Quesito

Salve Padre Angelo,
mi permetto di disturbarla ancora, ma conoscendo la sua ottima formazione sono sicuro che mi può aiutare a risolvere un problema che mi “perseguita” se così possiamo definirlo.
Per quasi 5 anni ho frequentato ambienti del mondo della tradizione (FSSPX, IMBC), non nego che assistere alla Messa in Latino mi ha fatto riscoprire la fede e con tutta onestà secondo me la Messa si dovrebbe celebrare in latino ma non è questo il punto.
Ho partecipato a conferenze e stretto conoscenze con sacerdoti e persone all’interno di questo mondo…ma non mi rendevo conto di una cosa: ero diventato presuntuoso, vanitoso sempre pronto a giudicare e criticare gli altri. I miei genitori vedendo in me questo cambiamento mi dicono: “Non ridevi più, sempre con il muso stavi”. Non nego che l’ansia e l’angoscia che ho tutt’ora sia emersa maggiormente frequentando certi tipi di ambiente. Grazie a Dio ho trovato un bravissimo psicologo cattolico che mi sta aiutando.
Io non credo minimamente che negli anni addietro (anni 30, 40, ecc…) quando c’era la Messa in latino ci fosse tutta questa rigidità e quant’altro. Ne ho parlato e sto parlando anche con il mio parroco che con tatto e umiltà mi ascolta e mi sta aiutando.
Le chiedo un parere e un suo punto di vista sullo stato di queste realtà tradizionaliste perché ad essere sincero io ancora non me ne riesco a capacitare.
La saluto e ringrazio di cuore, padre Angelo, e le chiedo una benedizione.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. le realtà che hai frequentato ti hanno trasmesso il loro DNA: sotto parvenza di fedeltà alla tradizione ti hanno inclinato all’orgoglio e all’assenza della carità.
Parlo di parvenza di fedeltà alla tradizione perché fanno confusione tra la Tradizione e le tradizioni ecclesiali.

2. La Tradizione consiste nel deposito della fede, come lo chiama San Paolo, che va trasmesso inalterato e nello stesso tempo va approfondito sempre più, con un approfondimento che rimane nel solco dell’insegnamento trasmesso e che pertanto si esprime edom sensu e eademque sententia (nello stesso senso e nella stessa credenza).

3. Il Concilio Vaticano I nella Costituzione dogmatica Dei Filius ha dichiarato: “La dottrina della fede, (…), come un divino deposito, è stata affidata alla Chiesa, Sposa di Cristo, perché la custodisca fedelmente e fedelmente la proclami. In conseguenza il senso dei sacri dogmi che deve essere sempre conservato è quello che la Santa Madre Chiesa ha determinato una volta per tutte e non bisogna mai allontanarsi da esso sotto il pretesto e in nome di una intelligenza più profonda” (DS 3020).
Riporta poi la nota affermazione del Padre della Chiesa San Vincenzo di Lerins che nel suo Commonitorio primo scrisse: “Crescano pure, quindi, e progrediscano largamente e intensamente, per ciascun come per tutti, per un sol uomo come per tutta la Chiesa, l’intelligenza, la scienza, la sapienza, secondo i ritmi propri a ciascuna generazione e a ciascun tempo, ma esclusivamente nel loro ordine, nella stessa credenza, nello stesso senso e nello stesso pensiero (in eodem scilicet dogmate, eodem sensu eademque sententia)” (23,3).

4. Inoltre va ricordato che Gesù Cristo ha garantito alla Chiesa e in particolare a Pietro e ai suoi successori una assistenza dall’Alto perché custodisca intatto questo deposito. Gesù ha detto in specifico a Pietro: “Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31-32).
Su questo i fedeli possono andare sul sicuro, perché ne andrebbe di mezzo la fede in Cristo.

5. Il solo fatto che si distacchino da Pietro come hanno fatto le due realtà che hai menzionato è una pessima indicazione.
La stessa cosa va detta anche dei sacerdoti che di recente hanno preferito essere sospesi a divinis o addirittura ridotti allo stato secolare (è il peggio che possa capitare ad un sacerdote) piuttosto che starsene umili e obbedienti.
Scrive San Tommaso: “Rispondiamo con Sant’Agostino: ‘Se uno difende senza animosità e senza ostinazione la propria opinione, sia pure falsa e perversa, e cerca con la dovuta sollecitudine la verità, pronto a seguirla quando la trova, non può essere annoverato fra gli eretici’ (Epistola 43): poiché non ha la determinazione di contraddire l’insegnamento della Chiesa. E in questo senso alcuni Santi Dottori furono in disaccordo su questioni che per la fede sono indifferenti e su cose riguardanti la fede, ma che la Chiesa non aveva ancora determinato.
Sarebbe invece eretico chi si opponesse ostinatamente a una simile definizione quando tali cose fossero state determinate dall’autorità della Chiesa universale. E questa autorità risiede principalmente nel Sommo Pontefice. Nei Canoni infatti si legge: ‘Tutte le volte che si tratta della fede penso che tutti i vescovi nostri confratelli non debbano ricorrere ad alcun altro che a Pietro, cioè a chi detiene la sua autorità’ (decreti di graziano 2, 24, 1, 12. E contro l’autorità del Pontefice né Sant’Agostino, né San Girolamo, né altri Santi Dottori osarono difendere la propria sentenza” (Somma teologica, II-II, 11, 2, ad 3).
Invece gli ambienti che tu hai frequentato, a differenza dei grandi dottori della Chiesa, difendono la propria sentenza contro l’autorità del Pontefice.
Capisco che cercano di difendersi attaccando. Ma è così che si manifesta quel sentimento che ti ha amareggiato.
Non va dimenticato che questa separazione costituisce un peccato gravissimo perché attua uno scisma.

6. Merita che si confrontino i loro sentimenti con quanto scriveva San Girolamo: “Questa è la fede, o Beatissimo Padre, che abbiamo appreso nella Chiesa Cattolica. E se nella nostra formulazione abbiamo detto o posto qualcosa di inesatto o di avventato, desideriamo di essere corretti da te, che possiedi la fede e la cattedra di Pietro. Se invece questa nostra confessione è approvata dal tuo giudizio apostolico, chiunque vorrà accusarmi dimostrerà di essere ignorante o malevolo, oppure non cattolico, ma eretico” (Exp. Cath. Fidei 14).

7. Che addolora in modo particolare è che non pochi dei fedeli che non possono partecipare alla celebrazione fatta dai loro sacerdoti preferiscono piuttosto non partecipare alla Messa nel giorno di domenica e nelle feste comandate.
Preferiscono piuttosto non fare la Santa Comunione che partecipare alla Messa con i comuni fedeli.
C’è da chiedersi se sappiano a che cosa rinunciano.
Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis andavano a Messa tutti i giorni e facevano la Santa Comunione quotidianamente. Non vi avrebbero rinunciato per tutto l’oro del mondo.
Questo depone a loro sfavore. Un tale comportamento non è suggerito da Dio.
Rimane sempre illuminante il principio illustrato da Sant’Agostino per cui “nelle cose necessarie ci deve essere l’unità, in quelle su cui vi è dubbio libertà, ma in ogni caso ci deve essere la carità (in necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas).
Dio non voglia che si possono applicare loro le parole che lo Spirito Santo ha detto per mezzo di San Paolo: “Questi tali sono falsi apostoli, lavoratori fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo. Ciò non fa meraviglia, perché anche Satana si maschera da angelo di luce. Non è perciò gran cosa se anche i suoi ministri si mascherano da ministri di giustizia; ma la loro fine sarà secondo le loro opere” (2 Cor 11,13-15).
Con tutto il cuore ringrazia il Signore che ti ha tirato via da quel tossico ambiente. Non ti giovava per la salvezza.
Augurandoti ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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