Quesito

Caro Padre Angelo,
la ricordo con affetto e le auguro un Santo Natale. Anche quest’anno la nascita di Gesù è per noi motivo di senso, di verità e di gioia imprescindibile. Davvero l’amore del Padre è infinito, come la Sua misericordia.
Per quanto mi riguarda sono sempre solo, sposato con R. davanti a Dio, separato legalmente da R. nella vita quotidiana.
I miei figli mi stanno vicino, sto per diventare nonno per la seconda volta: tante gioie, tanti regali, ma tutti mi sembra “sporcato” dal disordine della condizione di “marito separato”.
Tempo fa mia moglie mi ha scritto un messaggio chiedendo perdono per come si è comportata, dicendo che ha sbagliato. Però al messaggio non è seguito altro, lei continua a vivere con il “compagno” (oggi si dice così… che termine triste, vero?), perciò non credo che alla richiesta di perdono sia seguito un effettivo cambio di rotta da parte sua. Forse mi ha chiesto perdono per la modalità con cui ha mandato all’aria il nostro matrimonio, e non per averlo fatto.
Nonostante tutta la rabbia e le lacrime versate, da parte mia l’ho perdonata, riconosco le mie colpe, le nostre, lentamente il rancore se ne sta andando, e il dolore e le ferite si rimarginano.
Il tempo è sempre la medicina migliore. Purtroppo. Dico purtroppo perché mi sembra che, passati due anni e mezzo, il mio soffrire meno corrisponda a un essere meno pronto ad accoglierla e a ricominciare. Le perdono tutto, il tradimento, quello che ha tolto alla sua famiglia, le bugie… ma non riesco a perdonarle di avermi reso così impermeabile al dolore. Ho paura che il mio cuore si sia indurito, e questo sarebbe davvero brutto. Ma se non vedo un suo reale desiderio di riprendere il percorso, allora forse non vale nemmeno la pena illudermi che sia possibile.
Mi ha chiesto perdono, va bene, ma tutt’oggi vive con un uomo che non è suo marito, calpestando me e il Sacramento che ci ha uniti. Il mio non è solo un discorso di dignità personale, ma credo non sarebbe utile ricominciare nello stesso modo in cui è finita. Vorrei tornasse a casa pronta a ricostruire, e non con le stesse fragilità che hanno provocato il disastro. Da parte mia che dovrei fare?
Mia moglie sa che l’aspetto, anche se concretamente resto solo in attesa della prossima mossa, perché non vorrei forzare le sue scelte o spingerla a decisioni non dettate concretamente da un ravvedimento.
Le chiedo un consiglio, Padre, e un ricordo nella preghiera.
La ringrazio per la pazienza e la vicinanza.
Ancora tanti auguri e un abbraccio fraterno.


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. per me è più facile assicurarti una preghiera che darti un consiglio. Tuttavia provo a dartene qualcuno.
Premetto che del consiglio ne avrebbe bisogno tua moglie perché giustamente riconosci che ricominciare come prima non vale la pena.
È necessario che lei torni a casa convertita, cambiata.
2. Ciò che al momento sembra preoccuparti di più è una certa insensibilità al dolore.
Ricordi che il tempo è la migliore medicina.
Lo è indubbiamente sotto un certo aspetto perché quando le cose diventano consuetudinarie non si prova più molta emozione.
Gli antichi dicevano: “ab assuetis non fit passio” (non c’è emozione quando le cose sono sempre le stesse).

3. C’è anche il rischio, e questa è la cosa peggiore, di pensare che sia una cosa normale perché oggi molti fanno così.
Invece è necessario mantenere sempre viva la consapevolezza che si è rotto qualcosa di preziosissimo e che questa separazione, anzi, questo stato di adulterio permanente e pubblico non è sopportabile agli occhi di Dio.

4. Per tenere vivo questo senso di dolore non c’è niente di meglio che la contemplazione di Gesù crocifisso perché lo stato di adulterio permanente è una crocifissione pubblica e permanente di Nostro Signore.
Sì, questo ti deve addolorare. E, anzi, addolorare sempre di più.

5. Nella Lettera agli Ebrei si legge: “Tuttavia, se sono caduti, è impossibile rinnovarli un’altra volta portandoli alla conversione, dal momento che, per quanto sta in loro, essi crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio e lo espongono all’infamia” (Eb 6,6).
Per “impossibile” si deve intendere che è difficile venirne fuori cambiando vita, come mostra l’esperienza.

6. Rompere il vincolo del matrimonio per andare con un’altra persona è una specie di apostasia.
Ora i Santi Padri applicavano all’apostasia quel peccato che è impossibile perdonare secondo quanto disse Nostro Signore.
Questo, evidentemente, non perché Dio non lo possa o non lo voglia perdonare, ma perché chi lo compie manca di quelle disposizioni che sono necessarie per essere perdonato.

7. Tua moglie ha chiesto perdono.
Ma è pentimento vero?
Se ci fosse il pentimento vero, vi sarebbe anche la volontà di riparare.
Ma se c’è invece la volontà di perseverare nel peccato, non c’è pentimento vero.
Come tu hai insinuato, forse ti ha chiesto perdono solo per le modalità in cui è avvenuto tutto questo.

8. Che cosa puoi fare? Penso che l’unica soluzione al momento sia quella suggerita da Santa Teresa di Gesù bambino quando nella propria autobiografia ha scritto: “Ah, preghiera e sacrificio formano tutta la mia forza, sono le armi invincibili che Gesù mi ha date, toccano le anime ben più che i discorsi, ne ho fatto esperienza spesso” (Storia di un’anima, 315).
Ecco, dunque, il consiglio molto concreto, quello che può giovare molto a tua moglie, ma giova molto più a te per la santificazione e per i meriti che produce.
È necessario solo passare dalla teoria alla pratica, dalle parole ai fatti. Senza dubbio è l’impresa più ardua, ma anche la più proficua.
Con l’augurio che per seguendo questa strada possa godere del successo ottenuto da Santa Teresa di Gesù bambino, ti benedico e ti accompagno con la preghiera.
Padre Angelo

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