Quesito

Gentile padre Bellon,
spero che questo mio messaggio la trovi in salute.
La ringrazio – come sempre – per l’immensurabile servizio che lei fa alle anime, con le sue esaurienti risposte. Servizio così tanto necessario, specie oggi in questi tempi così confusi.
Io ho 56 anni, vivo e lavoro in Canada, e poche settimane fa ho ricevuto una diagnosi di carcinoma all’utero.
Non mi turba minimamente il pensiero della morte – anzi. Credo che la morte per tumore sia una delle più grandi grazie, perché ci dà il tempo di prepararci. Di mettere in ordine la vita, sia fisica che spirituale.
Io la desideravo tanto. Mi sembra che questa sia una Grazia esaudita.
Se questa è davvero la chiamata del Signore, che mi chiama a Sé, sarei felice da piangere.
Però non so come pormi di fronte a questa cosa, perché il tumore è appena all’inizio, e se procedo come mi consigliano i medici (chirurgia) molto probabilmente si concluderà tutto rapidamente e senza conseguenze.
Se potessi scegliere, preferirei non curare il tumore e lasciargli fare il suo corso.
Ma voglio fare la volontà di Dio, ovviamente. Proprio la pura Volontà di Dio, senza ombra di quello che vorrei per me.
Anche perché non siamo isole, ma ci sono amici e soprattutto parenti intorno a noi. Io non ho figli, e neppure un marito. Ma ho un fratello, e una mamma che ha bisogno di cure.
Certo in questo momento ho un’assicurazione sulla vita veramente eccezionale, pagata dal mio datore di lavoro, che lascerebbe mio fratello tranquillo e sereno economicamente, anche riguardo l’assistenza per la mamma. Però non posso dire come sarò a un anno da oggi, perché il mio lavoro è molto precario.
A mia mamma è stata diagnosticata una forma di demenza, e inoltre è cardiopatica. I suoi genitori sono morti entrambi giovani, e anche suo fratello.
Probabilmente lei non vivrà più molto a lungo. Se il mio tumore facesse il suo corso, probabilmente ce ne andremmo insieme.
Non avevo ancora riflettuto a questa coincidenza, ma “andarcene insieme” è sempre stata la preghiera che io e mia mamma insieme abbiamo rivolto al Signore, ormai da molti anni.
Quello che vorrei chiederle, padre Bellon, è cosa sia lecito o non lecito fare di fronte a una diagnosi di tumore. Se mi propongono la chemioterapia – ecco, quella io non vorrei farla. Ho visto persone che l’hanno fatta, ed è un vero combattimento.
Bisogna veramente amare la vita per affrontare una cosa del genere – e come le ho detto io non sono così attaccata alla vita.
Ma se si tratta solo di chirurgia, di rimuovere chirurgicamente gli organi attaccati dal tumore… come posso sottrarmi a questo? E soprattutto, sarebbe lecito sottrarmi?
Le faccio tanti auguri per il Natale ormai vicino. Auguri di pace e di santità. Possa ogni anno che passa condurla più vicino a Dio.
La ricordo nelle mie preghiere,
E.


Risposta del sacerdote

Carissima,  
1. posso capire la tua gioia nell’apprendere che stai per andare con il Signore.
Anche San Paolo diceva che desiderava morire per essere con Cristo: “Ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio” (Fil 1,21).
2. Tuttavia il medesimo San Paolo dopo aver detto: “Per me, infatti, il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1,21) subito soggiunge: “Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere.
Sono stretto, infatti, fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.
Persuaso di questo, so che rimarrò e continuerò a rimanere in mezzo a tutti voi per il progresso e la gioia della vostra fede” (Fil 1,22-25).

3. San Paolo era consapevole che la sua vita non gli apparteneva. Era di Dio. 
Per cui per il progresso e la gioia della fede dei credenti di Filippi, e anche di molti altri, era ben disposto a rimanere ancora quaggiù.
Di fatto, osserva San Tommaso, rimarrà in vita ancora per sette anni: “Va detto che la lettera è stata redatta o scritta nel primo anno della sua prigionia, e che avvenne durante il primo anno dell’impero di Nerone. Perciò poi Paolo visse ancora sette anni” (Commento a Fil 1,25).

4. Certo, andare con Cristo era per lui di immediata e massima soddisfazione.
Tuttavia essere di utilità per il prossimo era un atto di carità molto grande.
All’amore interessato (il godimento di Dio) era disposto a rinunciarvi per un momento a favore dell’amore disinteressato. San Tommaso dice che quando “l’uomo antepone l’onore di Dio a questo stesso godimento con cui si gode di Dio si ha carità perfetta” (Commento a Fil 1,24).

5. Sotto il profilo etico, poi, va ricordato che c’è il dovere di conservarsi in salute perché la salute è un bene molto grande non solo per noi, ma anche per il nostro prossimo.
Sicché, quando il caso lo richiede, si deve ricorrere sia al medico sia alle medicine, come si legge nel libro del Siracide: “Onora il medico come si deve secondo il bisogno, anch’egli è stato creato dal Signore” (Sir 38,1).

6. Il santo Papa Giovanni Paolo II a questo proposito ha scritto nell’enciclica Evangelium vitae: “Si dà certamente l’obbligo morale di curarsi e di farsi curare, ma tale obbligo deve misurarsi con le situazioni concrete; occorre cioè valutare se i mezzi terapeutici a disposizione siano oggettivamente proporzionati rispetto alle prospettive di miglioramento” (EV 65).

7. Sarebbe lecito astenersi dalle cure solo qualora fossero inutili.
La Congregazione per la dottrina della fede ha ricordato che “è lecito interrompere l’applicazione dei mezzi ordinari quando i risultati deludono le speranze riposte in essi” (Dichiarazione sull’eutanasia, par. IV).
Questo è in linea con quanto è sempre stato insegnato: “Nemo ad inutile tenetur” (nessuno è tenuto a ciò che è inutile).

8. Pertanto affronta con coraggio questo momento difficile della tua vita.
Lo richiede l’onore di Dio e il bene del prossimo.
Offri tutto per la conversione e la salvezza eterna di molti.
È un grande atto di carità.
Quando sarà l’ora, avrai in paradiso un premio ancora più grande.
Contraccambio i graditi auguri promettendo una preghiera perché tutto vada bene e anche per questo ti benedico.
Padre Angelo

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