Quesito

Buon giorno padre Angelo,
la contatto perché sono in guerra con me stesso e non riesco a darmi pace.
Io amo moltissimo la mia fidanzata. Siamo fidanzati da 2 anni e mezzo. Lei è credente ma non pratica e quando le parlo di Dio e del Vangelo si annoia.
Io mi sono posto una domanda a cui non riesco dare risposta ovvero se dovrei continuare a stare con lei o meno. A volte mi sembra la cosa giusta ma poi mi ricordo quel che nostro Signore ci insegna ovvero amare gli altri come se stessi che il 2 comandamento è più importante, ma allo stesso tempo non riesco a capire se sia la volontà di nostro Signore che io stia con lei o meno e se sia la persona mandata da lui.
Quindi non riesco a capire se lasciarci sia la cosa giusta o sia da parte mia “egoista” ecco.
La ringrazio.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. una volta ho sentito un sacerdote che diceva che anche i demoni sono credenti, ma non praticanti.
Lì per lì mi è sembrata un’espressione forte, ma a ben vedere non gli si poteva dare tutti i torti.

2. A parte il fatto che la Sacra Scrittura dice che anche i demoni “credono e tremano” (Gc 2,19), c’è da dire che in ogni caso si tratta di fede che non è accompagnata dalla virtù teologale della carità.
Ora è la carità che porta la presenza personale di Dio dentro di noi, come afferma la Sacra Scrittura: “Dio è carità; e chi rimane della carità rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1 Gv 4,16).
Per i credenti ma non praticanti è come dire che la presenza personale di Gesù mediante la grazia non interessa.
Ugualmente è come dire che la sua parola, che è la più vera e la più illuminante che si possa ascoltare, non interessa.

3. I teologi dicono che si tratta di una fede morta. E desumono l’espressione dalla Sacra Scrittura, la quale afferma che “la fede senza le opere è morta” (Gc 2,26).

4. La condivisione della fede tra fidanzati e tra sposati è uno dei beni fondamentali.
Sarebbe strano se all’interno della famiglia si condividesse tutto il resto, ma non la luce che illumina l’obiettivo (la santità) e la strada per raggiungerla.
La strada per raggiungerla è costituita dalle scelte concrete.

5. Questa condivisione nella fede è così determinante che la Sacra Scrittura dice che ci si deve sposare “nel Signore” (1 Cor 7,9) e cioè tra cristiani.
È il Signore che lo vuole.
Lo vuole per il nostro bene perché il senso del matrimonio è proprio quello di camminare insieme verso la santificazione.

6. Penso che sia una pena per una persona fidanzata o sposata che voglia condividere i pensieri, i sentimenti e le proprie esperienze spirituali al proprio partner e che questi faccia capire che non gli interessano, che non li apprezza, che per lui sono una noia estrema.
Penso inoltre che sia un’esigenza per una persona cristiana poter pregare insieme in famiglia. Se in chiesa o altrove si prega insieme con gli altri, come mai non si riesce a pregare con il proprio sposo o con la propria sposa?
Penso ad un papà che vuole che i figli vengano educati nella fede e nella pratica sacramentale, ma non hanno la testimonianza della mamma. È come se la mamma distruggesse quello che il padre edifica.

7. Credo che il disagio che mi hai manifestato sia un’illuminazione del Signore che ti vuol mettere sul chi va là.
Sono convinto che sia una sofferenza per te vedere che la tua ragazza non va a Messa, non si confessa, è insensibile per le realtà spirituali che sono le più importanti e le più preziose.
È necessaria pertanto molta preghiera, accompagnata anche da sacrifici, perché la tua ragazza accolga la grazia e volentieri insieme con te costruisca la prima casa spirituale.
È in questa casa, che sostiene tutto il resto, che voi dovete abitare insieme.
Se non c’è questa casa, è pericoloso pensare alla costruzione una casa di ordine materiale.

Alla tua preghiera volentieri unisco la mia per te e per la tua ragazza.
Vi benedico.
Padre Angelo

p.s.: il secondo comandamento non è più importante del primo. Il Signore dice che è importante quanto il primo (cfr. Mt 12,31) perché costituisce un unico comandamento.