Quesito

Caro Padre Angelo,
La ringrazio di cuore per la sua rubrica perché per me è  ogni giorno fonte di meditazione sulle verità della Fede.
Da lei vorrei alcuni chiarimenti che purtroppo stento a trovare a …, la mia città (metropoli del nord), perché faccio fatica a trovare qualcuno che mi ascolti, anche al di fuori della confessione.
1). Castità matrimoniale.
Dopo tre figli, due dei quali con problemi di salute, ho capito quanto male ho fatto ad usare metodi anticoncezionali per regolare le nascite.
Ho smesso e mi sono confessata. Il problema è  che mio marito non si fida affatto dei metodi naturali e questo dopo mesi sta diventando un problema ed è fonte di discussioni.
Anche di questo mi sono confessata svariate volte e non ho capito nulla di come devo fare. Mi hanno detto grave peccato, oppure non ti preoccupare cara prendi pure la pillola hai tre figli e ciò che conta è non sfasciare la famiglia e indurre tuo marito a cercare altrove, oppure non so cosa dirti prega, vai avanti ma ogni volta che fate l’amore ricordagli che si deve fidare di Dio e inducilo a riflettere sulla conversione.
2). Mio marito in questo momento ha il cuore indurito da molte difficoltà. È  vero come mi hanno detto che s. Paolo diceva che se anche solo uno dei coniugi aspira ad una vita secondo Dio si salva anche l’altro in quanto una cosa sola?
La ringrazio e La ricordo con le mie preghiere. La pace sia sempre con Lei e con tutti noi.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1.  Circa il primo punto vale quanto afferma il Magistero della Chiesa:
Nel n. 11 dell’enciclica Humanae Vitae si legge che in forza della legge naturale “qualsiasi atto matrimoniale (quilibet matrimonii usus) deve rimanere aperto alla trasmissione della vita”.
E nel n. 14 viene esclusa in maniera dettagliata ogni forma di contraccezione: “è altresì esclusa ogni azione) che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione dei figli”.

2. Giovanni Paolo II ha detto  che “coloro (i sacerdoti) che si pongono in aperto contrasto con la legge di Dio, autenticamente insegnata dal magistero della Chiesa, guidano gli sposi su una strada sbagliata.
Quanto è insegnato dalla Chiesa sulla contraccezione non appartiene a materia liberamente disputabile tra i teologi. Insegnare il contrario equivale a indurre nell’errore la coscienza morale degli sposi” (5.5.1987).
Davanti a Dio siamo chiamati a rispondere non della nostra adesione a quanto ha detto Tizio o Caio, ma a quanto è stato determinato da coloro dei quali Cristo ha detto: “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato” (Lc 10,16).

3. Il Vademecum per i confessori del Pontificio Consiglio per la famiglia (12.2.1997) scrive: “La Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irreformabile. La contraccezione si oppone gravemente alla castità matrimoniale, è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio), e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio), ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana” (n. 2.4).

4. Per un sacerdote contrapporsi al magistero della Chiesa in confessionale e in materia così delicata costituisce un peccato grave.
Pio XI nell’enciclica Casti Connubii ha detto: “Perciò come vuole la Suprema Autorità nostra e la cura commessaci di tutte le anime, ammoniamo i Sacerdoti che sono applicati ad ascoltare le confessioni e gli altri tutti che hanno cura d’anime, che non lascino errare i fedeli a sé affidati in punto tanto grave della legge di Dio e molto più che custodiscano se stessi immuni da queste perniciose dottrine e ad esse in qualche maniera non si rendano conniventi. Che se poi qualche confessore o pastore di anime, che Dio non lo permetta, inducesse in questi errori i fedeli affidati alle sue cure e li confermasse nelle loro convinzioni o approvando o tacendo, sappia di dover rendere conto a Dio Giudice Supremo del tradito suo ufficio, e stimi a sé rivolte le parole di Cristo: “Sono ciechi e guide di ciechi: e quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso” (Mt 15,14)” (CC 20-21; EE 5/503-504).
Quando Giovanni Paolo II afferma che “i sacerdoti che si pongono in aperto contrasto con la legge di Dio, autenticamente insegnata dal magistero della Chiesa, guidano gli sposi su una strada sbagliata” dice la stessa cosa.

5. Non è precisamente è San Paolo, ma San Pietro che parla della condotta delle spose cristiane come buon coefficiente per salvare il marito.
Ecco il testo:  “Allo stesso modo voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti, perché, anche se alcuni non credono alla Parola, vengano riguadagnati dal comportamento delle mogli senza bisogno di discorsi, avendo davanti agli occhi la vostra condotta casta e rispettosa” (1 Pt 3,1-2).
Qui san Pietro fa capire che si rivolge a donne cristiane o passate alla fede cristiane mentre i mariti sono rimasti pagani.
Con queste parole San Pietro vuole che le mogli guadagnino i mariti alla fede con la loro vita santa e obbediente, piuttosto che con le loro parole e le loro esortazioni.
Come si può notare, parla di condotta casta, e cioè santa, e unita a grande rispetto vero il marito.

Ti ringrazio della preghiera che mi hai assicurato e la contraccambio di cuore.
Ti benedico.
Padre Angelo