Buon pomeriggio, Padre Angelo.
Scrivo per una questione in cui mi dibatto da molto tempo riguardo il peccato originale originato e pongo a Lei la mia domanda: come devo intendere il mio personale libero arbitrio che evidentemente è irrimediabilmente compromesso dal peccato originale originante?
In attesa di Sua risposta, chino il capo alla Sua benedizione e saluto gioiosamente in Cristo.
Maria Teresa


Cara Maria Teresa,
1. non è vero che la libertà umana sia stata compromessa col peccato originale.
La testimonianza della nostra coscienza ci attesta che siamo liberi.
Sì, è vero, siamo inclinati al male, subiamo le tentazioni.
Ma ciononostante siamo consapevoli di essere liberi e che la libertà è una straordinaria potenza che ci dà la forza di resistere a qualsiasi tentazione.
A questo si aggiunga che Dio viene in nostro soccorso aiutandoci con la grazia.

2. È stato Lutero a dire che col peccato originale la nostra libertà si è estinta e che di essa ne sarebbe rimasto solo il nome, ma non la realtà.
Tuttavia egli stesso ha dovuto poi concedere che un po’ di libertà rimane almeno sul piano sociale, diversamente non sarebbe stato giusto condannare in tribunale e punire uno che non è responsabile dei suoi atti.
All’errore di Lutero la Chiesa cattolica ha reagito proclamando addirittura con un dogma di fede che anche dopo il peccato originale l’uomo è rimasto libero.
L’ha fatto anzitutto con la Bolla Exurge Domine (15.6.1520) condannando l’affermazione secondo cui “dopo il peccato il libero arbitrio è cosa di solo titolo” (DS 1486).
Successivamente il Concilio di Trento ha rafforzato tale condanna con una definizione dogmatica, affermando che l’uomo è rimasto libero anche dopo il peccato di Adamo: “Se qualcuno dice che il libero arbitrio dell’uomo si è perso ed estinto dopo il peccato di Adamo, o che è cosa di solo titolo o nome o invenzione introdotta da Satana nella Chiesa, sia scomunicato” (DS 1555).

3. A proposito della concupiscenza che certamente insidia la libertà ma non la distrugge sono molto belle le affermazioni del Concilio di Trento che ora ti riporto: “Questo santo Sinodo professa e ritiene tuttavia che nei battezzati rimane la concupiscenza o passione; ma, essendo questa lasciata per la prova, non può nuocere a quelli che non vi acconsentono e che le si oppongono virilmente con la grazia di Gesú Cristo perché non riceve la corona se non chi ha lottato secondo le regole (2 Tm 2,5).
Il santo Sinodo dichiara che la Chiesa cattolica non ha mai inteso che questa concupiscenza, che talora l’apostolo chiama peccato (Rm 6,12), fosse definita peccato, ma si chiama peccato perché ha origine dal peccato e ad esso inclina.
Se qualcuno crede il contrario: sia anatema” (Sessione V, 17 giugno I546, Decreto sul peccato originale).

4. A ragione sant’Agostino aveva detto che l’insidia o il conflitto è stato lasciato per favorire il combattimento: Conflictus ad agonem relictus est (Contra Julianum, 72).
San Tommaso ricorda che “le attribuzioni o facoltà di ordine naturale non sono state né sottratte né conferite all’uomo a motivo del peccato” (Somma teologica, I, 98, 2). Tra le facoltà non sottratte c’è anche la libertà.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo