Le conseguenze di un’eventuale legalizzazione delle unioni di fatto

Le conseguenze di un’eventuale legalizzazione delle unioni di fatto

Quesito

Caro Padre Angelo,
secondo lei quali conseguenze negative potrebbero nascere dalla legalizzazione di queste unioni (e in special modo omosessuali).
Matteo


Risposta del sacerdote

Caro Matteo,
ti riporto due dichiarazioni.

La prima è dei Vescovi francesi, e ha per oggetto le conseguenze sociali della legalizzazione delle unioni di fatto:
“Che lo si voglia o no, il progetto della legalizzazione delle unioni di fatto determina in parte il futuro della società.
Il loro riconoscimento giuridico implica una filosofia della vita tra gli uomini.
Non riconoscerlo dimostrerebbe che non sappiamo più valutare le possibili conseguenze delle decisioni legali sul nostro futuro comune” (Dichiarazione del CONSIGLIO PERMANENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE FRANCESE su una proposta di legge in materia di “unioni di fatto”, 16.9.1998. Cfr. Osservatore Romano del 23.9.1998, p. 4).
E ancora: “sarebbe pregiudizievole vedere una legislazione ratificare una gerarchia di unioni, secondo le tendenze soggettive delle persone, accentuando di fatto la disparità di diritti e di doveri. La società non deve riconoscere tutte le unioni affettive che derivano dall’esperienza singola di ognuno e dall’ambito del privato. La legge può edificarsi solo sulle realtà universali e non sui desideri, o su singolari rappresentazioni affettive” (Ib).

La seconda è della Congregazione per la dottrina della fede, pubblicato il 3.6.2003 e che ha per titolo “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali“.
Essa sottolinea il danno al bene comune che deriverebbe da una legalizzazione delle unioni omosessuali:
“Ci si può chiedere come può essere contraria al bene comune una legge che non impone alcun comportamento particolare, ma si limita a rendere legale una realtà di fatto che apparentemente non sembra comportare ingiustizia verso nessuno.
A questo proposito occorre riflettere innanzitutto sulla differenza esistente tra il comportamento omosessuale come fenomeno privato, e lo stesso comportamento quale relazione sociale legalmente prevista e approvata, fino a diventare una delle istituzioni dell’ordinamento giuridico.
Il secondo fenomeno non solo è più grave, ma acquista una portata assai più vasta e profonda, e finirebbe per comportare modificazioni dell’intera organizzazione sociale che risulterebbero contrarie al bene comune.
Le leggi sono principi strutturanti della vita dell’uomo in seno alla società, per il bene o per il male. Esse svolgono un ruolo molto importante e talvolta determinante nel promuovere una mentalità e un costume (EV 90). Le forme di vita e i modelli in esse espresse non solo configurano esternamente la vita sociale, bensì tendono a modificare nelle nuove generazioni la comprensione e la valutazione dei comportamenti.
La legalizzazione delle unioni omosessuali sarebbe perciò destinata a causare l’oscuramento della percezione di alcuni valori fondamentali e la svalutazione dell’istituzione del matrimoniale” (n. 6).
“La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali.
Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società.
Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità.
La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società” (n. 11).

Ti ringrazio, ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo