Quesito

Caro Padre Angelo,
io e mia moglie siamo sposati da oltre tre anni.
Lei soffre, sin da quando era adolescente, di irregolarità e ritardi nelle mestruazioni, quando non arriva addirittura a rimanere per mesi senza il ciclo.
Pertanto, per diversi anni è stata costretta a prendere la pillola, che l’ha aiutata a regolarizzare il ciclo e a far regredire alcune pericolose cisti che si andavano formando.
Ben presto, il figlio che sognavamo, grazie a Dio, è arrivato.
Ora ha quasi 1 anno e mezzo.
Mia moglie sperava che con l’arrivo di un bimbo – così come era successo a sua madre, che soffre dello stesso problema – il suo ciclo mestruale si regolarizzasse.
Ma purtroppo, così non è stato… Le mestruazioni non arrivavano e – anzi – a partire dalla nascita del piccolo, fino a pochi mesi fa, mia moglie ha sofferto, abbastanza frequentemente, di fortissime e dolorosissime contrazioni alla schiena (molto simili a quelle che aveva sentito durante il parto).
Siamo andati dal ginecologo, per una visita di controllo (una volta era addirittura svenuta dal male…) e ci ha confermato che quelle contrazioni non erano soltanto il normale ri-assestamento dell’equilibrio fisico femminile dopo il parto, ma – specie a tanta distanza di tempo dal parto – sono soprattutto la reazione “violenta” dell’organismo di mia moglie, che non riusciva a “sfociare” in un ciclo regolare.
Deve sapere che nel frattempo, (quando ancora il bimbo aveva pochi mesi di vita) ci eravamo rivolti ad un’insegnante di Metodi Naturali “Billings”, per la regolazione della fertilità, per apprendere insieme questa pratica che la Chiesa stessa indica come rispettosa della Vita e degli insegnamenti del magistero.
Tuttavia, basandosi questo Metodo proprio sulla regolarità del ciclo, ben presto – purtroppo – abbiamo dovuto abbandonare anche questa prospettiva…
Ora mia moglie ha dovuto ricominciare a prendere la pillola, per tornare a regolarizzare il ciclo, anche in vista di un altro figlio, che speriamo di poter avere un domani non troppo remoto (… ci stiamo già pensando).
Che dovremmo fare? L’uso della pillola è consentito?
RingraziandoLa per la sua attenzione e disponibilità, La saluto con grande stima e amicizia, augurandole un sereno Natale nel Signore Gesù.
M.


Risposta del sacerdote

Carissimo M.,
1. il vostro problema era già stato preso in considerazione da Pio XII, il quale, a un mese dalla morte in un discorso pronunciato al VII convegno internazionale di ematologia (12 sett. 1958), aveva distinto a proposito della pillola tra uso terapeutico e uso anticoncezionale, sostenendo la liceità dell’uso terapeutico in base al principio delle azioni a duplice effetto: il bene inteso e voluto, il male solo permesso perché non è possibile impedirlo.
Nel vostro caso non vi è alcuna volontà contraccettiva. Tua moglie prende la pillola proprio per regolarizzare il ciclo, ridurre le cisti ovariche e avere un altro bambino.

2. Solo la dissociazione volontaria tra l’aspetto unitivo e l’aspetto procreativo degli atti coniugali contraddice la totale donazione dei coniugi.
Così facendo, i coniugi falsificano l’intimo linguaggio del gesto sessuale e contraddicono il disegno di Dio sulla sessualità e la sua santa volontà.

3. Voi invece non volete in nessuna maniera contraddire il disegno di Dio sul rapporto coniugale e intendete donarvi in totalità.
Ma proprio perché questo dono in totalità porti frutto (il bambino) è necessario che tua moglie venga curata con un medicamento che nei suoi effetti impedisce temporaneamente l’ovulazione.
L’impedimento dell’ovulazione non è direttamente voluto, è solo sopportato.
Nel vostro caso l’obiettivo diretto dell’assunzione della pillola è chiaramente terapeutico. Non volete affatto contraddire il disegno di Dio.

4. Fatte queste premesse, si comprende l’insegnamento di Pio XII, il quale nel discorso menzionato si chiedeva: “È lecito sospendere l’ovulazione per mezzo di pillole usate come rimedi alle reazioni esagerate dell’utero e dell’organismo, sebbene questo medicamento, impedendo l’ovulazione, renda anche impossibile la fecondazione? È ciò permesso alla donna maritata, la quale malgrado questa sterilità momentanea, desideri avere rapporti col proprio marito?”
E rispondeva col seguente insegnamento: “La risposta dipende dall’intenzione della persona. Se la donna prende questo medicamento, non in vista di impedire il concepimento, ma unicamente su consiglio del medico, come rimedio per una malattia dell’utero e dell’organismo, essa provoca una sterilizzazione indiretta, che è permessa secondo il principio generale delle azioni a duplice effetto.
Ma si provoca una sterilizzazione diretta, e perciò illecita, quando si arresta l’ovulazione per preservare l’utero e l’organismo dalle conseguenze di una gravidanza, che esso non può sopportare”.

5. Come vedi, tua moglie prende la pillola unicamente su consiglio del medico, come rimedio per una malattia dell’utero e dell’organismo. Essa allora provoca una sterilizzazione indiretta, che è permessa secondo il principio generale delle azioni a duplice effetto.

6. Anche Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae ha affermato che “la chiesa non ritiene affatto illecito l’uso dei mezzi terapeutici necessari per curare malattie dell’organismo, anche se ne risultasse un impedimento, pur previsto, alla procreazione, purché tale impedimento non sia, per qualsiasi motivo, direttamente voluto” (HV 15).

7. Penso che questa risposta possa essere un bel dono di Natale che vi manda il Signore.

Ricambio i graditi auguri, li ricambio per te, per tua moglie, per il bambino che già hai e per quelli che avrai con una cordiale preghiera e con la mia benedizione.

Padre Angelo