Quesito

Buongiorno Padre,
le scrivo perchè non riesco a capire una cosa. Per favore mi aiuti.
Nel mondo protestante e nella teologia evangelico-protestante il sacrificio di Cristo e la sua sofferenze vengono visti come pienamente sufficienti per scontare la pena dei peccati e giustificare tutti gli uomini.
Nel cattolicesimo, specie studiando le rivelazioni mariane, c’è un invito per i cristiani a “sacrificarsi per i peccatori”, “soffrire per i peccatori”.
Anche la Madonna nelle apparizioni lo disse spesso ” sacrificatevi per i peccatori”.
Ma se il sacrificio di Cristo è sufficiente per placare Dio e soddisfare la giustizia divina, a che serve aggiungere le nostre sofferenze? Il sacrificio di Cristo era quindi insufficiente per giustificare i peccatori ed occorre allora anche la nostra sofferenza?
Così facendo non si sminuisce il valore del sacrificio di Cristo?
Grazie molte della sua risposta.
Con affetto
Marco T.


Risposta del sacerdote

Caro Marco,
1. Senza ombra di dubbio la passione di Cristo è stata piena e perfetta.
Il merito di Gesù è infinito.
L’espiazione che ha compiuto è stata sovrabbondante.
Che non manchi nulla al sacrifico di Cristo emerge anche dalle stesse parole di nostro Signore: “Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare” (Gv 17,4) e “Tutto è compiuto” (Gv 19, 30).

2. Tuttavia Gesù ha voluto che gli uomini cooperassero all’opera della redenzione.
La prima forma di cooperazione consiste nell’accoglierla attraverso la conversione e la vita santa, e non già dicendo come Lutero: pecca pure fin che vuoi, è sufficiente che tu sappia che Cristo ha pagato al tuo posto.
Lutero esprimeva questo concetto, che è blasfemo, quando diceva “pecca fortemente, ma credi ancor più fortemente”.
Secondo Lutero, il paradiso è assicurato per chi crede, compia quello che compia!

3. Quando san Paolo dice “completo nella mia carne ciò che manca alle sofferenze di Cristo” (Col 1,24), non vuole affatto mettere in dubbio che l’espiazione di Cristo non sia stata sufficiente. Vuole dire che è necessaria la collaborazione personale alla redenzione compiuta.
Questa collaborazione non può consistere semplicemente nel sapere che Cristo ha compiuto la redenzione.
Analogamente: non basta che ci sia un bravo medico a prescrivere le giuste medicine perché il paziente guarisca. È necessario che il paziente prenda quelle medicine secondo la posologia indicata.

4. Inoltre, dal momento che la salvezza consiste nella fede accompagnata dalla carità, il Signore ci dà la possibilità di collaborare con lui nell’opera della redenzione.
Per questo san Paolo dice: “completo nella mia carne ciò che manca alle sofferenze di Cristo a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).
Portando l’esempio di prima: per guarire ci vuole l’aiuto di un buon medico. Ma il paziente incapace di muoversi ha bisogno di molte altre cose: che uno gli prenda la pastiglia, gliela somministri, gli dia da mangiare, curi il suo corpo…

5. È un grande tratto di umanità da parte di Gesù chiamarci a cooperare con la nostra libertà e creatività.
Nello stesso tempo, quella di espiare è anche un’esigenza di chi si pente.
Sappiamo che la nostra opera da sola non conta niente.
Ma appoggiata su quella di Cristo, è come un canale che ci attira tutta la potenza dell’opera sua, ci sana, ci purifica e ci santifica.

Pertanto rimane urgente cooperare con Cristo per la redenzione del mondo.
Si legge nella Mystici Corporis di Pio XII: “Mistero certamente tremendo né mai sufficientemente meditato, come cioè la salvezza di molti dipenda dalle preghiere e dalle volontarie mortificazioni a questo scopo intraprese dalle membra del mistico corpo di Gesù Cristo”.
Nostro Signore ha detto a S. Caterina da Siena: “Le preghiere e le lacrime dei miei servi mi muovono a fare misericordia al mondo”.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo