Quesito
Buongiorno Padre,
per prima cosa la ringrazio perché già in passato le ho scritto per dubbi morali e lei mi ha sempre risposto in modo esaustivo, consentendomi di risolvere questioni che mi toccavano profondamente con riferimento alla mia vita di ogni giorno.
Ciò premesso, mi permetto di ricorrere ancora a lei affinché – qualora decidessi di operare in tale ambito – possa valutare come comportarmi con le utenti di una associazione che chiedono di essere aiutate a portare avanti una gravidanza, in relazione alle possibili indicazioni da fornire in materia di procreazione responsabile(quindi relativamente a futuri comportamenti concernenti l’esercizio della sessualità di coppia).
Tali utenti, ovviamente, sono di varie nazionalità (soprattutto extra-comunitarie); professano differenti credi religiosi, o anche, ipotizzo, nessun credo; potrebbero essere sposate, conviventi, ecc.
Pur essendo consapevole che la soluzione ideale al riguardo è quella di proporre (o quando possibile di attivare) corsi di insegnamento dei metodi di regolazione naturale della fertilità (metodo Billings, metodi sintotermici), sorge il problema per tutte le coppie non interessate a seguire questo percorso o che, nella pratica, non sono in grado di perseverare nell’acquisizione delle relative abilità.
In particolare: ove la coppia (o anche un singolo componente di essa) non volesse o non fosse in grado di ricorrere (o di perseverare nel ricorso) ai metodi naturali, è lecito per l’operatore consigliare – quale male minore, e cioè per impedire in futuro un aborto o l’uso di metodi contraccettivi abortivi o potenzialmente abortivi – l’utillizzo di metodi contraccettivi non abortivi (in pratica il preservativo o il coitus interruptus, in quanto la stessa “vecchia” pillola ormonale mi pare sia da considerarsi potenzialmente abortiva)?
Inoltre, è lecito – in applicazione del principio del duplice effetto o della lecita cooperazione – proporre alla utente il ricorso ai metodi naturali e, in subordine, ai metodi contraccettivi non abortivi, a qualsiasi coppia, prescindendo dal fatto che sia sposata o meno (anche, ma non solo, a causa dell’inestricabile ginepraio relativo alla casistica in cui si intersecherebbero fedi religiose, situazioni oggettive, situazioni soggettive. ecc.)?
Ringrazio di cuore e, nel caso ritenesse di fornirmi, compatibilmente con i suoi impegni, una preziosa risposta in merito, preferirei una risposta privata.
Dio la benedica!
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. non si può mai proporre il male minore, perché in quanto tale è sempre male, sempre dannoso.
Ciò equivale a dire che è sempre devastante o sotto il profilo morale o psicologico o fisiologico.
2. È necessario dunque proporre in maniera persuasiva i metodi naturali.
Madre Teresa di Calcutta li insegnava a persone analfabete e anche di altre religioni.
Quando la gente sa che ricorrere ai metodi naturali non fa male ed evita tanti mali ascolta volentieri.
3. Inoltre la gente, già da sola, per evitare l’aborto pensa di ricorrere alla contraccezione.
Non è necessario che voi glielo diciate o addirittura la favoriate.
4. A questo proposito è necessario tenere presente l’insegnamento del santo Papa Giovanni Paolo II, il quale nell’enciclica Evangelium vitae ha scritto: “Si afferma frequentemente che la contraccezione, resa sicura e accessibile a tutti, è il rimedio più efficace contro l’aborto. Si accusa poi la Chiesa cattolica di favorire di fatto l’aborto perché continua ostinatamente a insegnare l’illiceità morale della contraccezione.
L’obiezione, a ben guardare, si rivela speciosa. Può essere, infatti, che molti ricorrano ai contraccettivi anche nell’intento di evitare successivamente la tentazione dell’aborto. Ma i disvalori insiti nella mentalità contraccettiva – ben diversa dall’esercizio responsabile della paternità e maternità, attuato nel rispetto della piena verità dell’atto coniugale – sono tali da rendere più forte proprio questa tentazione, di fronte all’eventuale concepimento di una vita non desiderata. Di fatto la cultura abortista è particolarmente sviluppata proprio in ambienti che rifiutano l’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione. Certo, contraccezione ed aborto, dal punto di vista morale, sono mali specificamente diversi: l’una contraddice all’integra verità dell’atto sessuale come espressione propria dell’amore coniugale, l’altro distrugge la vita di un essere umano; la prima si oppone alla virtù della castità matrimoniale, il secondo si oppone alla virtù della giustizia e viola direttamente il precetto divino ‘non uccidere’.
Ma pur con questa diversa natura e peso morale, essi sono molto spesso in intima relazione, come frutti di una medesima pianta (EV 13).
5. Pertanto è necessario un lavoro che vada maggiormente in profondità, che faccia comprendere la dignità della persona umana che non può mai essere considerata e usata semplicemente come oggetto di godimento e che i gesti di intimità sessuale hanno il loro pieno significato solo all’interno del matrimonio perché esprimono il dono totale di sé.
6. Giustamente nella medesima enciclica Giovanni Paolo II dice: “In moltissimi casi tali pratiche affondano le radici in una mentalità edonistica e deresponsabilizzante nei confronti della sessualità e suppongono un concetto egoistico di libertà che vede nella procreazione un ostacolo al dispiegarsi della propria personalità. La vita che potrebbe scaturire dall’incontro sessuale diventa così il nemico da evitare assolutamente e l’aborto l’unica possibile risposta risolutiva di fronte ad una contraccezione fallita” (EV 13).
7. Con la diffusione della contraccezione non si risolve il problema di fondo. Le persone vengono lasciate a se stesse, in balia dei propri istinti con tutto ciò che ne segue.
Questo non solo nell’ambito dell’affettività ma anche nei rapporti interpersonali e sociale.
Giovanni Paolo II di proposito ha scritto questa enciclica per promuovere la cultura della vita e la dignità della persona. Scrive: “A tutti i membri della Chiesa, popolo della vita e per la vita, rivolgo il più pressante invito perché, insieme, possiamo dare a questo nostro mondo nuovi segni di speranza, operando affinché crescano giustizia e solidarietà e si affermi una nuova cultura della vita umana, per l’edificazione di un’autentica civiltà della verità e dell’amore” (EV 4).
8. E ancora: “In particolare, è necessario educare al valore della vita cominciando dalle sue stesse radici. È un’illusione pensare di poter costruire una vera cultura della vita umana, se non si aiutano i giovani a cogliere e a vivere la sessualità, l’amore e l’intera esistenza secondo il loro vero significato e nella loro intima correlazione. La sessualità, ricchezza di tutta la persona, «manifesta il suo intimo significato nel portare la persona al dono di sé nell’amore». La banalizzazione della sessualità è tra i principali fattori che stanno all’origine del disprezzo della vita nascente: solo un amore vero sa custodire la vita. Non ci si può, quindi, esimere dall’offrire soprattutto agli adolescenti e ai giovani l’autentica educazione alla sessualità e all’amore, un’educazione implicante la formazione alla castità, quale virtù che favorisce la maturità della persona e la rende capace di rispettare il significato «sponsale» del corpo” (EV 97).
Dobbiamo constatare che purtroppo siamo stati disabituati a non tenere presente la misura alta non soltanto della vita cristiana, ma anche della dignità della persona umana.
Augurandoti ogni bene per il tuo impegno a favore del bene integrale di ogni persona umana, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
