Quesito

Caro Padre Angelo,
ci tengo a ringraziarla profondamente per il grande servizio che offre da tanti anni: con le sue risposte ha aiutato e continua ad aiutare milioni di persone a trovare luce nei momenti di dubbio. Anche io, oggi, vorrei condividere con lei la mia storia.
Circa tre anni fa, nella mia mente hanno iniziato ad arrivare pensieri blasfemi. Io, che sono sempre stato molto sensibile, sono rimasto sconvolto. Non riuscivo a capire il perché, non avevo fatto nulla di male. Per questo, ho deciso di donare la mia vita a Dio, come riparazione per quei pensieri.
Nel mio cammino di fede, però, ho avuto delle cadute: ogni tanto cedevo alla masturbazione. Quello che mi confondeva era che, quando lo facevo, quei pensieri blasfemi sparivano per ore. 
Andando avanti nel percorso, ho scoperto i Dieci Comandamenti. E anche dopo averli conosciuti, mi è capitato di masturbarmi consapevolmente, pur sapendo che stavo peccando contro il 6 comandamento. Ma per me era inevitabile: pensavo di fare un bene, visto che così riuscivo a liberarmi di molte più bestemmie che ero cosciente di fare. Poi però ho scoperto che si trattava di un peccato molto grave (mortale) che rischiava perfino la dannazione eterna. Questo mi ha molto spaventato.
Quello che mi chiedo è perché Dio ha permesso che mi venissero i pensieri blasfemi, per farmi dannare? Infatti se non mi sarebbero mai venuti io mai sarei andato contro i 10 comandamenti con consapevolezza. Non capisco perché Dio ha permesso questa trappola nella mia vita.
La ringrazio ancora per tutto quello che fa. Le sue risposte sono sempre state per me fonte di grande luce.
Se vorrà darmi un suo pensiero su quanto le ho scritto, le sarò molto grato.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. i pensieri blasfemi che ti hanno colpito per diverso tempo, pur essendo oggettivamente blasfemi, non costituivano motivo di colpa perché non li cercavi, non li volevi e non davi ad essi alcun consenso.
Erano per te motivo di sofferenza e di disturbo continuo. Ma non commettevi peccato.
Anche a questo proposito si può ripetere l’assioma teologico: “Non nuoce il senso se non vi è consenso” (non nocet sensus ubi non est consensus).

2. Il fatto che scomparissero appena tu compivi un peccato grave inducono a pensare che avessero origine dal comune avversario.
È vero che tu inizialmente non pensavi che quel peccato fosse un peccato grave, tuttavia ti danneggiava ugualmente.
Ogni peccato danneggia in un modo o in un altro chi lo commette. La Sacra Scrittura senza mezzi termini afferma che “chi pecca, danneggia se stesso” (Sir 19,4).
Il santo Papa Giovanni Paolo II nella enciclica Veritas splendor dice: “Il male commesso a causa di una ignoranza invincibile, o di un errore di giudizio non colpevole, può non essere imputabile alla persona che lo compie; ma anche in tal caso esso non cessa di essere un male, un disordine in relazione alla verità sul bene.
Inoltre, il bene non riconosciuto non contribuisce alla crescita morale della persona che lo compie: esso non la perfeziona e non giova a disporla al bene supremo” (VS 63).
Danneggiandoti senza che tu ne avessi consapevolezza, il comune avversario non aveva motivo di tormentarti.

3. Perché allora Dio ha permesso quei pensieri blasfemi?
Poiché tutto concorre al bene di coloro che temono Dio (Rm 8,28) possiamo dire che Dio è li ha permessi perché solo nel combattimento ci si fortifica.
Come sarebbe una pura illusione pensare di essere pazienti se non si viene mai esercitati nella pazienza, così attraverso quei pensieri che ti tormentavano e che tu cercavi di cacciarli chiedendo l’aiuto di Dio ti radicavi sempre di più in Dio e senza saperlo diventavi sempre più forte.

4. Questa verità è stata confermata dal Signore nel Dialogo con Santa Caterina da Siena: “In questa vita io permetto ai demoni di tentare e molestare le mie creature non perché siano vinte, ma perché vincano e ricevano da me la gloria della vittoria, provando la loro virtù” (Dialogo 43).

5.  Il Signore li permette anche perché ognuno prenda consapevolezza della propria debolezza e non si insuperbisca perché cammina nelle vie del bene.
Lasciati a se stessi e senza essere difesi dalla grazia divina, che è una siepe che protegge l’uomo (Gb 1,10), si rimane in balia delle proprie fragilità e delle tentazioni che giungono dall’esterno e dal demonio.
Pertanto il Signore li permette perché si rimanga in umiltà e proprio a motivo di questo si ricevano tante grazie perché “Dio resiste ai superbi mentre dona la sua grazia agli umili” (Gc 4,6).

6. Infine il Signore li permette per purificare le anime. È molto facile, soprattutto per i neo convertiti, andare dietro il Signore per le consolazioni e le grazie si ricevono.
Consolazioni e grazie sono un bene, certamente! Ma esiste il pericolo di andare dietro dal Signore solo per ricevere da lui grazia e consolazione.
Se è così, si va dietro al Signore solo perché si ama se stessi, ma non ancora perché si ama lui.
Santa Faustina Kowalska, sebbene non fosse una neo convertita, mentre veniva tormentata da questi pensieri pensava che era giusto che Dio la trattasse così perché non meritava la sua compagnia e quella dei santi. Vedeva soltanto la propria miseria, pensava che la sua preghiera non fosse gradita al Signore. Anzi, giungeva a pensare che era giusto che Dio la trattasse così a motivo delle sue imperfezioni e dei suoi peccati.
Ciò nondimeno Santa Faustina non abbandonava né la preghiera né i sacramenti, sebbene le tentazioni fossero molto forti. Cercava sempre di più il Signore perché facesse di lei quello che voleva.
Così ne venne fuori con un amore per il Signore più purificato accettando tutto con gratitudine dalle sue mani perché voleva vivere solo per lui e perché la sua misericordia potesse raggiungere il cuore di tutti e trarli a salvezza.

7. È per questo che nostro signore diceva a Santa Caterina da Siena: “I demoni dunque sono miei ministri nel tormentare i dannati nell’inferno e nell’esercitare e provare la virtù dell’uomo in questa vita. L’intenzione del demonio non è di provare e temprare la vostra virtù, perché in lui non vi è la carità, ma è di privarvi della virtù: ma ciò non può fare se voi non volete” (Dialogo 43).
Con l’augurio di un grande avanzamento della vita spirituale, ti benedico e ti ricordo nella preghiera,
Padre Angelo

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