Quesito

Salve Padre Angelo,
è la prima volta che Le scrivo, sebbene sia da molto tempo che seguo la Sua molto interessante rubrica per cui desidero congratularmi molto con Lei.
Trovo qualcosa, per me, non del tutto convincente, sia in quanto asserito dal Pontefice Giovanni Paolo II, sia in quanto asserito da Lei, nella veste di Teologo.
Giovanni Paolo II: "Nell’atto coniugale non è lecito separare artificialmente il significato unitivo dal significato procreativo perché l’uno  e l’altro appartengono alla verità intima dell’atto coniugale: l’uno si attua insieme all’altro, e in certo senso l’uno attraverso l’altro. Quindi l’atto coniugale privo della sua verità interiore, perché privato artificialmente della sua capacità procreativa, cessa di essere atto di amore".
Padre Bellon: "I metodi naturali non sono metodi di contraccezione. Per contraccezione s’intende un atto in cui per volontà umana si spoglia il gesto coniugale della sua intrinseca capacità procreativa".
La mia osservazione: il termine "artificialmente" – usato due volte dal Pontefice va esteso a qualsivoglia oggetto o metodo con il quale intenzionalmente – i due coniugi raggiungono lo scopo – moralmente illecito – di separare "il significato unitivo da quello procreativo": INCLUSO – e qui sta il mio punto – quello relativo al "metodo naturale" con il quale, "con malizia", si raggiunge lo scopo dell’illecita separazione.
Mi sembra di osservare, inoltre, che anche Lei cade nello stesso errore di non riconoscere il fatto che con il metodo cosiddetto ‘‘naturale’, i due coniugi – con maliziosa consapevolezza – raggiungono lo scopo di "SPOGLIARE il gesto coniugale della sua intrinseca capacità procreativa".
A me avviene di osservare – e concludo – che, sia nella dichiarazione del  Pontefice sia nella Sua, si manchi il riconoscimento della scelta pienamente intenzionale dei due coniugi di infrangere la Legge di Dio che – senza ricorrere alla Filosofia o alla Teologia – si può osservare nel mondo degli animali i quali, guidati dall’istinto, esercitano la loro facoltà sessuale SOLO per procreare, questa facoltà scomparendo nel letargo dopo la brevissima stagione degli amori. Anche fra gli animali, la castità – ad esclusione del solo incidente procreativo – REGNA SUPREMA: è la Legge di DIO!!! 
Le chiedo scusa per essermi, forse, troppo dilungato. La ringrazio molto per la Sua cortese attenzione e – se non è troppo chiedere – il Suo gradito riscontro.
jb


Risposta del sacerdote

Carissimo JB.,
1. è vero quanto dici a proposito della sessualità degli animali. Tolta la parentesi procreativa, vivono in castità.
Ma vi è una profonda differenza tra la sessualità degli animali e quella umana.

2. Potrei dire che si manifesta soprattutto su quattro punti.
Il primo: la sessualità per gli animali ha un significato puramente procreativo. In essi la sessualità è esclusivamente ordinata alla conservazione della specie.
Il secondo: l’esercizio della sessualità presso gli animali non dà origine a comunità di vita fra gli individui.
Il terzo: quando giunge per loro il periodo dell’estro l’esercizio della genitalità diventa un bisogno incontenibile.
Il quarto: si può dire che la sessualità fra gli animali sia legata esclusivamente all’istinto.

3. Nelle persone umane la sessualità – pur conservando un intrinseco significato procreativo – presenta alcune caratteristiche.
In primo luogo vediamo che non è legata esclusivamente alla procreazione. Lo si constata in maniera chiara da questo fatto: mentre per gli animali il rapporto sessuale viene fatto col primo che capita, tra le persone invece c’è un clima di attesa della persona con la quale ci si intende.
In secondo luogo l’esercizio della sessualità fra le persone sta a significare la donazione totale di sé. Donazione che diventa esclusiva ed è all’origine di una comunità di vita fra i due e i figli.
In terzo luogo la sessualità viene esercitata non secondo l’estro, a cicli, ma quando la persona lo comanda. Praticamente sempre, indipendentemente dai cicli di fertilità o di infertilità della donna.
In quarto luogo la sessualità nella persona è sganciata dall’istinto ed è radicata nella persona, di cui una caratteristica è la libertà. In forza della libertà la persona umana usa della sessualità quando ne vuole: utitur cum voluerit. E proprio per questo la sessualità viene caricata di valori personalistici.

4. È un discorso analogo a quello che si fa per l’attività nutritiva.
Mangiano e bevono sia gli uomini sia gli animali. Ma mentre per questi ultimi l’attività nutritiva è legata solo al sostentamento di sé, per le persone – senza perdere la finalità nutritiva – viene caricata di valori personalistici.
Per cui ci si invita a pranzo certo per consumare qualcosa e tenersi in piedi, ma soprattutto come segno di amicizia, per condividere un momento di  familiarità, per dialogare, per programmare insieme, ecc…
Una cosa analoga avviene per la sessualità: mentre per gli animali ha un significato puramente procreativo, fra le persone – senza perdere il significato procreativo che le è intrinseco – ne esprime anche altri: quelli legati ai valori personalistici della donazione di sé, della comunione, della condivisione di vita, ecc…

5. Per questo il Magistero della Chiesa ha affermato nel Concilio Vaticano II che la sessualità umana con la connessa facoltà di generare “è meravigliosamente superiore a quanto avviene negli stadi inferiori della vita” (Gaudium et spes, 51).
E con Giovanni Paolo II in Familiaris consortio  dice che la sessualità umana “non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l’intimo nucleo della persona umana come tale” (FC 11).

6. Circa l’ultimo punto: la separazione almeno intenzionale che vi sarebbe tra l’aspetto unitivo e quello procreativo nel ricorso mirato ai periodi non fertili della donna.
È separazione fino ad un certo punto, perché proprio usando i metodi naturali si riconosce e si rispetta la finalità procreativa dell’atto. In tale rispetto vi è in radice l’accettazione dell’eventualità della procreazione, con tutte le sue conseguenze.

Ti saluto, ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo