Quesito

Caro Padre Angelo,
sono sposata da 10 anni ed ho un figlio di 9.
Ho desiderato avere un altro figlio, ma mio marito si è sempre opposto, praticando così il coito interrotto.
Ho sempre vissuto molto male il rapporto intimo con mio marito in questa modalità, inizialmente perché mi sentivo usata come oggetto di piacere (lasciandomi tanta amarezza nel cuore) e poi perché sentivo crescere in me una diversa consapevolezza del peccato.
Ho diradato molto l’intimità coniugale perché non la sentivo pulita, al contrario, vivendola come violenza ad una verginità di cuore.
Più volte ne ho parlato in confessione, ma forse l’argomento, per la sua delicatezza, crea fraintendimenti. Molte volte ho acconsentito all’atto per usare carità nei confronti di mio marito.. ed ogni volta mi sento in colpa verso Dio.
Quanto sono responsabile in tutto questo, verso Dio e verso mio marito?
Sono in peccato mortale?
E’ sufficiente confessarsi per rientrare in grazia di Dio?
La ringrazio e La ricordo nella preghiera


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. ti ringrazio anzitutto per la bella testimonianza che ci dai su come molto spesso la moglie viva la contraccezione attuata col coito interrotto: ti senti usata come oggetto di piacere e soprattutto la subisci come violenza ad una verginità di cuore.
Sì, si tratta di una ferita all’autentica intimità: quella per la quale ci si dona in totalità al proprio sposo o alla propria sposa.
In fondo, con altre parole, fai tua l’affermazione del magistero della Chiesa: con la contraccezione quell’atto cessa di esser un atto di autentico amore e stravolge il progetto di Dio sulla sessualità.

2. Di per sé, se si sa già in partenza che l’atto non sarà compiuto secondo il progetto di Dio, ci si dovrebbe rifiutare al coniuge che lo chiede. Qui cessa il cosiddetto debito coniugale.

3. Accettando pro bono pacis quest’atto ci si rende in qualche modo partecipi del peccato.
Il fine (la pace in famiglia) non rende buoni i mezzi cattivi.

4. Come sai, la contraccezione è un’offesa grave alla legge di Dio e pertanto per ricuperare lo stato di grazia è necessaria la confessione sacramentale.
Di per sé non si richiede altro, oltre ovviamente al dispiacere di aver offeso il Signore.

Ti ringrazio del ricordo nella preghiera che ricambio di cuore per te e per la tua famiglia.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo