Quesito

Salve,
sono Angelo.
Le scrivo per chiederLe se può presentarmi la figura del frate cooperatore nell’ordine e nella società.
Nella mia vita ho sempre avuto il fascino per una vita religiosa.
Rimane nel mio cuore la spiritualità francescana in quanto nasco da quella, e quella domenicana per la voglia di istruirsi e istruire.
Provo attrazione per molti stili religiosi, specie per questi ultimi due.
Avendo letto molte delle risposte che Lei offre con metodo "certosino" (per citare un altro ordine), chiedo a Lei di darmi questa risposta.
La saluto e ringrazio per il tempo che vorrà dedicare a tale risposta.
Angelo


Risposta del sacerdote

Caro Angelo,
1. San Domenico fin dall’inizio ha voluto che accanto ai frati chierici vi fossero i frati cooperatori (ai quei tempi chiamati “conversi”).
In genere si trattava di buone persone non preparate per lo studio ma che volevano cooperare in molte maniere all’attività dei sacerdoti per la predicazione e la salvezza delle anime.
I frati cooperatori sono presenti sin dall’inizio dell’Ordine.
Il primo è un certo fra Oderico. Di lui non si sa niente, all’infuori della sua zona di provenienza, la Normandia.
 Fu mandato a Parigi insieme col fratello di san Domenico (il beato Mannes) e altri frati per fondarvi un  convento e stabilirvi la presenza domenicana.
Il silenzio che avvolge questo primo frate cooperatore sembra emblematico dell’umiltà e dell’operosità nascosta e silenziosa di questi frati.

2. San Domenico avrebbe desiderato dare quasi tutti gli incarichi conventuali ai frati conversi perché i loro confratelli sacerdoti si dedicassero pienamente allo studio, alla preghiera, alla predicazione e alla salvezza delle anime.
Questo suo desiderio è attestato dalla deposizione di fra Giovanni di Navarra al processo di canonizzazione: “E affinché i Frati si dedicassero maggiormente allo studio e alla predicazione, il predetto Fra Domenico avrebbe voluto che i conversi del suo Ordine, pur essendo digiuni di studi, nell’amministrazione e nel governo delle cose temporali fossero preposti ai Frati che avevano studiato; ma i Frati chierici non accettarono che i conversi comandassero loro, per paura che non capitasse ad essi quello che era successo ai monaci di Grandmont per colpa dei loro conversi”, che lasciarono i sacerdoti alla fame tanto che dovette intervenire a loro difesa il Papa e il re.
Questo è uno dei pochi casi in cui i primi frati si opposero al pensiero di San Domenico.
Ma al di là di questa sua idea, i frati cooperatori fin dall’inizio sono presenti nei conventi e li sostengono nel medesimo modo in cui i pilastri nascosti in un sotterraneo tengono in piedi tutto l’edificio.

3. Le costituzioni dei domenicani mettono in evidenza che i frati cooperatori partecipano della grazia e della santificazione del ministero dei loro confratelli sacerdoti  (Costituzioni, 1,6).
Certamente il Signore li deve benedire molto perché essi dedicano la loro vita alla predicazione e alla santificazione dei fedeli.
Non predicano direttamente come fanno i loro confratelli sacerdoti né celebrano la Messa né assolvono i peccati.
Ma di fatto aiutano molto questi loro confratelli esonerandoli da quelle opere di carattere materiali che impedirebbero loro di dedicarsi pienamente al loro ministero.
Chi non vede nella loro cooperazione qualcosa di quello che hanno fatto i sette diaconi nei confronti degli apostoli, i quali hanno potuto dedicarsi al ministero della parola e alla preghiera.
Quanta santificazione scende nella Chiesa perché alcune persone si sono consacrate a Dio con tanto di voti perché la predicazione dei loro confratelli sia più persuasiva e più efficace!
Questa è la missione dei frati cooperatori. E Dio, proprio per questa grande carità, li benedice e li santifica largamente.

4. I frati cooperatori tra i domenicani sono religiosi alla pari dei frati chierici, con tanto di voti (povertà, castità e obbedienza) e di voce attiva nelle varie elezioni.
Fanno il noviziato insieme con i confratelli chierici e, fatta la professione, continuano la loro formazione cristiana secondo un itinerario proprio.
Il loro abito religioso è identico a quello dei chierici. Fino al 1965 si distinguevano fra tutti perché sopra la tonaca bianca, stretta ai fianchi con una cintura da cui pende il Rosario, indossavano uno scapolare e un cappuccio nero, anziché bianco, come quello dei chierici.
Nella iconografia classica sono rappresentati così. Il motivo del color nero molto probabilmente era dovuto alle loro attività pratiche per cui facilmente si sarebbe sporcato.

5. Circa la loro formazione le Costituzioni scrivono: “Siccome per lo più i frati cooperatori hanno inclinazioni diverse e possono esercitare
la loro attività in molti modi, bisogna dare a ognuno una preparazione consona alle proprie
capacità, tenendo conto delle necessità della Chiesa e dell’Ordine nella regione in cui si
trovano” (Costituzioni, 219,2).

6. Sulla loro cooperazione all’apostolato le Costituzioni ricordano che essa si esplica certamente “con il loro
lavoro, per mezzo quale provvedono alle necessità dei conventi, ma anche con il ministero
propriamente detto, sia cooperando con i presbiteri, sia esercitando un’attività apostolica
adatta loro indole” (Costituzioni, 100,2).

7. Ecco, in breve, la vocazione del frate cooperatore nell’Ordine domenicano.
Mi piace sottolineare che diversi di questi frati hanno raggiunto vertici di santità così grande da essere annoverati ufficialmente tra i beati e i santi. Tra questi San Martin de Porres (3 novembre) patrono dell’America latina, San Giovanni Macias (18 settembre), il beato Giacomo da Ulma (11 ottorbre) e il beato Simone Ballacchi di Rimini (5 novembre) e molti altri il cui nome è inclusi tra i “compagni martiri”.
In una successiva email vorrò tornare su alcune figure caratteristiche di questi frati cooperatori.

8. Prima di concludere mi piace ricordare la bella figura di un frate cooperatore spagnolo, fra Mattia della Pace, morto nel 1531, che per trent’anni fece da cuoco nella cucina nel convento di San Esteban di Salamanc in Spagna.
In quel periodo insegnavano o si stavano formando in quel convento i più grandi teologi tomisti.
Quando morì i frati lo vollero seppellire nella sala capitolare con i maestri in teologia e i prelati dell’ordine.
Con questo gesto vollero rendere omaggio ad un uomo santo che svolgendo il proprio dovere aveva permesso ai frati di dedicarsi liberamente ai loro libri e al loro insegnamento.
Essi erano consapevoli che fra Mattia della Pace aveva onorato il servizio della Parola nel medesimo modo in cui lo onorarono i diaconi istituiti dagli Apostoli nella Chiesa di Gerusalemme.

Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di metterne in risalto la loro vocazione e la loro missione che, come avrai potuto notare, è preziosissima non solo per l’Ordine di San Domenico, ma soprattutto per la salvezza eterna di tante anime.
Ti ricordo al Signore invocando l’intercessione di tutti i frati cooperatori che si trovano in cielo e ti benedico.
Padre Angelo