Gentile padre Angelo,
ho sperimentato realmente che la comunione dia vita ai buoni e morte agli empi, ne sono pienamente convinto.
Ho sentito invece più volte dal confessore durante le omelie che la Comunione va fatta sempre e in confessione cadendo sul discorso mi rimproverava di fidarmi più delle mie convinzioni e di non ascoltare i suoi insegnamenti.
La scorsa volta mi ha detto che se aspetto di sentirmi pulito non farò mai la Comunione e così non mi fido di Dio e dimentico che è maledetto l’uomo che confida nell’uomo.
Poi spesso, quando parla dei peccati, mi dice che sono molto gravi.
Però non capisco più perché dice che devo fare la Comunione.
Perciò è come se avessi timore di obbedirgli in tutto. Le dispiace darmi un’indicazione in merito? Magari sono io che cerco una scusa per non ascoltare il Signore che parla per la bocca del confessore.
Mi scusi se mi permetto di approfittarmi ancora una volta della sua cortesia.
A presto,
…
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. va fatta una necessaria distinzione: un conto è non essere puliti e questo non lo si sarà mai in maniera perfetta se non in cielo.
Un altro conto invece è essere morti.
Ora chi è in peccato mortale è morto sotto il profilo della grazia.
2. Riportando le parole della sequenza Lauda Sion Salvatorem, giustamente hai detto che l’eucaristia è il nutrimento che dà vita ai buoni e morte agli empi.
Sì, è così.
Carlo Carretto, che a suo tempo era stato presidente della gioventù italiana di azione cattolica, rilevava a proposito dell’eucaristia che dar da mangiare ad un morto è la stessa cosa che farlo puzzare ancora di più.
3. Non diceva nulla di nuovo perché prima di lui l’aveva detto lo Spirito Santo per bocca di San Paolo: “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti” (1 Cor 11,27-30).
Per questo giustamente San Giovanni Crisostomo diceva che fare la Santa Comunione in peccato mortale ottiene solo aumento di castighi.
4. Non lasciarti ingannare su questo punto.
Il santo Papa Giovanni Paolo II ha detto nell’enciclica Ecclesia de Eucaristia: “Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell’apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale” (EE 36).
5. San Tommaso: “Chi riceve l’eucaristia con il peccato mortale commette una falsità nei riguardi di questo sacramento per il cui si macchia di sacrilegio come profanatore del sacramento. Quindi pecca mortalmente” (Somma teologica, III, 80, 4).
Commette una falsità perché facendo la Comunione dice di essere una sola cosa con il Signore, mentre di fatto l’ha ucciso nel suo cuore (cfr. Eb 6,6) e ha l’animo di continuare a farlo.
6. Qualcuno ha detto che l’eucarestia è una medicina per l’anima. “È vero, ricorda San Tommaso, ma non tutte le medicine vanno bene per tutte le malattie. Infatti una medicina che si dà agli sfebbrati come ricostituente, farebbe male se venisse data a coloro che sono febbricitanti. Similmente il battesimo e la penitenza sono come dei purganti che si somministrano per togliere la febbre del peccato.
L’Eucaristia è invece un ricostituente che non dev’essere concesso se non a quanti sono già liberi dal peccato” (Ib., ad 4).
7. Inoltre “sotto un certo aspetto il peccato di lussuria è quello che più di ogni altro rende l’uomo indisposto a ricevere l’Eucarestia, poiché da questo peccato più che da ogni altro lo spirito viene assoggettato alla carne, e così viene impedito il fervore della carità che è richiesto in questo sacramento” (Ib., III, 80, 5, ad 2).
Augurandoti ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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