Perché due omossesuali non possono ricevere in affido un bambino

Perché due omossesuali non possono ricevere in affido un bambino

Quesito

Caro Padre Angelo,
sicuramente io sono d’accordo sul fatto che un’eventuale famiglia omosessuale non è una vera famiglia in quanto penso che tutti i bambini hanno diritto a un padre e una madre… però effettivamente due uomini o due donne possono occuparsi affettuosamente di un bambino.
Matteo


Risposta del sacerdote

Caro Matteo,
i bambini, per crescere bene sotto tutti gli aspetti, non hanno bisogno solo di affetto, ma di un particolare affetto: quello del padre e quello della madre.
Una statistica elaborata in Canada ha chiaramente dimostrato che il matrimonio è il tipo di unione più stabile e più benefica per i figli (cfr. documento dei Vescovi del Canada del 6.7.2005).
Solo il 13% dei bambini (uno su sette) nati da genitori sposati, non conviventi prima del matrimonio, ha sperimentato la separazione dei loro genitori, mentre l’ha sperimentata il 63% dei bambini (due su tre) nati da unioni di fatto e il 25% di bambini (uno su quattro) nati da genitori conviventi prima del matrimonio.
Inoltre vanno tenute presenti le conseguenze di vario genere che potrebbero cadere sui bambini all’interno dell’avventura omosessuale.
È stato sottolineato che al momento della legalizzazione del divorzio non furono valutati gli effetti che sarebbero ricaduti sui figli: instabilità emotiva, depressione, povertà, abbandono degli studi, delinquenza, suicidio, ecc.
Non ci vuole molto per capire cosa possa capitare a bambini con dei “genitori” dello stesso sesso.
Uno stato che legalizzi questo pseudo matrimonio si appresta a creare situazioni che non favoriscono il bene dei bambini e tiene in poca considerazione i loro diritti.
Le difficoltà dei figli adottati o di quelli che provengono da famiglie in crisi sono fin troppo note.
Le ricerche a livello psicologico e sociologico non fanno altro che confermare quanto avvertito dal senso comune: i bambini crescono molto meglio in compagnia del loro padre e della loro madre, che hanno ruoli differenti e complementari nella loro vita. Questa complementarità e interazione educativa è cruciale per il processo di crescita del bambino e per lo sviluppo della sua personalità. Lo sviluppo affettivo del bambino, la sua autostima e fiducia in se stesso dipendono da questa complementarità e da questa interazione.
Lo psicanalista Tony Anatrella conferma il sentire comune quando asserisce che “un bambino ha bisogno di un uomo e di una donna per strutturarsi sotto l’aspetto emotivo” e che “è ingiusto pretendere che gli basti sentirsi amato per maturare”. “Il bambino ha bisogno della doppia figura dell’uomo e della donna, del padre e della madre, per svilupparsi coerentemente” (Cfr. Zenit News Agency, 13.5.2004).
Per garantire il diritto al matrimonio tra omosessuali si sacrificano i diritti dei bambini, ancora una volta vittime innocenti non solo della fragilità degli adulti (cosa che purtroppo può sempre succedere), ma della loro perversa volontà, che non vuole arrestarsi di fronte ad un’eventualità così evidente.

Un documento della Congregazione per la dottrina della fede, pubblicato il 3.6.2003 e che ha per titolo “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali“, afferma:
“Come dimostra l’esperienza, l’assenza della bipolarità sessuale crea ostacoli allo sviluppo normale dei bambini eventualmente inseriti all’interno di queste unioni.
A essi manca l’esperienza della maternità o della paternità.
Inserire dei bambini nelle unioni omosessuali per mezzo dell’adozione significa di fatto fare violenza a questi bambini nel senso che ci si approfitta del loro stato di debolezza per introdurli in ambienti che non favoriscono il loro pieno sviluppo umano.
Certamente una tale pratica sarebbe gravemente immorale e si porrebbe in aperta contraddizione con il principio, riconosciuto anche dalla Convenzione internazionale dell’ONU sui diritti dei bambini, secondo il quale l’interesse superiore da tutelare in ogni caso è quello del bambino, la parte più debole e indifesa” (n.7).

Ti saluto, ti accompagno con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo