Quesito
Buongiorno padre Angelo,
Spero stia bene.
Le scrivo per chiedere consigli perché vorrei iniziare a meditare un po’.
Come si inizia?
Siccome questi anni per me sono stati di grande stress, sento che se mi fermassi un po’ a studiare la Bibbia ne trarrei beneficio.
Cordialmente.
Carmelo
Risposta del sacerdote
Caro Carmelo,
1. sono contento che tu avverta l’esigenza della meditazione.
Tenendo presente ciò che dice la Sacra Scrittura, e cioè che “è Dio che suscita in noi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore” (Fil 2,13), considera questa esigenza come una grazia grande che il Signore ti vuole donare.
2. La meditazione nella vita cristiana consiste nello stare con il Signore per comprendere più profondamente le verità della nostra fede al fine di metterle in pratica.
Come si vede, è ben diversa dalla meditazione che viene proposta in ambito filosofico o psicologico.
Consiste infatti nello stare con il Signore e non semplicemente come se stessi.
Per questo in genere si inizia facendosi il segno della croce, mettendosi alla sua presenza e in atteggiamento di comunione e di ascolto.
Giustamente viene annoverata tra le varie forme di preghiera.
3. Il Catechismo della Chiesa Cattolica la presenta così: “La meditazione è soprattutto una ricerca. Lo spirito cerca di comprendere il perché e il come della vita cristiana, per aderire e rispondere a ciò che il Signore chiede” (CCC 2705).
La meditazione, diversamente dalla contemplazione che è essenzialmente una comunione di amore con il Signore, è un godere della sua presenza, impegna maggiormente la mente che vuole comprendere più a fondo le motivazioni della fede e trovarne la ragionevolezza.
4. Per questo “la meditazione mette in azione il pensiero, l’immaginazione, l’emozione e il desiderio. Questa mobilitazione è necessaria per approfondire le convinzioni di fede, suscitare la conversione del cuore e rafforzare la volontà di seguire Cristo” (CCC 2708).
5. In varie forme e senza metodi precisi è sempre stata praticata da persone desiderose di avanzare nella propria religiosità e nella comunione con Dio.
Ne rendono testimonianza alcune espressioni dei salmi, come le seguenti: “Beato l’uomo che si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte” (Sal 1,2) e “Quanto amo la tua legge! La medito tutto il giorno. Il tuo comando mi fa più saggio dei miei nemici, perché esso è sempre con me. Sono più saggio di tutti i miei maestri, perché medito i tuoi insegnamenti. Ho più intelligenza degli anziani, perché custodisco i tuoi precetti” (Sal 119,97-100).
6. In genere ci si aiuta con qualche sussidio. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ne offre qualche esempio: “la Sacra Scrittura, particolarmente il Vangelo, le sante icone, i testi liturgici del giorno e del tempo, gli scritti dei Padri della vita spirituale, le opere di spiritualità, il grande libro della Creazione e quello della storia, la pagina dell’Oggi di Dio” (CCC 2708).
7. Soprattutto all’inizio della propria vita spirituale ci si fa aiutare da qualche testo e lo si porta avanti con regolarità.
Se ne legge un tratto abbastanza breve. Se si tratta della Sacra Scrittura, soprattutto del Vangelo, talvolta è sufficiente anche un versetto.
Letto quanto pare sufficiente, si ferma e si riflette.
Questa riflessione viene paragonata da Sant’Agostino ad una ruminazione, proprio come quella che fanno gli animali, soprattutto le mucche o le pecore: “Quando ascolti o leggi, tu mangi; quando mediti ciò che hai ascoltato o letto, tu rumini per essere un animale puro” (Esposizione sul salmo 36). Lo stesso concetto si trova in San Tommaso: “La ruminazione non è altro che la meditazione della Scrittura e la sua sana intelligenza” (Somma Teologica, I-II, 102, 6, ad 1).
8. Finita la ruminazione su questo primo tratto di lettura, si può andare avanti con lo stesso metodo con un altro tratto e poi con un terzo in modo tale che la meditazione abbia una certa ampiezza che aiuta a riposare l’anima in Dio.
Molto spesso la meditazione viene articolata in tre momenti.
Infine ci si raccoglie dando uno sguardo d’insieme a quanto si è meditato e si ringrazia il Signore.
9. Perché la meditazione non rimanga un momento isolato, si conclude con un impegno concreto per mettere in pratica quanto si è ascoltato.
Così la meditazione non si esaurisce in una pura riflessione, ma suscita affetto e l’impegno a portare luce spirituale nelle pieghe della nostra giornata e della nostra vita.
Per questo la meditazione andrebbe fatta quotidianamente.
Si può farla inizialmente per un quarto d’ora. In genere la si porta avanti per mezz’ora.
Talvolta l’omelia domenicale e quella che ascoltata in determinate feste sostituisce la meditazione perché se è ben fatta è una specie di meditazione a voce alta.
Con l’augurio di trarre grande vantaggio da questo prezioso momento di comunione con il signore, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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