Quesito

Salve padre,
sono una ragazza di … anni, ad agosto mi sono sposata in chiesa.
Sono sempre stata credente e anche praticante anche se non in maniera assidua…avrei una domanda da farle.
Prima di sposarmi mi sarei dovuta confessare ma non so perchè mi è passato di mente e il giorno del matrimonio ho trovato la chiesa chiusa e non sapendo dove andare ho detto tanti atti di dolore e mi sono sposata prendendo la comunione.
Sono nel peccato lo so e questa cosa mi sta facendo veramente male…
vorrei confessarmi ma ho paura di avere una brutta reazione del prete!
Ci sono conseguenze per il matrimonio?
La ringrazio in anticipo e le chiedo di dirmi cosa fare perché questo pensiero mi sta distruggendo


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. prima del matrimonio si richiede la confessione.
È necessario celebrarlo in grazia di Dio essendo un sacramento dato per incrementare la vita di unione col Signore.

2. Se uno non si confessa prima del matrimonio ed è privo dello stato di grazia celebra un valido matrimonio, ma commette un sacrilegio e non gli viene comunicata né la grazia santificante né la grazia sacramentale.

3. Se una persona, dopo aver celebrato il matrimonio in questa condizione, si pente e si confessa, ricupera sia la grazia santificante sia la grazia sacramentale.

4. Mi dici che sei sempre stata credente e praticante, anche se non in maniera assidua.
Il fatto che non sei stata assidua, fa pensare alla mancata santificazione delle feste. E già questo, se non vi sono motivi gravi per non andare a Messa, costituisce un peccato grave.
Forse poi ci possono essere stati anche altri peccati gravi.
In ogni caso, supponiamo che tu ti trovassi priva della grazia per la presenza di peccati gravi.

5. A questo punto, sebbene in ritardo, hai cercato un confessore e non l’hai trovato e ormai eri nella necessità di sposarti.

6. Mi dici che hai detto molti atti di dolore.
Ebbene questi atti di dolore, se sono motivati dal dispiacere di aver offeso Dio, riportano in grazia ancor prima della confessione.
È dottrina della Chiesa che un atto di contrizione (dolore) perfetta dona la grazia santificante.
La contrizione è perfetta quando ci si dispiace non solo per aver perso la grazia, ma soprattutto perché si è offeso Dio.
E tu questo l’hai ripetuto molte volte dicendo: “e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e  degno di essere amato sopra ogni cosa”.

7. Ma la contrizione, per essere perfetta, include almeno implicitamente anche il proposito di confessarsi perché il Signore ha legato la remissione dei peccati al sacramento della confessione. Ha detto infatti: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati” (Gv 20,23).

8. Pertanto, per quanto attiene alla celebrazione del sacramento del matrimonio, dal momento che hai recitato molti atti di dolore non hai commesso sacrilegio e hai celebrato il sacramento in stato di grazia.
Rimane comunque il dovere della confessione.

9. Ma c’è anche un altro problema, perché nella celebrazione del matrimonio hai fatto la Santa Comunione.
E tu saprai che per fare una buona Comunione si richiedono tre cose: essere in grazia di Dio, sapere e pensare chi si va a ricevere ed essere digiuni da un’ora.

10. Per ricevere la Santa Comunione non è sufficiente lo grazia ricuperato con un atto di contrizione perfetta, ma si richiede anche la Confessione sacramentale.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: «Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla comunione»(CCC n. 1385).
Giovanni Paolo II nell’Enciclica Ecclesia de Eucharistia ha affermato: “Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell’apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, «si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale»” (Ecclesia de Eucharistia 36).

11. Anche il canone 916 del Codice di Diritto canonico dice: “Colui che è consapevole di essere in peccato grave, non celebri la Messa né comunichi al corpo e al sangue del Signore senza premettere la confessione sacramentale”.
Tuttavia il Codice aggiunge questa eccezione: “a meno che non vi sia una ragione grave e manchi l’opportunità di confessarsi; nel qual caso si ricordi che è tenuto a porre un atto di contrizione perfetta, che include il proposito di confessarsi quanto prima”.

12. Nel tuo caso avevi cercato il confessore (c’era dunque la buona volontà), ma ormai mancava l’opportunità di confessarsi.
E probabilmente c’era la ragione grave di fare la Santa Comunione perché il Parroco sarebbe venuto lì con la pisside per darti la Comunione, i fotografi sarebbero stati pronti per scattare l’immagine e tu avresti dovuto dire: no, non sono pronta. La cosa non sarebbe passata inosservata e avrebbe suscitato qualche sconcerto.

13. Senza conoscere il canone 916, tu l’hai messo in pratica. Per cui non solo non hai celebrato in maniera sacrilega il matrimonio, ma neanche hai fatto un sacrilegio ricevendo la Comunione.

14. Avresti fatto male invece a fare la Santa Comunione in seguito, perché non eri confessata. Ma questo non l’hai fatto.

14. Rimane l’obbligo della confessione, che tu dovevi fare al più presto.
Ormai è passato del tempo. È passato anche il Natale.
Ma questo obbligo rimane.
Tu, a questo punto, temi la reazione del sacerdote.
Io ti dico: non temerla, perché esponendogli la vicenda come l’hai esposta a me, capirà tutto. Ti tratterà bene e ti darà l’assoluzione.
Così finalmente potrai fare la Santa Comunione con maggiore serenità.
Questa Comunione ben fatta porterà tanti frutto nella tua vita e nel tuo matrimonio, perché in quel momento il Signore viene per mettersi a nostra totale disposizione.

Ti saluto, ti porgo gli auguri per un felice e fruttuoso matrimonio, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo