Quesito

Caro Padre,
vorrei farle una domanda alla quale spero Lei possa rispondere.
Come mai chi subisce una separazione e un eventuale divorzio, se è credente e praticante, deve sentirsi fuori posto nella chiesa se nella sua vita scopre il vero amore sponsale con un altro uomo o altra donna?
Questa è la domanda, ma ora le vorrei esporre la mia esperienza di matrimonio al quale ho creduto ma che non è andato come credevo.
Dopo cinque anni di fidanzamento, 17 di matrimonio e la nascita di due splendide bambine, mio marito ha pensato bene di lasciare la famiglia e andarsene. Se n’è andato, intriso di odio nei miei confronti, come se in tutto questo tempo avesse sopportato chissà quali sofferenze al mio fianco e pensare che ho creduto di avere a fianco un uomo che mi amasse.
Ho lavorato, l’ho sostenuto, ho curato la famiglia, le ragazze sono cresciute serene, tanto è vero che quando se ne è andato vedendo la mia sofferenza mi hanno detto “mamma non è colpa tua”. Certo non l’ho trattenuto anche perchè più volte negli ultimi tempi ho subito parecchie umiliazioni (violenze verbali e a volte ho avuto paura) lui stesso dice ho dovuto andare perché non so che cosa sarebbe potuto succedere.
Forse il mio unico torto è stato conseguire una laurea, un sogno nel cassetto che avevo da anni, accantonato perché c’è stato il fidanzamento poi il matrimonio e la nascita delle figlie, quindi ho rimandato il tutto. Ma nei sei anni della università non ho fatto mancare nulla anche perché studiavo a casa e mi assentavo solo per sostenere gli esami, sempre mettendo al primo posto lui e la famiglia.
Fatto sta che è diventato un mostro, sono stata costretta a cambiare casa, a restituire i mobili regalati al matrimonio alla mamma di lui, e tante altre cose.
Dopo qualche mese si è presentato pentito, o meglio, ho voluto credere che fosse pentito, con la richiesta di collaborare per avvicinare la figlia più grande che non lo voleva più vedere. E così gli ho riapertola porta di casa, poi ha voluto riallacciare con me, ho acconsentito ma sono stata cauta su una nuova convivenza.
Ho detto vediamo come va, io ti voglio bene, ma la convivenza ora è meglio di no, aspettiamo. Troppe implicazioni di carattere materiale e psicologico per me e per le figlie, avevamo appena trovato un nostro nuovo equilibrio e la sofferenza per quanto accaduto non era ancora smaltita, ma mi sembrava la soluzione migliore per continuare questo rapporto famigliare, e sentimentale da ricostruire, pur mantenendo due residenze diverse.
Ma purtroppo, dopo qualche mese, ha smesso di chiamarmi, non mi risponde più al telefono, in pratica mi ha di nuovo scaricato, come se ora, avendo ottenuto la fiducia della prima figlia io non gli servissi più.
In ogni caso ho preso atto di questo, ho preso la mia nuova sofferenza tra le mani, l’ho offerta a nostro Padre, e ho detto fai tu ora, perchè quello che era in mio potere per salvare questo matrimonio l’ho fatto ma non è servito.
Ma se domani trovassi un uomo che sa darmi rispetto, amore, unione, condivisione, comprensione, so che non potrei più accostarmi ai sacramenti, credo anche se non ci fosse una convivenza, e questo se da un lato lo accetto serenamente perché questa e la regola dall’altro mi pongo la domanda: nostro Padre saprà leggere nel mio cuore e capire la sofferenza e perdonare?
Perché di fronte alla chiesa sarò una peccatrice come tante persone che si sono trovate ad affrontare un matrimonio fatto di abusi, e violenze e una volta libere da questo giogo hanno trovato serenità in un altro rapporto.
La fede e la preghiera è la mia compagna è il mio sostegno e lo sarà ma, mi chiedo come mi sentirò, se mi capitasse di innamorarmi di una persona diversa da mio marito, una persona con la quale si potrebbe costruire un’unione basata sull’amore, comprensione, accettazione. ect, come succede a tante persone.
Perché queste persone se hanno un percorso di sofferenza per una separazione o divorzio subito o necessario per l’incolumità psico-fisica si devono sentire condannate e private dell’eucarestia se trovano l’amore condiviso?
Ringrazio per la sua disponibilità alla eventuale lettura di questo racconto sofferto.
Marica


Risposta del sacerdote

Carissima Marica,
1. per poter comprendere l’atteggiamento della Chiesa sui divorziati risposati o conviventi è necessario tenere a mente alcune cose.

2. Innanzitutto è necessario ricordare a che cosa serve l’Eucaristia.
È il sacramento che perfeziona in noi la possibilità di avere gli stessi sentimenti di Cristo.

3. Ora in che modo può perfezionare in noi gli stessi sentimenti di Cristo se si vive in una situazione che è direttamente contraria alla sua volontà?

4. Il Signore ha detto che col matrimonio non si è più due, ma una sola carne e che l’uomo non osi separare quello che Dio ha unito.
Gli sposi sono uniti da Dio per sempre, anche se materialmente vivono separati l’uno dall’altro.
Il Signore ha detto anche chi si separa e sposa un’altra persona commette adulterio (Mc 10,10).

5. C’è dunque un problema di fedeltà a Nostro Signore e alla sua volontà santa e santificatrice.
Fare la Santa Comunione in questo stato è una falsità nei confronti di Nostro Signore. Come si può dire: io e te abbiamo una volontà quando si contraddice col proprio comportamento la sua volontà di non separare quello che Dio ha unito?

6. Che fare in questa situazione?
Devi pregare molto. E questo per due motivi.
Il primo è il più importante: per vivere meglio l’unione col Signore, anche nei misteri dolorosi della sua vita.
Non dobbiamo mai dimenticare che il matrimonio umano è un segno e un richiamo di un altro matrimonio che tutti siamo chiamati a vivere: la sponsalità con Dio. Lui solo può riempire tutte le esigenze del tuo cuore.
In questo momento della tua vita non cercare cisterne screpolate per dissetarti. Non ti disseterebbero mai. Solo Lui basta.

7. Il secondo motivo è il seguente: non possiamo pensare che le virtù stiano in piedi da sole.
Tra le varie virtù c’è anche quella della fedeltà al proprio marito nella buona e nella cattiva sorte.
Adesso è arrivata la cattiva sorte. E sei messa a dura prova e ti viene anche da pensare a che cosa faresti se trovassi un altro uomo…
Allora bisogna pregare incessantemente perché il Signore allontani da noi le tentazioni e ci conservi la fedeltà e la castità. Al termine del Padre nostro non ci ha insegnato a dire “e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male?”.

8. Domani, 11 ottobre, ricorre la memoria del beato papa Giovanni XXIII.
Rileggendo il Giornale dell’Anima (il volume che ha raccolto le sue annotazioni e i suoi propositi di vita spirituale) mi ha colpito l’insistenza del suo ricorso alla preghiera per ottenere da Dio la fedeltà alla purezza.
Ti trascrivo le sue note dell’8 dicembre 1897, quando aveva 16 anni.
8 dicembre, festa dell’immacolata
Convinto, per grazia di Dio e della mia madre Maria, dell’inestimabile tesoro della santa purità e della necessità grandissima che io ne ho, per essere chiamato all’angelico ministero del sacerdozio, a conservare sempre terso questo specchio lucentissimo, in questi santi Esercizi ho formato, coll’approvazione del mio padre spirituale, ed ho proposto di eseguire scrupolosamente questi proponimenti, che io consacro alla Vergine dei vergini per le mani di quei tre angelici giovinetti, Luigi Gonzaga, Stanislao Kostka e Giovanni Berchmans, miei speciali protettori, affinché ella, in vista de’ meriti di questi tre suoi carissimi gigli, me li voglia benedire ed accordarmi la grazia di tradurli in pratica.

Anzitutto intimamente persuaso che la santa purità è grazia di Dio, senza la quale io sono capace solo di violarla, farò anche in questo affare la gran base dell’umiltà, diffidando di me stesso e ponendo ogni mia confidenza in Dio ed in Maria santissima.
Laonde ogni giorno pregherò il Signore per la virtù della santa purità e massimamente mi raccomanderò a lui nella santa comunione, a lui che nell’Eucaristia mi appresta il «frumentum electorum et vinum germinans virgines» (“il frumento degli eletti e il vino che germina i vergini”, Zc 9,17).
Della Regina dei vergini poi sarò tenerissimo; ed oltre ad altre preci che la mia devozione mi suggerirà, applicherò sempre l’ora di prima dell’ufficio, la prima Ave Maria dell’Angelus, la prima posta del rosario per l’acquisto e conservazione della santa purità.
Terrò pure impegnato san Giuseppe, sposo castissimo di Maria, recitando a lui, due volte il dì, l’orazione «O virginum custos», e sarò devoto dei tre santi giovani suddetti, la cui purità mi studierò di trasfondere in me stesso”.

9. Al di là di alcune espressioni arcaiche, tipiche degli scritti della fine ‘‘800, ci commuove l’impegno di questo adolescente per conservare e rendere sempre più bella la virtù della purezza, di cui sentiva di averne bisogno.
Quello che ha fatto Papa Giovanni all’età di 16 anni, siamo chiamati a farlo tutti e sempre in ogni stagione della nostra vita.

Ti saluto cordialmente, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo