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Quesito

Caro Padre Angelo,
recentemente mi è sotto un dubbio su come aiutare un mio amico. Purtroppo gli è stato diagnosticato un tumore e tra le diverse procedure prima della chemioterapia gli è stato chiesto di fornire (perdoni il termine) il seme per crioconservarlo nel caso in futuro desideri avere figli. Questo sarebbe dovuto al fatto che nel suo caso ci sarebbe un’alta probabilità di danneggiamento del patrimonio genetico (con maggiore rischio di sviluppo di disturbi genetici anche trasmissibili) se non addirittura di infertilità. In questo caso come sarebbe meglio procedere? Sia nel fornire il seme senza peccare sia nella crioconservazione. Dovrebbe accettare il rischio di rimanere sterile? In seguito sarebbe saggio evitare sia pure attraverso metodi naturali di avere figli per non esporli a rischi? Oppure fare le cure e affidarsi a Dio anche per l’eventuale prole? Chiedo tutto questo per poter dare una risposta cristiana e fraterna a questo mio caro amico e per non indurlo io stesso in errore con una cattiva testimonianza. Le chiedo inoltre di pregare per lui perché sia fatta la volontà del Signore e se Egli vuole che un eventuale guarigione sia vincolata alla preghiera la accetti.
Dio la benedica padre Angelo! 

 


 

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. secondo la dottrina cattolica la fecondazione artificiale, anche quella omologa (e cioè con il gamete del marito) che si sostituisce all’atto coniugale, non è mai lecita.
Rimangono sempre piene di luce per potersi orientare le parole di Giovanni XXIII Giovanni XXIII: “La trasmissione della vita umana è affidata dalla natura a un atto personale e cosciente e, come tale, soggetto alle sapientissime leggi di Dio: leggi inviolabili e immutabili che vanno riconosciute e osservate.
Perciò non si possono usare mezzi e seguire metodi che possono essere leciti nella trasmissione della vita delle piante e degli animali” (Mater et Magistra, 204).

2. La generazione dei figli non è frutto semplicemente della fusione di due gameti, ma di un atto personale in cui tutta la persona si raccoglie e si dona: quello dell’intimità coniugale.
In quell’atto c’è la donazione di sé e non soltanto delle proprie capacità riproduttive.
Prima di Giovanni XXIII, Pio XII aveva detto: “Il figlio è il frutto dell’unione coniugale, alla cui pienezza concorrono le funzioni organiche, e le emozioni sensibili che vi sono connesse, l’amore spirituale e disinteressato che le anima; nell’unità di questo atto devono essere inserite le condizioni biologiche della generazione” (Ai partecipanti al II Congresso mondiale della fertilità e della sterilità, 19.5.1956).

3. Giovanni XXIII, oltre a dire che il figlio è frutto di un atto personale, ha aggiunto: “e cosciente”.
Nella fecondazione artificiale, anche in quella omologa, non è presente la coscienza di ambedue i genitori perché non è un atto da loro compiuto, ma è presente di quella dei tecnici.
La donna in quel momento è solo passiva.

4. Da quanto si è detto si può concludere che il figlio non è il prodotto della fusione di due cellule come avviene per le piante, ma della donazione generosa personale e cosciente dei suoi genitori.

5. Frutto di un dono, egli stesso è un dono e come tale va accolto fin dal principio e trattato per tutta la vita.
Non è una cosa di cui i genitori sono proprietari e possono fare quello che vogliono.
E non di rado essi si comportano proprio così perché di fronte ad eventuali malformazioni o handicap ne fanno quello che vogliono fin dal seno materno, e cioè lo sopprimono mediante l’aborto.

6. Non è cosa saggia sostituirsi al Creatore nel trasmettere la vita umana.
Lo Spirito Santo ha detto fin dall’Antico Testamento: “Di ogni cosa perfetta ho visto il limite, solo la tua legge non ha confini” (Sal 119,96).
Anche la scienza ha i suoi limiti. Non sa tutto come Dio.
E ne è prova lampante il progresso stesso della scienza, che – grazie a Dio – è senza sosta e senza fine.

7. La scienza stessa riconosce che i limiti nel bambino generato con la procreazione assistita, oltre ai fallimenti dei vari tentativi di giungere fino ad avere un bambino in braccio, sono molto più numerosi che nelle generazioni per via naturale.
Senza dimenticare che tanti limiti compaiono cammin facendo nel corso della vita.
Già negli anni sessanta del secolo scorso si erano accorti nella zootecnia che i vitelli nati per inseminazione artificiali risultavano sterili.
Per cui è giusto riconoscere umilmente che non possiamo sostituirci a Dio in eventi così grandi quali quelli del concepimento di una persona umana.
Torna a proposito ripetere le espressioni del Salmo: “Di ogni cosa perfetta ho visto il limite, solo la tua legge non ha confini” (Sal 119,96).

8. Infine, dal momento che tanti dicono “ho diritto anch’io ad aver un figlio”, la Chiesa precisa che si ha il diritto come sposi di compiere gli atti che sono ordinati a suscitare la vita.
Ecco il testo in cui la Chiesa ne parla: “Il matrimonio non conferisce agli sposi il diritto ad avere un figlio, ma soltanto il diritto a porre quegli atti che di per sé sono ordinati alla procreazione.
Un vero e proprio diritto al figlio sarebbe contrario alla sua dignità e alla sua natura. Il figlio non è un qualche cosa di dovuto e non può essere considerato come oggetto di proprietà: è piuttosto un dono, ‘il più grande’ (Gaudium et Spes 50) e il più gratuito del matrimonio, ed è testimonianza vivente della donazione reciproca dei suoi genitori”(Donum Vitae II,8).

9. In un altro documento, Dignitas personae, dice: “La Chiesa riconosce la legittimità del desiderio di un figlio, e comprende le sofferenze dei coniugi afflitti da problemi di infertilità.
Tale desiderio non può però venir anteposto alla dignità di ogni vita umana, fino al punto di assumerne il dominio.
Il desiderio di un figlio non può giustificarne la "produzione", così come il desiderio di non avere un figlio già concepito non può giustificarne l’abbandono o la distruzione.
In realtà si ha l’impressione che alcuni ricercatori, privi di ogni riferimento etico e consapevoli delle potenzialità insite nel progresso tecnologico, sembrano cedere alla logica dei soli desideri soggettivi e alla pressione economica, tanto forte in questo campo” (DP 16).

10. In conclusione dì a quel tuo amico che la Chiesa parlando in questo modo non intende mettere limiti alla scienza, ma vuole tutelare il bene più grande delle persone, soprattutto del nascituro.
Non ho toccato il tema della crioconservazione dei gameti su cui ci sarebbe ancora molto da dire sotto il profilo etico.

Assicuro volentieri la mia preghiera per lui e per il suo futuro.
Anche a te auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo