Quesito

Caro Padre Angelo,
innanzitutto Le faccio i complimenti per le sue risposte, sempre molto chiare ed esaurienti.
Avrei molte cose da chiederle e mi scuso fin da subito se non riuscirò ad essere molto conciso…
Da alcuni mesi ho recuperato, anche in concomitanza con il periodo di Quaresima e della Pasqua, una fede forte e ricca di amore e di speranza, alla quale sono giunto dopo un percorso di riavvicinamento al Cristianesimo che durava, con fasi alterne, da alcuni anni. Ho 33 anni e sebbene quando ero piccolo fossi molto credente e partecipassi sempre alla S. Messa come chierichetto, crescendo pian piano mi sono allontanato sempre di più dalla vita cristiana, sia per motivi "ideologici" (mi stimavo intelligente e così ho iniziato a pensare di non aver bisogno di cose come la religione per capire la vita, la realtà ecc. ma preferivo affidarmi al pensiero scientifico, di cui sopravvalutavo le potenzialità, oppure a ideologie filosofiche di stampo materialistico o idealistico e più in là nel tempo alla psicanalisi…) per i quali ho perso via via la fede abbracciando concezioni edonistiche se non a volte paganizzanti, sia per il peccato, in primis la masturbazione e le immagini pornografiche, con tutto ciò che ne è derivato nella mia vita successiva. In particolare a 18 anni ho iniziato una relazione con una ragazza molto problematica che aveva subìto degli abusi e che mi ha iniziato ai rapporti intimi usati solo per raggiungere un piacere estemporaneo, senza alcuna prospettiva seria di matrimonio e di famiglia, tanto che quando dopo quasi 7 anni ci siamo (inevitabilmente…) lasciati ero ancora più dedito di prima sia alla masturbazione che alla pornografia, arrivando addirittura ad atti impuri "commessi pagando", per usare un eufemismo, che ho già confessato e di cui mi vergogno solo a pensare di averli commessi, e una forma di "dipendenza" dalla masturbazione che solo negli ultimi anni sono riuscito pian piano a sconfiggere e solo nei momenti di riavvicinamento alla fede cristiana. Questo percorso di riavvicinamento a Dio è stato molto lungo e tortuoso, anche se secondo me guidato in qualche modo da Dio stesso che ha fatto sì che la mia vita e i miei interessi andassero verso direzioni che mi hanno svelato con molta precisione in quali modi lo avessi perseguitato con tutti i miei errori e i miei peccati. Infatti sempre in giovane età, complice anche la frequentazione di cattive compagnie e la voglia di assumere un atteggiamento "ribelle", ho commesso altri gravi peccati, bestemmie, atti di vandalismo, dedizione all’alcool ecc.
Ora queste cose appartengono al passato, prego regolarmente il S. Rosario e sono devoto a molti Santi che mi aiutano anche per la mia situazione familiare che, anche a causa dell’invalidità di mio padre, non è sempre molto facile. Tutto ciò mi ha aiutato tantissimo in questi ultimi mesi, Le dico solo che le devozioni a S.Giuseppe, S.Antonio e Santa Rita mi sono indispensabili ogni giorno, e che da quando ho iniziato a pregare regolarmente, a credere in Dio e nella sua Parola (che leggo tutte le sere prima di addormentarmi) e ad andare a Messa la domenica sono riuscito a trovare lavoro contro ogni speranza mia e delle persone che mi circondavano, ero infatti disoccupato o facevo al massimo lavori saltuari da molti anni.
Tuttavia sento ancora dentro di me il peso dei peccati commessi, e nelle ultime confessioni ho confessato solo i peccati commessi di recente e quelli relativi alla perdita della fede, quindi Le chiedo: è necessario che confessi anche i peccati commessi nel periodo in cui sono stato lontano dalla Chiesa e da Gesù per recuperare la Grazia di Dio? Io penso di sì perchè sento che le ferite di tutti questi peccati sono ancora dentro di me e che rischio di ricaderci, anche per la mia difficile situazione personale, se non interviene Gesù che spero con il suo perdono possa guarirmi. Però quello che mi frena è un pò la difficoltà di confessare così tanti e gravi peccati anche molto distanti nel tempo, per questo faccio bene a pregare direttamente lo Spirito Santo perchè mi aiuti a fare una buona confessione? Ho fatto nel frattempo anche alcune comunioni, ma ho sentito che c’era qualcosa che non andava, devo confessarle come comunioni sacrileghe?
La saluto e La ringrazio di cuore, anche per l’aiuto che indirettamente ho ricevuto dalle sue risposte ad altri quesiti. Sia lode sempre a Gesù Cristo nostro Signore e a Maria Santissima!
Giuseppe


Risposta del sacerdote

Caro Giuseppe,
1. venendo subito al nocciolo della domanda è necessario confessare anche i peccati che hai commesso quando vivevi lontano da Dio e dalla Chiesa.
Questi peccati ci sono ancora in te.
Per usare il linguaggio di Santa Caterina da Siena hanno bisogno di essere “espettorati”.
Il sacramento della confessione è certamente il sacramento della misericordia di Dio. Andiamo lì a riceverla. Ne sentiamo il bisogno.
Ma non dobbiamo dimenticare che è anche il sacramento della emendazione della vita. È necessario che le singole ferite vengano medicate. Per questo è stato definito anche “medicina di salvezza”
La prima emendazione consiste nel confessare i nostri peccati.
Sant’Agostino dice che la vergogna che si prova nell’accusare i peccati è la prima forma di espiazione, di emendazione.
La Sacra Scrittura ricorda in molti passi questa esigenza interiore di confessare i peccati (Sal 51,5; Is 59,12; Ez 6,9).

2. Sulla necessità dell’accusa dei peccati ecco che cosa dice Origene, che è uno scrittore ecclesiastico di primo piano del terzo secolo, presenta diversi mezzi per ottenere il perdono di Dio:
“Ma vi è ancora un settimo mezzo di perdono, benché sia duro e penoso: è nella penitenza, quando il peccatore inzuppa il letto di lacrime ed il pianto è il suo pane, giorno e notte, e quando non ha timore di confessare il suo peccato al sacerdote del Signore e cercare così la medicina” (Hom. 2 in Lev. 4).
Egli paragona il peccato ad un alimento indigesto e a un tumore maligno dello stomaco: bisogna cacciare il male, altrimenti conduce alla morte. Allo stesso modo bisogna espellere il peccato: «Quando egli (il peccatore) si accusa e si confessa, sputa il peccato e si purifica da ogni infezione cattiva.
Ora considera bene a chi (si tratta del sacerdote, secondo il passo precedente) devi confessare i peccati. Esamina anzitutto il medico a cui devi esporre la causa della tua infermità; sia un medico che sappia essere malato coi malati; piangere con quelli che piangono; che sia pieno di compassione e di pietà affinché, fidandoti alle parole di lui, che si è rivelato come un medico sperimentato, tu segua il suo consiglio. Se egli vede e decide che la tua malattia è tale che debba essere confessata e guarita davanti a tutta la Chiesa, ciò che sarà forse una edificazione per gli altri e un mezzo di salute per te, (dopo matura riflessione) bisognerà agire secondo il saggio consiglio di questo medico” (Hom. 2 in Ps. 37,6).
A questi tempi era prevista la penitenza pubblica, davanti a tutta la comunità.

3. Sant’Ambrogio, il grande vescovo di Milano del IV secolo, paragona i peccati non confessati alla febbre a all’infezione che se ne stanno nascosti nell’organismo, impedendogli così di guarire: “La febbre, finché è nascosta nell’organismo, non può guarire; ma da quando trapela all’esterno vi è speranza di guarigione; ugualmente l’infezione dei peccati, sino a che rimane nascosta causa un calore bruciante; ma se esce nella confessione, scompare”.
Dice anche che “non soltanto si confessano i peccati, ma si enumerano e si accusano” (In Ps. 37).

4. Vai dunque alla confessione perché quello che il Signore ha iniziato in te lo possa portare a compimento
Accuserai umilmente anche i peccati compiuti nel tempo della lontananza.
Ti sentirai rinnovato e santificato dall’assoluzione del sacerdote che penetrerà fino in fondo alla tua anima.

5. Sono contento anche di quanto mi dici della tua devozione ai Santi, in particolare della devozione a san Giuseppe, a Sant’Antonio e Santa Rita: sei riuscito a trovare lavoro contro ogni tua speranza e contro ogni speranza delle persone che ti circondavano.
Attraverso questo evento il Signore ti ha dato un segno. Tienili sempre cari nella tua vita. Ti assistano sempre e ti accolgano in cielo nell’ora della tua morte.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo