Quesito

Reverendo Padre Angelo,
Mi chiamo Federica e sono una laureanda in Archeologia Medievale all’Università degli Studi di Salerno; faccio parte della Veritatis Splendor, un’associazione culturale che ha tra i suoi interessi principali la filosofia medievale (in particolare San Tommaso).
Sia per l’Università sia per l’associazione sto compiendo una ricerca sulla donna nel Medioevo, e devo dire che ciò è per me motivo di non poca confusione. Alcuni studi (come quelli di Régine Pernoud, e in parte di Franco Cardini) affermano che la donna ha vissuto un’isola felice in mezzo a due epoche maschiliste, l’Antichità e il Rinascimento; altri (in testa Georges Duby e Jacques Le Goff) affermano come presupposto che l’inferiorità della donna fosse allora considerata normale e naturale perfino per le donne stesse, con tutto quel che ne consegue. A chi credere?
Ma ancora più confusione mi viene dall’atteggiamento dei Padri e dei Dottori della Chiesa, ed è su quest’ultimo punto in particolare che un chiarimento mi sarebbe preziosissimo. A cominciare da San Paolo, il quale prima dice che “l’uomo è la testa della donna” e che essa si può salvare solo con la maternità, e poi “come la donna viene dall’uomo anche l’uomo nasce dalla donna”. I Padri del Deserto, poi, quando parlano delle donne, non risparmiano davvero nulla in senso negativo. San Basilio considera la donna pari all’uomo in tutto e per tutto, San Girolamo sembra riprendere la VI satira di Giovenale.
Ma è soprattutto l’atteggiamento di alcuni tra i più grandi cervelli del Medioevo propriamente detto che mi lascia perplessa: nel XII secolo con Ugo di San Vittore, San Bernardo di Chiaravalle, nonché Pietro Lombardo si trovano affermazioni bellissime in proposito (stupendo il “nec domina nec ancilla sed socia), e c’è la straordinaria figura di Santa Ildegarda di Bingen, ma come si spiegano gli attacchi alla donna da parte della scuola cluniacense?
Nel XIII secolo, poi, Regìne Pernoud nota che ha luogo un irrigidimento nei confronti della donna da parte delle gerarchie ecclesiastiche, e ne ravvisa la causa nella riscoperta del diritto romano. Ho trovato inoltre delle omelie (anonime) che non sono per niente tenere nei confronti delle donne (soprattutto delle mogli), e dei commenti su Eva e sulla sua nascita che mi hanno lasciata sconcertata (per esempio quello di Eva come un “ripensamento” di Dio il cui unico scopo è quello di tenere compagnia all’uomo).
Avrei poi una domanda a proposito di San Tommaso d’Aquino: cosa significa quel mas occasionatus con cui definisce la donna? E non è in contraddizione con ciò che dice a proposito della donna tolta dalla costola proprio perché fosse pari all’uomo?
Mi perdoni se mi sono dilungata troppo e se sono stata un po’ troppo pasticciona nell’esporre (purtroppo sono solo una studentessa ventiduenne).
Spero in una sua risposta e la ringrazio tanto in anticipo.
Federica


Risposta del sacerdote

Cara Federica,
1. la considerazione per la donna non è univoca nella storia della Chiesa.
Accanto alle affermazioni di principio, che la mettono senza dubbio sulla medesima linea della dignità dell’uomo, vi sono state delle discriminazioni, dovute principalmente al clima culturale che il cristianesimo ha ereditato dalle culture precedenti, soprattutto da quella greco-romana.
Tuttavia, a dispetto delle discriminazioni, la Chiesa ha sempre difeso la dignità e la vocazione della donna.
Il solo fatto che in ogni tempo abbia annoverato nell’albo dei santi e dei martiri tante donne, vergini o di madri di famiglia, è già di per sé eloquente.
Annoverare nell’albo dei santi significa proporre queste persone a modello di vita per tutti, maschi compresi, e a supplicarne la potente intercessione davanti a Dio.
Inoltre, in ogni epoca, le donne hanno partecipato alla missione apostolica della Chiesa, hanno trasmesso la fede e sono state testimoni di Cristo e del suo vangelo.
Alcune di esse, rompendo gli argini della cultura del tempo, hanno inciso profondamente nella vita della chiesa e della società. Si pensi a santa Caterina da Siena, a Santa Giovanna d’Arco e a santa Teresa di Gesù.

