Quesito

Caro Padre Angelo,
Non è la prima volta che le scrivo.
Ora il mio problema è diventato più serio.
Non solo non riesco a convertirmi, ma giorno dopo giorno mi sento sempre più lontano da Dio.
Spessissimo prego anche forzosamente e con molta difficoltà.
Che fare? Come agire? Mi sento abbandonato da Dio, non vedo i frutti del cammino spirituale fatto fino ad adesso.
Grazie, Dio la Benedica grandemente.

 


 

Risposta del sacerdote

Carissimo,
ti domando scusa per il forte ritardo con cui ti rispondo, ma solo oggi sono giunto alla tua mail.

1. Ci si può sentire lontani da Dio per diversi motivi: ad esempio perché si è in peccato grave. E questo evidentemente è male.
Sant’Agostino diceva che Dio non abbandona a meno che prima non venga abbandonato.
Si abbandona Dio col peccato grave.
Il rimedio qui sta nella conversione del cuore e soprattutto nella confessione sacramentale.
Ma forse questo non è il tuo caso perché tu cerchi Dio. E ne è prova la tua preghiera costante e anche il desiderio di sentire la vicinanza con Dio.

2. Oppure il sentimento di abbandono da parte di Dio si sperimenta perché, pur non essendo in peccato grave, non si sente più il fervore e si prega in maniera forzata.
Questo può dipendere da vari motivi.

3. Il primo potrebbe essere l’eccessiva stanchezza o fatica, la malattia, le condizioni ambientali di vario genere non favorevoli.
In questo caso bisogna andare avanti con perseveranza e portare pazienza.

5. Il secondo potrebbe essere causato dal peccato veniale il quale non fa perdere la grazia di Dio, ma fa diminuire il fervore.
In questo caso bisognerebbe eliminare il peccato veniale, a partire da quello di lingua, che è un peccato abbastanza comune e contrario alla carità.
Di particolare utilità per il ricupero del fervore è il compimento di atti espliciti di amore di Dio.

6. A volte si tratta invece di purificazioni che il Signore manda perché non ci si attacchi alla consolazione spirituale del fervore, ma si preghi e si adori Dio perché è degno di essere lodato e adorato.
Anche in questo caso è necessario andare avanti senza mai deflettere.
Alcuni Santi sono stati privati del fervore per moltissimi anni e proprio perché non sono mai venuti meno ai loro doveri, la loro santità appare ancora più vera.

7. Santa Teresa che ha sofferto lungamente questa privazione di fervore nel capitolo undicesimo della Vita scrive: “Che deve fare colui che da molti giorni non prova altro che aridità, disgusto, insipidezza, e un’estrema ripugnanza… né riesce a formulare un buon pensiero?”.
Ed ecco la risposta: “Sua Maestà vuole condurre per questa strada perché comprendiamo meglio il poco che siamo”.
Questa stessa povertà aiuta a servire Dio “con giustizia, fortezza d’animo e umiltà”.

8. E ne presenta il rimedio: quando queste assenze di fervore non dipendono dal peccato e sono involontarie è meglio rassegnarsi alla volontà di Dio per tutto il tempo che vorrà lasciarci in questo stato e convincerci che la devozione sensibile non è essenziale al vero amore di Dio e che basta voler amare Dio compiendo la sua volontà e osservando i comandamenti per amarlo già realmente.

Se tu ti trovassi già in questo stato, come mi auguro, saresti ben avanti nella via della santità.
Non mi rimarrebbe allora che pregare perché il Signore ti conservi così.
Ti benedico e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo

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