Padre, la convivenza è la precarizzazione del rapporto di coppia; adesso con la decisione di sposarci e vivere in perfetta continenza, possiamo fare la Santa Comunione?

////Padre, la convivenza è la precarizzazione del rapporto di coppia; adesso con la decisione di sposarci e vivere in perfetta continenza, possiamo fare la Santa Comunione?

Padre, la convivenza è la precarizzazione del rapporto di coppia; adesso con la decisione di sposarci e vivere in perfetta continenza, possiamo fare la Santa Comunione?

Quesito

Gent.mo Padre Angelo,
sono un giovane di … anni, mi chiamo ….
Dopo oltre 10 anni lontano dalla Confessione ho ricevuto la grazia di maturare nel mio cuore il desiderio di confessarmi. Sto cercando un confessore con cui aprirmi in modo schietto per potermi riconciliare con il Signore e con la Chiesa.
In realtà, in questo tempo, il Signore non mi ha mai abbandonato
Da 5 anni condivido la vita con una ragazza che amo. Dopo un anno di conoscenza siamo andati a convivere.
Questa situazione perdura, mentre gli anni passano per me e per la mia ragazza.
Caro Padre Angelo, se dovessi tornare indietro non ripeterei l’esperienza della convivenza. Oggi posso dire che la convivenza è la precarizzazione del rapporto di coppia. Si vive di fatto come marito e moglie e ad un certo punto ci si chiede perchè mai ci si debba sposare. Ma al tempo stesso si vive di rinvii. Rinvii delle decisioni finali ed impegnative. Non si fa altro che fuggire, pieni di ogni timore.
Si vorrebbe un’assicurazione sulla vita che solo la Fiducia nella Provvidenza può garantire. E così, nell’attesa, si rischia di perdere la vita nel nulla, nel vuoto. Questa attesa rischia di farmi perdere il rapporto con la mia ragazza, che pure mi ha tanto dolcemente aspettato. Lei vuole un figlio, io ho paura! Paura della definitività!
Di recente due parole dell’omelia  mi sono entrate dentro: parlando della Risurrezione di Nostro Signore il Parroco ha detto: L’AMORE DONA LA VITA!
E allora ho deciso. Mi sposerò. La mia ragazza è contenta e abbiamo deciso di vivere in perfetta continenza fino al matrimonio.
Con questa volontà di vivere in perfetta continua posso accostarmi alla Confessione e alla Comunione?
La ringrazio e la saluto cordialmente.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. prima di rispondere alla tua domanda, desidero ringraziarti per aver riassunto in alcune espressioni la tua valutazione sulla convivenza prematrimoniale.
Scrivi: “è la precarizzazione del rapporto di coppia. Si vive di fatto come marito e moglie e ad un certo punto ci si chiede perchè mai ci si debba sposare. Ma al tempo stesso si vive di rinvii. Rinvii delle decisioni finali ed impegnative. Non si fa altro che fuggire, pieni di ogni timore”.

2. L’insicurezza sia proprio l’elemento che caratterizza la convivenza.
La caratterizza fin dall’inizio, quando si decide di andare a convivere. Si vuole provare perché non si è sicuri.
E si vuole provare a convivere perché c’è già l’esperienza sessuale, ma si sente che anche questa non basta.
Eppure se si dicesse che quell’amore, espresso con i rapporti sessuali prima del matrimonio, non è autentico ti sentiresti dire che invece è vero amore e che non si deve fare il processo alle intenzioni.

3. Io non giudico le intenzioni di chi ha i rapporti sessuali prematrimoniali, perché con tutta probabilità quasi sempre i ragazzi dicono proprio di volersi autentico bene.
Ma, usando il linguaggio di Giovanni Paolo II, dico solo che qui rapporti sono intrinsecamente falsificati per un doppio motivo.
Primo perché quei rapporti sono contraccettivi, e questo di suo manifesta in maniera evidente che non ci si vuol mettere in gioco, non ci si vuole donare in totalità, e tra l’altro proprio mentre ci si dice a parole che ci si vuole donare in totalità.
In secondo luogo sono falsificati in partenza perché i due fidanzati hanno piena consapevolezza di non appartenersi ancora, che sono liberi di andarsene ognuno per i fatti propri.
Allora, come vuoi che con una doppia bugia, si renda solido il rapporto di coppia? Non si può far altro che renderlo ancor più insicuro!

4. Nella convivenza questa bugia viene continuamente ripetuta.
E intanto il tempo passa e la ragazza, per prima, avverte che non si può aspettare oltre.
Ma lui continua ad essere indeciso.
E lo rimane anche perché lei – attraverso un rapporto sessuale al quale manca quello che deve avere per essere autentico – inconsapevolmente lo abitua a rimanere fragile e insicuro.

5. Ma per voi è avvenuto qualcosa di grande, perché a Pasqua il Signore ti ha parlato e hai capito che l’amore vero dona la vita.
L’amore fa sì che uno doni anzitutto tutta la propria vita, senza tenersi nulla.
E questo di fatto si realizza quando il rapporto sessuale viene compiuto nel matrimonio, quando ha tutto il suo pieno significato.

6. Intanto hai fatto bene a prendere la decisione di sposarti e soprattutto hai fatto molto bene a decidere insieme con la tua futura sposa di vivere in perfetta continenza fino a quando quel gesto non sarà vero in tutti i suoi aspetti.

7. Nel frattempo puoi confessarti e fare  la Santa Comunione?
Dal momento che hai il fermo proposito di vivere in perfetta continenza fino al matrimonio, che questo matrimonio è a breve scadenza, che non potete al momento lasciare deserta la casa in cui abitate o comunque nessuno dei due si sente di vivere da solo mentre l’altro tornerebbe dai propri genitori, se escludete di fare la S. Comunione nella Chiesa dove siete conosciuti come conviventi, se dopo esservi confessati avete ricevuto l’assoluzione, potrete fare la S. Comunione.
Come vedi ho messo molte condizioni.
E queste condizioni devono verificarsi tutte sia per il rispetto che dovete avere per il Signore sia per il rispetto che dovete verso i vostri fratelli nella fede, già dispiaciuti per la vostra decisione di andare a convivere.

8. Vi esorto a prepararvi al matrimonio non solo nella continenza, ma anche nella preghiera.
Dal momento che vi rispondo oggi primo maggio, mese tradizionalmente dedicato a Maria, mi piace ricordare quanto ho letto nel “Giornale dell’anima” di Giovanni XXIII: “nel mese di maggio ho domandato a Maria due cose… Sul finire del mese fui esaudito”. Quando ha scritto queste cose, Angelo Roncalli, il futuro papa Giovanni XXIII, aveva 17 anni e mezzo. Era il 7 maggio 1899.
Potete fare anche voi la stessa cosa, impegnandovi a recitare ogni giorno il Rosario di Maria.
E finito questo mese, sono certo, sarete contenti di poter continuare fino al giorno del matrimonio.
E dal giorno del matrimonio sentirete l’esigenza di non potervi staccare più da questa preghiera perché avvertirete che per voi è fonte di continua protezione e benedizione del Cielo.

Vi saluto con affetto e vi benedico.
Padre Angelo