2. L’affermazione per cui la donna sarebbe un uomo mancato (mas occasionatus) è di Aristotele (De generatione et corruptione 2,3) e San Tommaso la riporta nella prima parte della Somma teologica, alle questioni 92 e 99.
Va ricordato che Aristotele nel Medio evo era ritenuto non solo uno dei tanti filosofi della natura, ma il filosofo della natura per antonomasia. Impossibile quindi contraddirlo.
Ma questa affermazione di Aristotele è insostenibile e perfino puerile: la donna sarebbe un maschio mancato perché anatomicamente le mancherebbe qualcosa.
Aristotele non poteva sapere che la donna concorre alla generazione di una persona nello stesso modo di quanto vi concorra l’uomo.
Solo nel 1827 von Baer scoprirà che la donna interviene nella generazione di un nuovo essere umano nella medesima porzione del maschio.
Prima si pensava che solo il maschio fosse capace di generare e che la donna offrisse semplicemente il terreno di coltura.
Che qualcuno nascesse maschio e qualche altro femmina lo si attribuiva ad uno sforzo della natura: per la generazione del maschio la natura compie il suo corso perfetto, mentre nella generazione della donna la natura si arresterebbe prima. E concludevano dicendo che la donna sarebbe un uomo al quale manca qualcosa.
Non si poteva sapere che quest’eventualità dipendesse dall’incrocio del cromosoma maschile y o x con quello femminile (x).

3. San Tommaso non contraddice Aristotele e sta alla sua “autorevole” affermazione. E tuttavia fa una precisazione importante.
Dice che “la femmina è un essere difettoso e manchevole” per quanto riguarda un aspetto accidentale della natura (parla di “natura particolare”). “Infatti la virtù attiva racchiusa nel seme del maschio tende a produrre un essere perfetto simile a sé, di sesso maschile, e il fatto che ne derivi una femmina può dipendere dalla debolezza della virtù attiva, o da una indisposizione della materia, o da una trasmutazione causata dal di fuori, p. es. dai venti australi, che sono umidi, come dice il Filosofo (De gen. animal. 4, 21).
Invece rispetto alla dignità della persona (parla di “natura nella sua universalità”) “la femmina non è un essere mancato, ma è espressamente voluto da Dio in ordine alla generazione” (Somma teologica, I, 92, 1, ad 1).
Nella questione 99 afferma che “la diversità dei sessi rientra nella perfezione della natura umana” (Somma teologica, I, 99, 2, ad 1).

4. Come vedi, San Tommaso, pur condizionato da Aristotele e senza osare contraddirlo (sarebbe stato da presuntuosi a quei tempi), ha accettato la sua affermazione solo a metà. E senza dubbio, se avesse avuto le conoscenze che possediamo noi, non avrebbe accettato neanche quella.
Indubbiamente è stato il cristianesimo a impedire a san Tommaso di rimanere bloccato dall’affermazione aristotelica. I filosofi arabi, a lui anteriori, concorderanno con Aristotele nel ritenere la donna come un maschio mancato e in tutto inferiore all’uomo.
San Tommaso aveva davanti agli occhi la testimonianza di tante sante donne che nella perfezione della vita cristiana avevano da dire molto a tutti.
Tra queste innanzitutto la Beata Vergine Maria.
Ma mi piace ricordare la sua particolare devozione anche a sant’Agnese, di cui portava sempre con sé una sua reliquia.

Ecco dunque ristabilita un pochino la verità delle cose.
Ti porgo i più cordiali auguri per il tuo lavoro, che senza dubbio risulterà molto utile.
Ti prometto un ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo