Quesito

Caro Padre Angelo,
mi perdoni se la disturbo ancora una volta con le mie domande, ma ho un dubbio che mi sento di esternare soltanto attraverso una e-mail (a voce con un altro sacerdote mi sentirei a disagio).
Talvolta mi capita ancora di cadere nel vizio della masturbazione e, riflettendoci, sono giunta alla conclusione che mi succede poiché non ho ben interiorizzato il male insito in tale peccato. Voglio dire, ho letto le sue risposte riguardo a questo tema, ma è come se le avesse capite solo il mio cervello, e non la mia coscienza. Dopo aver commesso il peccato infatti, mi dico “accidenti a me!ho violato la legge di Dio”, e mi pervade una gran paura di finire all’inferno per la gravità di quello che ho fatto; ma non ho un vero rimorso della coscienza. Ho soprattutto paura, ed è sempre questo sentimento a far sì che molte volte io resista alla tentazione di commettere tale peccato.
La mia domanda è: come fare a far sì di abbandonare per sempre questo vizio, non per paura di essere dannati, ma per non offendere Gesù? In altri termini: come arrivare a sentire intimamente di far qualcosa di sbagliato agli occhi di Dio, e non agire così solo per paura dell’inferno?
Perché credo sia proprio lì il punto: finché è solo la paura a trattenermi, temo di far poca strada..
La ringrazio di cuore per la disponibilità( risponda solo quando le è possibile: immagino sia sommerso di lettere anche più importanti di questa).


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. la paura di andare all’inferno non è il motivo più nobile per resistere alla tentazione. Tuttavia è un motivo salutare.
Il Concilio di Trento dice che questo sentimento è suscitato dallo Spirito Santo stesso. E infatti aiuta a non commettere peccati e questa è già una gran bella cosa.
Le cadute infatti, oltre a far perdere la grazia santificante, inclinano al male e indeboliscono la volontà sempre di più.
Questo tipo di pentimento viene detto contrizione imperfetta.
La contrizione perfetta è quella motivata dall’amore e dalla volontà di non offendere il Signore.

2. Ti riporto il testo del Concilio perché è bello: “Quella contrizione imperfetta che si dice attrizione, che si concepisce comunemente o dalla considerazione della bruttezza del peccato o dal timore dell’inferno e delle pene, se esclude la volontà di peccare con la speranza del perdono, non solo non rende l’uomo ipocrita e maggiormente peccatore, ma è un dono di Dio e un impulso dello Spirito Santo, che certamente non abita ancora nell’anima, ma soltanto muove; con l’aiuto di tale impulso il penitente si prepara la via della giustizia. E benché l’attrizione senza il sacramento della penitenza per sé non possa portare il peccatore alla giustificazione, tuttavia lo dispone ad impetrare la grazia di Dio nel sacramento della penitenza. Infatti i niniviti, scossi utilmente da questo timore per la predicazione terrorizzante di Giona, fecero penitenza e impetrarono misericordia dal Signore (Giona 3). Perciò falsamente alcuni calunniano gli scrittori cattolici, come se avessero insegnato che il sacramento della penitenza conferisce la grazia senza alcun buon sentimento da parte di coloro che lo ricevono, cosa che la Chiesa non ha mai insegnato e pensato. E insegnano pure che la contrizione è estorta e forzata, non libera e volontaria” (DS 1678).

3. Mi chiedi come fare per rendere migliori le tue motivazioni: è sufficiente che tu voglia amare il Signore con i fatti e non solo con i desideri.
San Tommaso dice che il più piccolo atto di amore per il Signore ci dà la forza per resistere a qualsiasi tentazione.
Dì dunque a te stessa che vuoi amare il Signore con i fatti. E quando senti che la tentazione si avvicina, impegnati ad offrire al Signore un bell’atto di amore. Anzi un atto di amore così bello quale mai gliel’hai presentato in precedenza.
In questo modo farai grandi progressi e sarai contenta.

Ti assicuro una preghiera perché tu riesca sempre vittoriosa e ti benedico.
Padre Angelo