Buongiorno padre,
ero alla ricerca di domande online sulla possessione o ossessione e sono finita sul suo sito sperando in una risposta.
Da alcuni anni da donna perfetta di chiesa moglie e madre perfetta, ho avuto un mutamento della personalità: mi sono distaccata da mio figlio e da mio marito anche dalla Chiesa e ho iniziato ad avere un senso di insoddisfazione che colmavo nel piacere di attrarre altri uomini e nel sogno di una nuova relazione.
Ero molto corteggiata dagli uomini pur non avendo mai ceduto. Questa cosa mi lusingava.
Spesso dicevo per ridere che il diavolo era invidioso della mia purezza e non faceva altro che tentarmi e che per tutti gli uomini che avevo rifiutato mi ero garantita già un posto in paradiso e che avevo una nicchia per me al Vaticano.
Improvvisamente un giorno mi rendo conto che un collega di lavoro molto piacente era attratto da me.
Inizialmente non lo pensavo. Poi un giorno i nostri sguardi si sono incrociati per un attimo: lui mi ha guardato negli occhi e mi ha osservata in maniera morbosa.
Pensavo fossero sentimenti di ammirazione ma poi con gli anni ho capito che era solo sesso.
Si è rivelata una persona malata dedita al tradimento, alla pornografia, al sesso occasionale e alla ricerca sfrenata di piacere estremo e pratiche sessuali di ogni tipo.
Fatto sta che da quell’incrocio di sguardi la mia vita è cambiata. Ho iniziato a pensare notte e giorno a questo uomo in maniera ossessiva, non riuscivo a liberarmi del suo pensiero anche se sapevo che era sbagliato.
La mia mente era completamente assorta dal contattarlo e sognare con lui una storia d’amore o di sesso, il mio pensiero fisso era anche il tradimento che non vedevo l’ora di concretizzare.
Lo provocavo e lo cercavo alla fine tutto si è concretizzato in una spaventosa perdita della mia personalità: ho fatto cose che nn fanno parte della mia natura.
Ho buttato per lui tutti i principi morali e i valori su cui avevo costruito la mia vita.
Lui poi dopo avermi usata mi ha abbandonata e io l’ho continuato a desiderare e cercare in maniera ossessiva.
È un pensiero di cui voglio liberarmi ma non ci riesco e non mi rendo ancora conto conoscendomi come sia potuta cambiare la mia personalità.
Vado da una psicologa ma non vedo risultati.
Non faccio altro che dirle che sono pazza ma lei ne fa solo un discorso di insoddisfazione personale, di non amore verso mio marito e dice che devo accettare la mia natura e che tutti abbiamo una parte di noi che non accettiamo. Quindi secondo lei sono poco seria.
Ma io ho vissuto tutto in maniera ossessiva e compulsiva come in preda di una patologia psichica.
Mi chiedo se possa trattarsi di una ossessione diabolica e come liberarmi.
A volte prego, ho fatto dure delle messe per me.
Voglio un suo consiglio su come uscire da questo desiderio di attrarre l’altro sesso e di tradire.


Carissima,
1. forse sei partita da una esagerata concezione di te, e cioè di essere una donna, una moglie e una madre perfetta.
Mentre nessuno di noi quaggiù lo è. Siamo sempre tutti insidiati da tante imperfezioni, difetti e cadute per lo meno veniali.
Per questo lo Spirito Santo per bocca di Paolo dice: “Chi è in piedi, badi di non cadere” (1 Cor 10,12).
Tu eri troppo sicura. Ed ecco che presumendo della tua perfezione sei rovinosamente caduta e umiliata.

2. Non invano il Signore, al momento di congedarsi dai suoi nell’orto degli olivi prima della sua passione e morte, ha detto loro: “vegliate e pregate per non cadere in tentazione” (Mc 14,38).
Anche quando si vive castamente è sempre necessario invocare da Dio la forza per conservare la purezza, perché nessuno può essere casto se Dio non gliene dà la forza.
Con le proprie forze nessuno è in grado di resistere a tutte le tentazioni e a tutti i peccati mortali.

3. È sopraggiunta per la tentazione mentre meno te l’aspettavi, dimentica che lo Spirito Santo ha detto per bocca di san Pietro: “Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede” (1 Pt 5,8-9).
Tu eri tranquilla, senza difese e senza rinforzi, mentre il tuo nemico ti girava attorno come leone ruggente.

4. Adesso ti trovi come incatenata.
Col peccato mortale l’uomo si rende schiavo del peccato e gli diventa difficile venirne fuori.
Il Signore ha detto: “In verità, in verità vi dico: chi compie il peccato, è schiavo del peccato” (Gv 8,34).
“La schiavitù del peccato è pesantissima” commenta San Tommaso, “perché come ha scritto S. Agostino (In Io. Ev., 41,4): lo schiavo di un uomo può trovare scampo dal suo padrone con la fuga, ma lo schiavo del peccato trascina con sé il peccato dovunque egli fugga. Infatti il peccato che ha commesso è dentro di lui. È passato il piacere, è passato il peccato, è ormai lontano ciò che dava piacere, ma è rimasto ciò che ferisce” (Commento a S. Giovanni 8,34).

5. Se questo vale per ogni peccato mortale, vale in particolare per i peccati di lussuria.
Scrive San Tommaso: “Il diavolo gode massimamente del peccato di lussuria, perché provoca la massima aderenza (dipendenza) e perché difficilmente l’uomo può esserne sottratto poiché, a dire del Filosofo Aristotele1, “l’appetito dei piaceri è insanabile” (Etica a Nicomaco, 3,12)” (Somma teologica, I-II, 73, 5, ad 2).
Pietro da Bergamo, nella Tabula aurea, scrive “propter difficultatem evadendi” (per la difficoltà a venirne fuori).2.

6. Sempre San Tommaso dice che da tale stato nessuno può uscire con le sue sole forze: “Chi cade volontariamente in peccato mortale si pone in uno stato dal quale non può sottrarsi senza l’aiuto di Dio” (In IV Sent., d. 46, q. 1, a. 3).

7. Certo l’aiuto di Dio si può realizzare anche con l’aiuto che viene dal  nostro prossimo, psicologo compreso.
Ma l’aiuto che viene dal prossimo è sempre un aiuto di ordine naturale.
Tu invece hai bisogno di un aiuto e di una forza soprannaturale.
E questa viene ordinariamente ti viene comunicata attraverso il sacramento della Confessione.

8. Torna dunque umilmente alla confessione, alla penitenza, alla vigilanza e alla preghiera.
Ricorda quello che ha detto il Signore: “Certi demoni si vincono solo con la preghiera e con il digiuno” (Mt 17,21). Qui il digiuno è sinonimo di qualunque penitenza.
Ricorda anche l’invito di Dio espresso già nell’Antico Testamento: “O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia?” (Is 55,1-2).
Per la confessione non devi dare la parcella confessore.
Senza spesa ti comunica la grazia che è una energia divina, una forza di ordine soprannaturale.
Ti  comunica quella potenza con la quale puoi spezzare i legami che ora ti paralizzano e sono la causa del tuo tormento.

Ti assicuro una preghiera perché questo lo possa fare al più presto.
Ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo


NOTE

1 Aristotele.

2 “Diabolus dicitur maxime gaudere de peccato luxuriae, quia est maximae adhaerentiae, et difficile ab eo homo potest eripi, insatiabilis est enim delectabilis appetitus ut philosophus dicit, in III Ethic. 12,7” (Ib., I-II, 73, 5, ad 2).
Pietro da Bergamo, nella Tabula aurea, scrive “propter difficultatem evadendi” (per la difficoltà a venirne fuori).