La ringrazio per aver chiarito i dubbi che le avevo esposto. Adesso le scrivo di nuovo perché non riesco a rispondere a questa domanda: ma perché al posto del nulla c’è Dio? È facile dire che Dio esiste partendo dalle creature, e ammettendo che esse sono contingenti e che per esistere hanno bisogno di qualcosa di necessario, poi San Tommaso d’Aquino ha anche dimostrato che questo qualcosa di necessario è vivo, intelligente e infinito (non quantitativamente).
Fino a qui ci sono, capisco anche che Dio non può non esistere perché qualcosa può smettere di esistere solo quando si può sottrarre qualcosa da essa, ma se Dio è infinito a Lui non si può sottrarre niente, anche perché Lui è l’esistenza e non si può sottrarre l’esistenza a qualcosa che non ha l’esistenza ma lo è. Ma questi ragionamenti sono del tipo: data l’esistenza di Dio, si può capire che Egli non può non esistere, oppure, date le creature, si può capire che esiste Dio.
Il problema è: se non parto da nessun presupposto, come faccio a capire che c’è Dio? Perché c’è Dio e non può non esistere nulla? (in effetti, se io mi pongo questa domanda devo partire almeno dal presupposto che io esisto e data la mia esistenza posso arrivare facilmente a quella di Dio, ma non è questo il punto, il punto è come procedere per dimostrare l’esistenza di Dio senza nessun presupposto, neanche quello della mia esistenza).
La ringrazio se vorrà rispondermi e mi scusi se la sto disturbando ancora.


Carissimo,
1. mi compiaccio per la precisione e la concatenazione dei concetti che hai esposto.

2. Per quanto attiene invece alla tua nuova domanda la mia risposta è questa: non è possibile giungere a Dio senza alcun presupposto.
Anche la fede ci invita a pensare così. Infatti San Paolo dice: “Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute” (Rm 1,20).

3. Perché Dio piuttosto che il nulla?
Viene da dire: perché è così.
Siamo costretti a riconoscere questo dato di fatto. Non dipende da noi stabilire perché l’essere piuttosto che il non essere.
Ci troviamo all’interno di questa realtà che ci precede e ci accompagna.
In questo senso l’uomo è chiamato a comprendere i limiti della sua creaturalità.

4. C’è stato chi ha voluto dedurre l’esistenza di Dio non dalle creature da lui fatte, ma dal concetto stesso di Dio, come fecero Sant’Anselmo e anche Cartesio.
A costoro è parso che partendo dal concetto di Dio, la cui natura è pienezza di perfezione, si potesse dedurre anche la perfezione dell’esistenza.
Non avrebbe infatti pienezza di perfezione se non vi fosse anche quella dell’esistenza.
Ad essi sembrò la via più facile, tale da convincere ogni ateo che ragionasse, a differenza della via delle creature che fa salire al Creatore, troppo lunga.
Tuttavia quest’ultima è la via obbligata.
Sono proprio le creature che ci obbligano a riconoscere la mano che le sostiene.

5. La nostra mente non ha altra strada da percorrere perché Dio non è oggetto di immediata conoscenza.
Se fosse di immediata conoscenza allora capiremmo come mai Egli sia l’Essere necessario, perché Lui piuttosto che il nulla.
E con questo sarebbe risolto anche il problema dell’esistenza di Dio.

Grazie per la tua riflessione che certamente sarà di aiuto a molti.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo