Quesito

Gentile Padre Angelo
è da un pò che mi pongo alcuni interrogativi:
1. Non capisco perché Dio abbia scelto un popolo prediletto e non si sia manifestato a tutti i popoli della terra.
2. Perché solo Israele era il popolo di Dio?
3. Perché non rende esplicita la sua esistenza cosicché tutti sulla terra siano credenti?
Avrei molte altre domande ma non vorrei sommergerla quindi mi fermo qui.
Anche se sembrano domande provocatorie, in realtà gliele pongo con un reale interesse di approfondire la mia fede.
Grazie mille
Daniele


Risposta del sacerdote

Caro Daniele,
1. prima di rivelarsi in maniera straordinaria e soprannaturale Dio ha voluto che gli uomini imparassero a cercarlo nella natura, in quella realtà dove tutto ci parla di Lui, della sua potenza, della sua sapienza e della sua bontà.
La rivelazione soprannaturale non soppianta quella naturale.
La prima realtà che ci parla di Lui è proprio la sua opera e non potrebbe essere diversamente.
Perché andare a cercarlo altrove quando le sue opere lo testimoniano?
In una recente risposta ad un nostro visitatore ho parlato ampiamente dell’esistenza di Dio, senza scomodare la fede, partendo esclusivamente dai dati offerta dalla ragione.

2. Manifestandosi ad un popolo, il più piccolo, il più debole, Dio ha voluto insegnare agli uomini che cosa vuole fare con ognuno di noi, col più piccolo, col più indifeso, col più debole.
Chiede solo che ci fidiamo di Lui, che obbediamo a quella legge che ha dato agli uomini (i comandamenti) non già per coartare la loro libertà, ma per tutelarla.

3. Manifestandosi ad un popolo e permettendo che altri vaghino ancora nell’idolatria ha fatto vedere quale grande misericordia ci abbia usato. Infatti, senza che noi lo sapessimo, ci ha liberato dalle tenebre e dalle paure degli idolatri.
Quando parlo di tenebre, penso agli errori non solo su Dio, ma sull’uomo, sulla uguale dignità delle persone, sul loro destino eterno. In quante religioni antiche si facevano sacrifici umani, si mangiavano le carni dei bambini offerte agli idoli…
Il Libro della Sapienza ci ricorda queste pratiche crudeli quando scrive: “Tu odiavi gli antichi abitanti della tua terra santa, perché compivano delitti ripugnanti, pratiche di magia e riti sacrileghi. Questi spietati uccisori dei loro figli, divoratori di viscere in banchetti di carne umana, iniziati in orgiastici riti, genitori carnefici di vite indifese, tu li hai voluti distruggere per mano nei nostri antenati, perché ricevesse una degna colonia di figli di Dio la regione da te stimata più di ogni altra” (Sap 12, 3-7).
La Bibbia di Gerusalemme annota che il cannibalismo era praticato da alcuni popoli antichi (cfr. nota a Sap 12,5)
Per questo Mosè poteva dire: “Vedete, io vi ho insegnato leggi e norme come il Signore mio Dio mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso. Le osserverete dunque e le metterete in pratica perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente. Infatti qual grande nazione ha la divinità così vicina a sé, come il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E qual grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi espongo?” (Dt 4,5-8).

4. Quando parlo di paure alludo al mondo pieno di superstizione in cui viveva il paganesimo.
La superstizione è fonte di paura: si vedono portatori di disgrazie da tutte le parti.
Gesù ci ha liberato da queste paure e anche dalla paura del demonio, non perché il demonio non esista, ma perché un’anima che vive in grazia mette paura al diavolo, come ci ricorda san Giacomo: “Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi” (Gc 4,7).
È stato notato che le statue del paganesimo del 1° secolo dopo Cristo esprimevano volti che erano come inebetiti. Il Cristianesimo ha portato gioia, fiducia.
Come potremmo sapere tutto questo e glorificare la misericordia di Dio se non potessimo fare il confronto?

5. Attraverso Israele, al quale oggi è succeduta la Chiesa, Dio si manifesta a tutti i popoli.
La Rivelazione e la predilezione non sono per un solo popolo, ma per tutti.
Quello che Gesù ha fatto con ognuno dei suoi contemporanei lo vuole fare anche con noi, oggi e sempre.
E Dio ci chiama a comunicare queste realtà meravigliose a tutti, chiamandoci all’altissima dignità di diventare suoi collaboratori, come ricorda San Paolo: “E poiché siamo suoi collaboratori” (2 Cor 6,1).
E così non solo Israele è chiamato ad essere popolo di Dio.
Non solo noi siamo chiamati ad essere popolo di Dio, ma tutte le genti sono chiamate alla medesima dignità.

6. Vi sono poi altre ragioni. Il recente Concilio Vaticano II, dopo aver detto che “in ogni tempo e in ogni nazione è accetto a Dio chiunque lo teme e opera la giustizia (cfr. At 10,35)” (Lumen Gentium 9), aggiunge:
“Tuttavia Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità.
Scelse quindi per sé il popolo israelita, stabilì con lui un’alleanza e lo formò lentamente, manifestando nella sua storia se stesso e i suoi disegni e santificandolo per sé. Tutto questo però avvenne in preparazione e figura di quella nuova e perfetta alleanza da farsi in Cristo, e di quella più piena rivelazione che doveva essere attuata per mezzo del Verbo stesso di Dio fattosi uomo. “Ecco venir giorni (parola del Signore) nei quali io stringerò con Israele e con Giuda un patto nuovo… Porrò la mia legge nei loro cuori e nelle loro menti l’imprimerò; essi mi avranno per Dio ed io li avrò per il mio popolo… Tutti essi, piccoli e grandi, mi riconosceranno, dice il Signore” (Ger 31,31-34).
Cristo istituì questo nuovo patto cioè la nuova alleanza nel suo sangue (cfr. 1 Cor 11,25), chiamando la folla dai Giudei e dalle nazioni, perché si fondesse in unità non secondo la carne, ma nello Spirito, e costituisse il nuovo popolo di Dio. Infatti i credenti in Cristo, essendo stati rigenerati non di seme corruttibile, ma di uno incorruttibile, che è la parola del Dio vivo (cfr. 1 Pt 1,23), non dalla carne ma dall’acqua e dallo Spirito Santo (cfr. Gv 3,5-6), costituiscono “una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo tratto in salvo… Quello che un tempo non era neppure popolo, ora invece è popolo di Dio” (1 Pt 2,9-10)” (Lumen Gentium 9).

Ti ringrazio, caro Daniele, di queste domande che non sono affatto provocanti.
Noi dobbiamo essere in grado di rendere ragione della nostra speranza.
Non dobbiamo dare nulla per scontato.
Se ti posso dare un consiglio: domanda su tutto. Scoprirai sempre mille nuove ragioni che rendono più affascinate la nostra esperienza umana e religiosa.

Ti assicuro una preghiera e ti benedico.
Padre Angelo