccati finisce all’inferno e chi si pente ma non li ha espiati dovrà farlo in Purgatorio (di qui il mio “quasi” di qualche riga sopra).
Cosa mi dice lei, ho ragione di pensarlo o no? Vorrei una risposta diretta, quasi secca (sì, no, perché), come è nel suo stile. Non mi dica per favore che è chi finisce all’inferno a non aver voluto il perdono di Dio né che il rapporto uomo/Dio non è paritario e quindi non possiamo chiedere un perdono incondizionato: sono tutte cose che già so e francamente le troverei fuori tema. Mi spieghi piuttosto, se ho torto, perché fra uomini, invece di perdonarci l’un l’altro, non ci è chiesto semplicemente di non vendicarci l’un l’altro.
Mi scuso se nelle ultime frasi posso esserle apparso quasi arrogante, ma volevo specificare al massimo che tipo di risposta avrei piacere di ricevere e soprattutto quali sono i punti che vorrei vedere approfonditi.
Per favore preghi per me
Lorenzo


Caro Lorenzo,
1. un conto è il perdono e un altro conto è la riconciliazione.
Il perdono lo puoi dare anche se chi è colpevole non si pente.
Gesù dalla croce ha fatto così nei confronti di tutti.

2. La riconciliazione invece suppone che chi si è allontanato abbia il desiderio di tornare in comunione.
Come vedi il perdono suppone la buona volontà anche da una sola parte, sebbene l’altro non sia pentito.
La riconciliazione invece suppone la buona volontà da ambedue le parti.

3. Il quarto sacramento istituito da Gesù non è solo il Sacramento del perdono. Ma è anche e soprattutto il sacramento della Riconciliazione.

4. Per questo la Comunione pre richiede la volontà di riconciliarsi.
Non c’è vera Comunione se non c’è riconciliazione.

5. Il Catechismo della Chiesa Cattolica osserva che “durante la sua vita pubblica, Gesù non ha soltanto perdonato i peccati; ha pure manifestato l’effetto di questo perdono: egli ha reintegrato i peccatori perdonati nella comunità del Popolo di Dio, dalla quale il peccato li aveva allontanati o persino esclusi.
Un segno chiaro di ciò è il fatto che Gesù ammette i peccatori alla sua tavola; più ancora, egli stesso siede alla loro mensa, gesto che esprime in modo sconvolgente il perdono di Dio e, nello stesso tempo, il ritorno in seno al Popolo di Dio” (CCC 1443).

6. Per questo per la riconciliazione è necessario un radicale riorientamento di tutta la vita, un ritorno, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura con il peccato, un’avversione per il male, insieme con la riprovazione nei confronti delle cattive azioni commesse (cfr CCC 1431).

Volentieri ti ricordo al Signore secondo il tuo desiderio e con tutte le tue intenzioni.
Ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo