Quesito

Buongiorno Padre Angelo,
sono un lettore più o meno regolare della sua rubrica e la ringrazio del grande lavoro che fa.
Oggi le volevo fare una domanda sulla quale, a quel che so, non c’è nessuna particolare certezza, ma una serie di possibilità contemplate.
Volevo sapere su quali basi gli apostoli Giacomo il minore e Giuda Taddeo vengono identificati da alcuni con gli omonimi “fratelli” (sapendo che il termine nelle lingue semitiche, se non sbaglio, aveva un’accezione più ampia che per noi) del Signore che inizialmente non sembrano credere in Lui, e su quanto queste basi siano affidabili (molto ma non tolgono ogni dubbio? possibili ma non certe? scarsamente affidabili?) magari se possibile con qualche esempio preso da chi si è opposto a tale identificazione. 
Inoltre volevo chiedere anche che rapporto hanno con le lettere del Nuovo Testamento che portano il loro nome. 
Se qualcuno li dovesse considerare come persone diverse, quale Giacomo avrebbe scritto la Lettera di Giacomo e quale Giuda la lettera di Giuda. Personalmente per la lettera di Giuda mi verrebbe da pensare al Giuda fratello di Gesù più che a Giuda Taddeo (sempre che si tratti di figure distinte) in base al fatto che si presenta prima come fratello di Giacomo che come servo del Signore, cosa che mi sembrerebbe strana nel caso fosse uno dei Dodici.
Cordiali saluti, le offro le mie preghiere e le chiedo di ricordarmi nelle sue.
Ancora ringraziamento per la sua rubrica, per il suo ministero di sacerdote e per la sua partecipazione alla famiglia domenicana.
Il Signore sia con lei.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. cominciamo con la lettera di Giuda.
Marco Sales scrive: “L’autore di questa lettera presenta se stesso come “Giuda servo di Gesù Cristo e fratello di Giacomo”. Ora quest’ultima parola indica certamente San Giacomo il minore, il solo personaggio di questo nome, che nella Chiesa primitiva fosse talmente noto, specialmente ai giudeo cristiani, da poter essere riconosciuto da tutti senza alcun’altra indicazione.
Fratello di San Giacomo, San Giuda era per conseguenza il figlio di Cleofa e di Maria e parente di nostro Signore. Egli prende questi due titoli perché la sua parentela con il grande vescovo di Gerusalemme poteva servire a conciliargli maggiore autorità.
Siccome nella Chiesa primitiva non erano conosciute che due persone di nome Giuda, cioè il traditore del Signore e l’apostolo che viene chiamato Giuda di Giacomo o anche Taddeo o l’ebreo, si deve concludere che l’autore della presente lettera non può essere altro che l’apostolo San Giuda.
Tale è infatti la sentenza di parecchi antichi Padri”.

2. La Bibbia di Gerusalemme invece è meno certa dell’affermazione di Marco Sales. Scrive infatti: “Anche Giuda, che si dice fratello di Giacomo, sembra presentarsi come uno dei fratelli del Signore. Niente obbliga a identificarlo con l’omonimo apostolo; anzi egli stesso si distingue dal gruppo apostolico (v.17)”.
Al versetto 17 Giuda scrive: “Ma voi, o carissimi, ricordatevi delle cose che furono predette dagli apostoli del Signore nostro Gesù Cristo”.

3. Marco Sales non vi scorge per nulla una presa di distanze tanto che annota: “San Giuda appellandosi alla testimonianza degli apostoli non esclude già se stesso dal collegio apostolico, ma afferma semplicemente che gli apostoli, i quali avevano predicato il Vangelo, o i cui scritti erano pervenuti ai fedeli ai quali scriveva, avevano pure predetto il sorgere di eresie”.
Per cui il dubbio della Bibbia di Gerusalemme cade.

4. Non vi sono motivi seri per mettere in dubbio l’autenticità della lettera.
In ogni caso fa parte della Divina Rivelazione perché così è sempre stato ritenuto. E questa è la cosa più importante.

5. Passiamo ora a San Giacomo.
La Bibbia di Gerusalemme scrive: “Quando le Chiese accettano la canonicità di questa lettera, identificano comunemente il suo autore con quel Giacomo “fratello del Signore”, che svolse un ruolo così rilevante nella prima comunità di Gerusalemme, coronato dal martirio per mano dei giudei verso l’anno 62.
Evidentemente questo personaggio è distinto dall’apostolo Giacomo figlio di Zebedeo, che Erode fece perire nel 44; ma si potrebbe pensare di identificarlo con l’altro apostolo che aveva questo nome, il figlio di Alfeo. Già gli antichi esitavano su questa identificazione e i moderni ne discutono ancora pur propendendo per rifiutarla.”

6. Più sicuro e sempre motivato è Marco Sales, il quale scrive: “L’autore di questa lettera chiama se stesso “Giacomo servo di Dio e di Gesù Cristo”. Ora, anche prescindendo da ogni tradizione, è chiaro che questo autore va cercato tra le persone di nome Giacomo, ben note ai cristiani del I secolo, poiché altrimenti egli non avrebbe mancato di farsi conoscere in modo più preciso.
Ciò posto, se noi consultiamo il catalogo degli apostoli, troviamo che due hanno portato il nome di Giacomo. L’uno è il figlio di Zebedeo e il fratello di San Giovanni, che fu ucciso da Erode nell’anno 44 (At 12,2), di cui non può essere questione, e l’altro è figlio di Alfeo o Cleofa e di una certa Maria, che viene detta sorella o parente di Maria Santissima. Questo stesso Giacomo da San Marco viene chiamato il minore (Mc 15,40) e fratello o parente di Gesù Cristo (Gal 1,19), nonché fratello di Giuda (Gd 1).
Benché alcuni abbiano voluto distinguere Giacomo di Alfeo da Giacomo parente del Signore, tuttavia la grande maggioranza dei cattolici ritiene giustamente che l’apostolo Giacomo di Alfeo sia lo stesso personaggio che Giacomo parente del Signore.
Infatti San Paolo nella lettera ai Galati (1,19) afferma esplicitamente che Giacomo, parente del Signore, era apostolo. Ora egli non parla certamente di Giacomo maggiore, morto da parecchi anni; rimane quindi che le sue parole debbano riferirsi all’apostolo Giacomo di Alfeo.
Anche San Luca, il quale sia nel Vangelo e sia all’inizio degli Atti distingue accuratamente Giacomo il maggiore da Giacomo figlio di Alfeo, dopo aver narrato negli Atti la morte del primo, parla solo più di Giacomo (At 12,17; 15,13; 21,18) senza fare alcuna distinzione tra il figlio di Alfeo e il parente del Signore, mostrando con ciò che si tratta di una sola persona. La qualcosa è tanto più evidente se si tiene conto che San Luca e San Paolo ci presentano Giacomo, vescovo di Gerusalemme e parente del Signore, come un personaggio che gode una grande autorità sia nella Chiesa sia sugli altri apostoli. Ora tutto questo non sarebbe spiegabile se egli non fosse stato apostolo.
Riteniamo quindi che l’autore di questa lettera sia San Giacomo il minore, apostolo e parente di nostro Signore, nonché il fratello di San Giuda”.

7. In ogni caso anche per Giacomo vale lo stesso discorso che si è fatto per Giuda: si tratta di un testo della Divina Rivelazione di cui l’autore principale è Dio e l’agiografo (lo scrittore sacro) è solo uno strumento.
Con l’augurio di trarre profitto da queste due queste lettere che contengono parole di vita eterna, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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