Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un ragazzo omosessuale di … anni, che cerca di conciliare le sue scelte di vita con una grande fede che Dio gli ha dato.
Non ho mai cercato di indorarmi la pillola dicendo a me stesso che l’amore è comunque amore, o cose di questo genere, io sono un grande peccatore, vivo con un uomo e nello stesso tempo prego molto e ho una vita spirituale intensa, questo mi provoca un’enorme sofferenza, come se in me convivessero due entità che non possono convivere, ma che non ho la forza, la volontà, il coraggio di cambiare.
Sono estremamente convinto che il percorso che porterebbe la mia persona ad un pò di pace, sia quello della castità, cosa che stando insieme ad un ragazzo e vivendo nella stessa casa, non è oggettivamente possibile, ma di fronte al fatto di andarmene e cambiare la mia vita, mi si erge di fronte un muro di dubbi, incertezze, dolori ed oggettivi impedimenti pratici, da una parte la carne, il demonio, mi tenta e mi fa cadere sempre più in basso, i lacci con cui mi tiene a sé sono per mia responsabilità, molto forti e difficili da spezzare, quindi rischio continuamente di cadere nella disperazione pensando che per me non ci sia salvezza, ma non riesco nemmeno a fare questo perchè Dio mi dona sempre la Grazia di pensare che Lui invece mi ama.
Ho un Padre spirituale che mi segue da molti anni, e occasionalmente mi confesso anche dai sacerdoti della mia parrocchia, tutti mi danno l’assoluzione e mi invitano a fare la comunione, nonostante sappiano perfettamente la mia condizione di vita, io però ho sempre il dubbio atroce di non poter fare la comunione perchè la mia condizione di convivenza è una scelta di vita, anche se la metto in dubbio e mi fa stare male, e quindi un’ipocrisia la mia Comunione, ho sempre paura di commettere sacrilegio e non mi sento mai sereno fino in fondo, questo tarlo mi divora anche nei rari momenti di pace dopo la Santa Confessione.
Cosa devo fare? Io mi vedo come in uno specchio, la mia iniquità la vedo tutta perfettamente e mi fa malissimo.
Mi aiuti Lei a capire, la prego, mi aiuti a uscire da questo tormento.
Grazie in anticipo per la risposta e per la pazienza nella lettura.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. i sacerdoti ti assolvono perché ti vedono dispiaciuto e pentito.
In questo pentimento pare anche a me di intravedere la volontà di vivere in maniera casta.

2. Ma, come constati da te stesso, la convivenza di qualunque tipo costituisce un’occasione prossima di peccato.
Nell’atto di dolore ci si propone di fuggire le occasioni prossime di peccato.
Di fatto però tu non le fuggi e hai la volontà di rimanerci dentro.

3. Certo la cosa migliore sarebbe quella di sciogliere la convivenza. Dice il Signore: “A che serve guadagnare il mondo intero se poi si perde la propria anima?” (Mc 8,36).
E daresti anche una bella e pubblica testimonianza di vita cristiana.
Mentre di fatto con la convivenza omosessuale dai ai fratelli nella fede e soprattutto ai ragazzi e ai giovani una controtestimonianza.

4. Sono convinto che gli atti sessuali fra persone dello stesso sesso non sono atti di autentico amore.
Contraddicono infatti la natura della sessualità che è intrinsecamente strutturata per incontrarsi con l’altro sesso e per una finalità obiettiva ben precisa che è quella di mettere concretamente una persona in atteggiamento di donazione e di immolazione di sé.
Di fatto contraddicono il sapientissimo disegno del Creatore e ne costituiscono una palese perversione.
Inoltre gli atti omosessuali sono atti esplosivi di libidine che devastano interiormente una persona e ne radicano la dipendenza.
Sicché il Magistero della Chiesa nella dichiarazione della Congregazione per la dottrina della fede Persona humana dice che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e che, in nessun caso, possono ricevere una qualche approvazione” (n. 8).

5. In un altro documento (Homosexualitatis problema) il Magistero precisa ulteriormente: “Come accade per ogni altro disordine morale, l’attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità, perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio” (HP 7).
Come constata un autore di teologia morale “pochi omosessuali, forse nessuno, sono realmente in pace con la loro perversione, stando il fatto che la strada della gratificazione è instabile e incompleta e che il grado di gratificazione nella perversione è sempre limitato.
Il fatto della colpa inconscia si fa largamente luce in molti di questi individui” (K. Pesche, Teologia morale, p. 577).
Sottolineo la motivazione che porta: “stando il fatto che la strada della gratificazione è instabile e incompleta”.

6. La gratificazione è completa solo quando la donazione di sé è totale.
Ed è totale solo quando è aperta alla fioritura dell’amore stesso nella generazione e nell’educazione dei figli.
Proprio perché manca questa gratificazione avverti un malessere profondo che non ti lascia in pace con te stesso. Scrivi infatti: “Io mi vedo come in uno specchio, la mia iniquità la vedo tutta perfettamente e mi fa malissimo”.
Sono convinto che se per assurdo la Chiesa ti dicesse: “No, non badare a queste cose e vivi serenamente in pace la tua omosessualità” avvertiresti ugualmente la ribellione interiore della coscienza. È la ribellione della natura.

7. Il Magistero dice ancora: “Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l’omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico” (HP 7).
Difende la libertà”: tu avverti invece che la pratica omosessuale ti incatena.
Scrivi: “ma di fronte al fatto di andarmene e cambiare la mia vita, mi si erge di fronte un muro di dubbi, incertezze, dolori ed oggettivi impedimenti pratici, da una parte la carne, il demonio, mi tenta e mi fa cadere sempre più in basso, i lacci con cui mi tiene a sé sono per mia responsabilità, molto forti e difficili da spezzare”.

8. Allora proprio per difendere “la libertà e la dignità” della tua persona la strada che ti si apre è quella della castità.
La puoi percorrere facendo evolvere la convivenza omosessuale in amicizia.
Per essere amici non è necessario convivere, soprattutto se la convivenza costituisce un’insidia.

9. Il Signore, che ti sta vicino, ti ha già fatto capire che questa è la strada da percorrere: “Sono estremamente convinto che il percorso che porterebbe la mia persona ad un pò di pace sia quello della castità, cosa che stando insieme ad un ragazzo e vivendo nella stessa casa, non è oggettivamente possibile”.
È la strada che il Signore ha fatto intravedere a Sant’Agostino quando si trovava in una situazione di convivenza, con tanto di figlio.
Ecco la sua testimonianza nella quale per alcune versi ti puoi ritrovare pienamente: “Mi trattenevano miserie di miserie e vanità di vanità, mie antiche amicizie, che mi scuotevano la veste di carne e mormoravano piano: ‘E ci lasci? E da questo momento non saremo con te più mai? E da questo momento non ti sarà lecito questo e quello più mai?’. E quali cose mi suggerivano in quell’espressione: ‘questo e quello’, quali cose suggerivano, Dio mio! (…).
Ma da quella parte, dove tenevo rivolta la faccia e trepidavo di fare il passo, mi si mostrava la casta bellezza della continenza, serena e pudicamente lieta, invitandomi con tratto onesto ad andare senza dubbi, stendendo per accogliermi ed abbracciarmi le pie mani tra una folla di buoni esempi; fanciulli e fanciulle, giovani molti e gente d’ogni età, vedove austere e vergini anziane; ed era in tutti la stessa purezza non sterile, ma feconda madre di figli della gioia a Te sposo, o Signore. E mi faceva un sorriso d’incoraggiamento come per dirmi: ‘E tu non riuscirai a fare quello che hanno fatto questi e queste? Forse che questi e queste ne hanno la forza in se stessi e non piuttosto nel Signore loro Dio?’ (…). Tale era il combattimento che si svolgeva nel mio cuore: me contro me” (s. agostino, Confessioni, VIII, 11).

9. “Fanciulli e fanciulle, giovani molti e gente d’ogni età, vedove austere e vergini anziane”: ebbene non puoi esserci anche tu fra questi?
Con la forza che ti viene dalla grazia di Dio e sostenuto dall’esempio e dall’aiuto celeste di tanti che nella storia cristiana hanno compiuto atti eroici di castità per amore del Signore, anche tu puoi fare questo passo.
E potrai dire con Sant’Agostino: “Che soavità subito provai nell’esser privo di quelle vane dolcezze che prima avevo paura di perdere e ora mi era gioia lasciare!
Eri Tu che le allontanavi da me, Tu vera e somma dolcezza; le allontanavi e invece loro entravi Tu più dolce di ogni voluttà non per la carne e il sangue, Tu più luminoso d’ogni luce, ma più interiore d’ogni segreto, Tu più sublime d’ogni grandezza, non per quelli, però, che sono sublimi in se stessi.
Già il mio animo era libero dalle dolorose preoccupazioni dell’ambizione, del guadagno e dalla scabbia delle passioni, inquiete e pruriginose. Balbettavo le prime parole a Te, mia luce e ricchezza, mia salvezza, Signore Dio mio” (Ib., IX, 1).

10. Ti assicuro la mia preghiera perché tu possa compiere questo passo.
Sarà decisivo per la tua vita che sarà così riempita dalla presenza di Dio, di colui che è “la vera e somma dolcezza”, di colui che “più dolce di ogni voluttà non per la carne e il sangue”, “più luminoso d’ogni luce, ma più interiore d’ogni segreto”.
E sarà di grande testimonianza all’interno della comunità in chi vivi.

Ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo