Quesito

Caro Padre Angelo,
grazie ancora per la sua disponibilità. Il quesito di questa volta fa riferimento alla responsabilità individuale nel commettere alcuni tipi di peccato.
Siamo in un mondo dove è in continuo aumento il diffondersi di tanti vizi, disturbi e disagi mentali più o meno gravi.
Prendendo lo spunto da ciò Le vorrei sottoporre il seguente quesito: facciamo riferimento ad un soggetto che commette delle azioni impure (o altri tipi di azioni gravi).
Supponiamo che tale soggetto sia un dipendente sessuale, inoltre, sia molto condizionato dalla superstizione, dalle ossessioni e compulsioni nel commettere determinati atti impuri (lo stesso discorso anche se fosse dipendente da altri vizi quali la droga, l’alcol ecc).
La mia domanda è la seguente: che grado di responsabilità ha questo soggetto quando compie queste azioni tenendo presente che le commette spinto da una forza invisibile, irrefrenabile, non riuscendo a non commetterle (anche se vorrebbe frenarsi ma non ci riesce).
Nel commettere l’azione, nei peccati impuri, c’è quasi sempre la materia grave; il dubbio mi viene quando dobbiamo valutare la piena avvertenza e il deliberato consenso di un individuo soggiogato dal vizio e dalla dipendenza. Escludendo ovviamente i malati gravi mentali i quali vivono in un mondo tutto loro virtuale ma che per loro è reale.
Nel ringraziarLa in anticipo, La saluto cordialmente.
Martino


Risposta del sacerdote

Caro Martino,
1. scrivi: “nei peccati impuri, c’è quasi sempre la materia grave”.
Preciso subito che nei peccati impuri c’è sempre materia grave.
Così infatti si esprime la dichiarazione Persona humana della Congregazione per la dottrina fede: “Ora, secondo la tradizione cristiana e la dottrina della Chiesa, e come riconosce anche la retta ragione, l’ordine morale della sessualità comporta per la vita umana valori così alti che ogni violazione diretta in quest’ordine è oggettivamente grave” (PH l0).

2. Il Magistero della Chiesa con la proposizione che ti ho scritto determina la consistenza della materia. Ma perché soggettivamente ci sia peccato grave, come tu stesso ricordi, ci vuole anche la piena avvertenza della mente e il deliberato consenso della volontà.
Ora questi due elementi non sono quantificabili in maniera oggettiva per tutti perché ogni caso è a sé.
Siamo infatti nell’ambito del “soggetto”, il quale rimane sempre individuale.

3. Tuttavia mi pare che si debba tener conto delle diverse tipologie di peccati impuri: si va dall’autoerotismo alla pedofilia.
L’autoerotismo fa male a chi lo compie. La pedofilia invece ha conseguenze drammatiche sulla persona che viene coinvolta.
Se nel primo caso, come ricorda la Dichiarazione Persona humana, vi possono essere cause che diminuiscono la responsabilità del soggetto, come “l’immaturità dell’adolescenza, che può talvolta prolungarsi oltre questa età, lo squilibrio psichico o l’abitudine contratta” (PH 9) o anche “stato di angoscia e fattori sociali)” come ricorda il CCC 2352, non so quali attenuanti vi possano essere per un pedofilo, a meno che non si tratti, di una persona affetta da squilibri psichici che la rendano del tutto incapace di intendere e di volere, nel qual caso più che la prigione è adatto il reparto di neuropsichiatria.
Discorso analogo va fatto per l’adulterio, che non solo viola la fedeltà pattuita, ma lede gravemente il clima familiare e la serenità dei figli. Non so come si possa parlare di forza compulsiva che impedisce di essere responsabili del proprio comportamento.

4. Mi parli di stati di compulsione in cui il soggetto compie certe azioni spinto da una forza invisibile, irrefrenabile, non riuscendo a non commetterle.
A questo proposito andrebbe osservato che non bisogna mettersi in situazioni in cui si viene presi dalla prepotenza degli istinti. Mettersi deliberatamente in un’occasione prossima di peccato e poi giustificarsi dicendo che si è stati presi  da “da una forza invisibile, irrefrenabile” mi pare che non possa essere un motivo giustificante. In certe situazioni gli istinti fanno la loro parte. Sarebbe come chiedere alla paglia di non lasciarsi bruciare quando la si unisce al fuoco.

5. Il che significa che è necessario ravvivare incessantemente la virtù della purezza. Non va mai data per scontata.
Che dire ancora a proposito di atti che sono potenzialmente procreativi?
Mi sono trovato anche come sacerdote di fronte a casi in cui due dicciottenni sono andati a passare le vacanze insieme. Erano partiti in due e sono tornati in tre.
Nulla da dire per il bambino che è nato, che va trattato con la massima cura.
Ma si può giustificare l’atto dicendo che non si sa come siano andate le cose, dicendo che si è stati “da una forza invisibile, irrefrenabile”? O non va detto piuttosto che la prima colpa grave la si compie quando ci si mette nell’occasione prossima di peccato?

6. Vi sono anche altri tipi di peccati impuri che meriterebbero una riflessione sullo stato di compulsività. Ne ho parlato in altre risposte.
Ma per ora mi è parso opportuno mettere a fuoco che talvolta il peccato grave lo si compie nel momento stesso in cui si mette nell’occasione prossima di peccato.

Ti ricordo volentieri al Signore e ti benedico.
Padre Angelo