Caro Padre Angelo,
oggi ho partecipato alla Santa Messa e sono rimasto allibito, anzi, scandalizzato dalla predica del parroco. In essa ha definito Marta “atea” perché non crede nel Signore; non crede in Dio e pensa di essere lei a risolvere i problemi, si affanna e si dà da fare come se tutto dipenda da lei. Marta, sorella di Lazzaro, un’atea. Nessun Padre l’ha mai definita tale. Al contrario, credeva talmente in Gesù che qualche tempo dopo, alla morte del fratello, avrebbe detto: “Signore, se tu fossi stato qua mio fratello non sarebbe morto!”
Quello che più mi scandalizza è che sia un sacerdote a diffondere queste idee. Un laico, pazienza: è un’idea sua e non ha responsabilità nei confronti di altri, ma un sacerdote, un pastore, un formatore di anime ha un’enorme responsabilità.  Ho commentato la predica con famigliari presenti alla Messa con me ed ho manifestato queste mie critiche, e la risposta è stata “ma vuoi saperne più tu di un prete?”
Questi personaggi sono responsabili di tanta ignoranza in fatto di religione!
La ringrazio se vorrà chiarirmi le idee su questo argomento e la saluto cordialmente.
Giovanni


Caro Giovanni,
1. mi spiace che in una pubblica omelia tu abbia dovuto sentire dal sacerdote che predicava che Marta era atea.
Per esaminare la fede di Marta è utile tenere presente quanto si legge nel Vangelo di Giovanni a proposito della risurrezione di Lazzaro, fratello di Marta.
Ebbene, quanto Gesù torna a Betania, Marta gli va incontro ed ecco la narrazione:
“Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».
Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo»” (Gv 11,21-27).

2. Ed ecco la spiegazione di San Tommaso alle due risposte di Marta: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà» e «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo»”.
Circa la prima: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!» San Tommaso dice: “Il sentimento di devozione si mostra grandissimo in Marta, con quelle sue parole: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto. Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà».
In esse Marta propone devotamente a Cristo due cose: una riguardo al passato, l’altra relativa al futuro.
Riguardo al passato essa dice: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». Infatti essa credeva che in presenza di Cristo la morte non avrebbe avuto luogo, avendo visto che al solo contatto con l’orlo della veste di Gesù una donna era stata guarita (Mt 9, 20ss.).
E ragionava bene, perché la vita è incompatibile con la morte; e Cristo è la vita e l’albero della vita, come accenna il Libro dei Proverbi (3, 18): «Essa è l’albero della vita per quelli che l’afferrano». Se dunque l’albero della vita poteva preservare dalla morte, a maggior ragione lo poteva Cristo.
Tuttavia aveva ancora una fede imperfetta, pensando che Cristo avesse meno potere mentre era assente; perciò diceva: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». Il che può dirsi giustamente di una virtù limitata e creata; ma non della virtù infinita e increata che è Dio; poiché Dio ha lo stesso potere, sia presente che assente; anzi, a lui tutte le cose sono presenti, come accenna quel testo di Geremia (23,23): «È forse da credere che io sia Dio da vicino… e che non lo sia più da lontano?».
Rispetto al futuro Marta aggiunse: «Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». Sebbene però con questo abbia detto il vero, in un certo senso – poiché Cristo in quanto uomo ha il compito di chiedere a Dio, cosicché spesso si legge che egli pregava, e di lui sopra (9,31) è stato detto: «Se uno è timorato di Dio.., egli lo ascolta» – tuttavia disse troppo poco. Poiché da questo discorso si potrebbe arguire che per lei Cristo fosse solo un uomo santo, capace con la preghiera di respingere la morte; come fece Eliseo, che pregando risuscitò un morto.

4. Da questo si evince che Marta credeva in Dio (dunque non era atea) e – sebbene la sua fede fosse ancora imperfetta – credeva anche in Cristo pensandolo uomo così pio e così santo da meritare di essere sempre esaudito da Dio.

5. Circa la seconda: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo» San Tommaso scrive:
“Gesù le predice la risurrezione del fratello e le mostra il proprio potere di far
risorgere: «Io sono la risurrezione e la vita, ecc.».
Chiede quindi a Marta un atto di fede, per condurla a perfezione: «Credi tu questo?».
E qui sorge il problema: perché il Signore rivolge a Marta questa domanda?
È chiaro che non domanda perché ignora, bensì conoscendo la sua fede, in quanto era lui a infonderla in essa; il credere infatti viene da Dio.
Ma egli domanda perché confessasse con la bocca quella fede che aveva nel cuore. (…).
Viene quindi riferita, la risposta di Marta: «Gli rispose: Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente…».
La quale risposta sembra che non corrisponda a quanto il Signore aveva domandato. Infatti egli aveva detto: «Io sono la risurrezione e la vita», per poi domandare se ci credeva. La donna invece non risponde: Io credo che tu sei la risurrezione e la vita; ma: «Io credo che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, che sei venuto nel mondo».
In proposito esistono due spiegazioni. Secondo il Crisostomo infatti, Marta non avrebbe capito le parole del Signore; e quasi stordita avrebbe risposto: Signore, io non capisco quello che dici, che cioè tu sei la risurrezione e la vita; ma questo «io credo, che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
Sant’Agostino invece afferma che la donna rispose in quel modo, perché quanto qui lei dice è la ragione di tutto ciò che il Signore le aveva detto prima. Vale a dire: Quanto tu hai affermato circa il tuo potere e la conseguente salvezza, tutto io credo; perché credo qualcosa di più che è la radice di tutto, ossia che «tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
Questa confessione di Marta è perfetta. Essa infatti confessa qui la dignità di Cristo, la sua natura e la sua missione mediante l’Incarnazione.
Confessa la sua dignità regia e sacerdotale, col dire: «Tu sei il Cristo» (…).
Confessa inoltre la natura divina in Cristo, uguale al Padre; per cui lo dichiara: «Figlio del Dio vivo». Chiamandolo singolarmente Figlio del Dio vivo, annunzia la verità della sua filiazione: poiché non può essere vero Figlio di Dio, se non è connaturale al Padre (…).
Marta confessa ancora il mistero della sua missione salvifica, col dire: «che sei venuto nel mondo», assumendo cioè la nostra carne.
Analoga fu la confessione di Pietro (Mt 16,16): «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù stesso dirà (infra, 16,28): «Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo»” (Commento al Vangelo di Giovanni).

6. Pertanto l’affermazione del sacerdote – pur nel suo desiderio di dire che la soluzione dei problemi non dipende solo da noi – è andata troppo in là rivelandosi infine del tutto sbagliata.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo